Il gesuita che inventò l’astrofisica

da L’Osservatore Romano, 21  novembre 2008

Il gesuita che inventò l’astrofisica

Padre Angelo Secchi e il primo meridiano d’Italia

di Tullio Aebischer

Roma è un tesoro di arte e custodisce vestigia antichissime, ma meno conosciuto è l’aspetto di città dedita alla scienza, e in particolare astronomica e geodetica. Sin dal XVII secolo sui palazzi delle famiglie nobili e sui conventi c’erano luoghi di osservazione del cielo, le specole. Uno di questi, la Torre dei Venti, si trova ancora oggi sui Palazzi Apostolici e fu resa famosa dalle prime discussioni sulla riforma del calendario di Papa Gregorio XIII.

In questa attività è da porre in risalto il ruolo del Collegio romano che, diretto dai gesuiti sin dal XVI secolo, ben presto divenne un centro molto importante degli studi sia naturali che matematici. Lì iniziarono le osservazioni sopra la chiesa di Sant’Ignazio fino alla costruzione della Torre Calandrelli (XVIII secolo e periodo di soppressione della Compagnia) e poi con un osservatorio realizzato da padre Angelo Secchi (1818-1878), scienziato di fama mondiale e fondatore dell’astrofisica con i suoi lavori sulla classificazione delle stelle. Oggi, dopo anni di abbandono e un lungo restauro, gli spogli locali dell’osservatorio potrebbero essere di nuovo visitabili.

Nato a Reggio Emilia, dopo il noviziato padre Secchi insegnò fisica a Loreto e fu ordinato nel 1847. A causa dei moti romani andò in Inghilterra e poi negli Stati Uniti dove insegnò alla Georgetown University e iniziò lo studio dell’astronomia. Nel 1849 ritornò a Roma e l’anno successivo divenne direttore dell’osservatorio astronomico del Collegio romano. Si interessò di meteorologia, geofisica e idraulica divenendo membro di varie accademie. Dopo il 1870 fu l’unico religioso a proseguire la sua attività grazie alla sua fama e alla stima del nuovo Governo italiano. Il 2008, centonovantesimo anniversario dalla sua nascita, ha segnato la riscoperta del suo lavoro nel tessuto urbano di Roma; per rendere fruibile questo patrimonio nascosto, da alcuni anni si è proposto l'”Itinerario geodetico per Roma”.

Questo progetto iniziò nel 2005 con una mostra presso la Casanatense che ai tempi del padre domenicano Audiffredi (nel XVIII secolo) fu una delle prime biblioteche aperte agli studiosi e il vicino convento della Minerva fu sede di una specola. Nel 2006 un’altra mostra, presso lo Studium Urbis, volle schedare i punti di questo itinerario.

Nel contempo si iniziò la rivalutazione del primo meridiano d’Italia che fino all’avvento del moderno sistema di localizzazione Gps – Global positioning system – segnò sulla cartografia nazionale l’origine delle longitudini italiane, allo stesso modo che il più famoso meridiano di Greenwich è origine di quelle mondiali.

La storia del primo meridiano d’Italia inizia nel 1862 quando la Prussia decise di misurare la lunghezza del meridiano centrale europeo per continuare gli studi che da due secoli si svolgevano sulla forma della Terra. La posizione dello Stato Pontificio permise di partecipare a questa grande operazione internazionale per la quale fu incaricato proprio padre Secchi, che decise di spostare il punto fondamentale della cartografia pontificia dalla cupola di San Pietro al vicino monte Mario per una migliore visuale. Agli inizi del 1870 sul nuovo punto fondamentale fu costruita una torre alta dodici metri, ma i successivi eventi bellici bloccarono i lavori che furono continuati dall’Istituto geografico militare adottando i risultati già conseguiti. Per cui dallo studio della forma della Terra, la torre su monte Mario (oggi è visibile in zona militare una ricostruzione del 1882) divenne l’origine del sistema cartografico dell’Italia unificata. Nacque così il primo meridiano d’Italia.

A ricordo dell’impresa geodetica, sono stati dipinti lungo il meridiano 39 medaglioni sui marciapiedi di Roma; si è resa visibile una linea che molti vedono disegnata sugli atlanti, ma che attraversano inconsapevolmente ogni giorno. Con questo spirito si è proposto un gemellaggio tra i tre meridiani europei di Greenwich, Parigi e Roma.

Un’altra importante operazione, la misura di una base geodetica, fu eseguita da padre Secchi a metà del xix secolo lungo la via Appia antica, dal Mausoleo di Cecilia Metella alla torre delle Frattocchie. La base, misura molto precisa della distanza tra due punti, è anch’essa utile per il disegno della cartografia di un territorio e seguì una simile operazione di padre Boscovich (metà XVIII secolo) per evidenziare la forma della Terra lungo la penisola italiana.
Per lo studio di questo monumento geodetico immerso tra i monumenti romani si è proposto il progetto “Un secolo di geodesia lungo la via Appia antica” che vuole rendere nota con visite guidate la valenza scientifica di uno dei più grandi parchi archeologici del mondo.

In questa operazione geodetica padre Secchi eseguì le misure con tecniche originali rispetto all’epoca tanto da concludere i rilievi sul terreno, per una lunghezza di dodici chilometri, in meno di quattro mesi. Anche in questo caso la misura fu talmente accurata che i risultati furono adottati dai topografi italiani per raccordare la vecchia cartografia pontificia a quella nuova relazionando il caposaldo iniziale della base con la torre a monte Mario.

© L’Osservatore Romano – 21 novembre 2008

Leave a Reply