Quando guardare le stelle aiuta l’uomo nella ricerca di Dio

da Avvenire, 1 luglio 2009

Quando guardare le stelle aiuta l’uomo nella ricerca di Dio

L’anno dell’astronomia è un’occasione per riflettere sul contributo che tanti religiosi hanno dato allo sviluppo di questa disciplina

di Vito Magno

«Due cose al mondo hanno sempre suscitato in me lo stupore: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me».

Probabilmente Immanuel Kant, grande filosofo della scienza, stabilendo che fossero incise sulla sua lapide sepolcrale queste parole, intese coniugare l’armonia dell’universo con l’armonia interiore dell’uomo; un invito anche a scoprire Dio e il suo dialogo d’amore con l’uomo e l’universo.

A quattrocento anni da quando Galileo puntò il suo cannocchiale verso il cielo, mentre si moltiplicano celebrazioni e convegni, non è secondario considerare l’astronomia come strumento che può avvicinare a Dio e collocare in una giusta dimensione la vita, le speranze, i problemi dell’uomo, tanto più che la scienza esercita oggi un profondo impatto sulla nostra cultura, grazie alla maggiore capacità divulgativa dei risultati delle ricerche. Solo un secolo fa a stento conoscevamo l’esistenza della nostra Galassia, la Via Lattea; ora sappiamo che l’Universo è popolato da centinaia di miliardi di galassie. All’inizio del 1900 si studiava il cielo usando solo telescopi ottici e lastre fotografiche: oggi si osserva l’Universo dalla terra e dallo spazio in tutte le frequenze, dalle onde radio ai raggi gamma. L’Universo, dunque, meta di un viaggio verso regioni remotissime e ancora sconosciute e «luogo» immaginifico, terreno ideale in cui interrogarsi sull’origine dell’uomo, esemplificato in quell’ «altro pianeta» da «Il piccolo principe» di Antoine de Saint Exupéry.

Una delle finalità dell’anno dedicato all’astronomia è anche il recupero della capacità naturale di guardare le stelle; se essa si perde si indebolisce la ricerca di Dio.

«E quinci uscimmo a riveder le stelle»; così canta Dante nella «Divina commedia», uscendo dall’inferno! Nel tentativo di avvicinare gli uomini a Dio, converrebbe fare più attenzione all’astronomia da parte degli operatori pastorali, spesso interrogati dai giovani sulla creazione e sul posto che in essa sono chiamati a occupare. Per la Chiesa l’astronomia non è stata mai un terreno sconosciuto; una lunga sequenza di figure religiose si lega a progressi e innovazioni scientifiche pacificamente acquisite dal sapere universale.

Sant’Alberto Magno si interessava di scienza, cercando di aprire il sapere cristiano alle acquisizioni intellettuali di Greci e Arabi, in una sintesi rispettosa della teologia tradizionale cattolica. Dubbia l’attribuzione che a lui si fa di uno Speculum astronomiae, in ogni caso un’eco dell’interesse del santo per gli studi astronomici. A Gregorio XIII – coadiuvato dal gesuita Cristoforo Clavio, docente di matematica al Collegio Romano e amico di Galileo – dobbiamo la riforma del nostro calendario nel 1582. San Pio X si dilettava nella costruzione di orologi solari.

Esempio meno noto è quello del gesuita argentino Buenaventura Suárez (1700­1750), che nelle ‘riduzioni’ del Paraguay, in particolare in quella dei Santi Cosma e Damiano, aveva allestito un vero e proprio osservatorio astronomico nel mezzo della foresta tropicale, con strumenti che si era fatto portare dall’Europa e altre apparecchiature costruite grazie all’aiuto dei guaraní, riuscendo a compiere osservazioni e costruire delle tabelle astronomiche. Un secolo dopo il suo più famoso confratello Angelo Secchi fonda la spettroscopia astronomica. Una trentina di crateri della luna portano i nomi di antichi astronomi gesuiti. Un asteroide del sistema solare è stato intitolato a padre George Coyne, ex direttore della Specola Vaticana. Importante anche il contributo di padre O’Connell all’individuazione del «raggio verde». Degna pure di considerazione la passione per l’astronomia di Pio XII che, durante i suoi soggiorni a Castel Gandolfo, spesso saliva alla Specola per contemplare il cielo stellato, non come un qualsiasi ammiratore, ma con competenza riconosciuta dagli studiosi dell’epoca.

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