Chi l’ha detto che i medievali pensavano che la Terra fosse piatta ?

da L’Osservatore Romano, 27 novembre 2008

Chi l’ha detto che i medievali pensavano che la Terra fosse piatta ?

I Padri della Chiesa e la visione del mondo prima di Tolomeo

Pubblichiamo la parte iniziale di uno degli interventi tenuti nel convegno “Leggere i Padri tra passato e presente:  continuità delle memorie e supporti digitali” che si è svolto a Cremona. L’incontro è stato un’occasione di riflessione e di confronto sul tema della tradizione patristica greca e latina fra medioevo e rinascimento.

di Agostino Paravicini Bagliani

Secondo un’opinione ancor oggi diffusa, l’Occidente medievale avrebbe creduto che la terra non aveva la forma di una sfera ma di un disco piatto e circolare. Accogliendo l’idea di una terra piatta, l’Europa medievale avrebbe abbandonato una delle più importanti concezioni cosmografiche e geografiche dell’antichità classica, che aveva trovato le sue più alte riflessioni teoriche nelle opere di un Cratete di Mallo o del grande geografo Tolomeo. Il rifiuto della sfericità della terra sarebbe uno dei tanti elementi dell’oscurantismo del medioevo, e una vera e propria discriminante tra medioevo e Rinascimento. I progressi della scienza geografica astronomica greca si sarebbero perduti sull’altare di una cosmologia teologica di stampo cristiano; la sfericità della terra sarebbe stata condannata nel medioevo perché contraria al dogma dell’unicità del genere umano o per altre ragioni.

Viceversa, la sfericità avrebbe riguadagnato terreno nel corso del rinascimento italiano, grazie all’introduzione in Occidente della Geografia di Tolomeo (all’inizio del XV secolo), alle grandi scoperte nautiche e ai viaggi di Cristoforo Colombo. Il medioevo costituirebbe una sorta di “vasta parentesi da Tolomeo a Tolomeo”, dal secolo d’oro dell’Impero romano alla rinascita intellettuale dell’epoca delle grandi scoperte.
A diffondere queste tesi, i manuali scolastici dell’Ottocento hanno svolto un ruolo determinante, in Italia e altrove. Essi riprendevano le grandi storie generali di quel periodo, relative alla storia della geografia, della cartografia e delle scienze naturali. Ma ciò che è storiograficamente ancora più curioso è che la tesi secondo cui la progressiva affermazione di una delle più importanti trasformazioni mentali del Rinascimento – la nascita della concezione del “globo terraqueo” – si sarebbe imposta contro le tradizionali concezioni cosmologiche del medioevo ostili alla sfericità della terra, è stata avanzata ancora qualche anno fa in un volume pubblicato dalla prestigiosa collana degli Annales di Parigi.

Il passaggio de la terre plate au globe terrestre per riprendere il titolo dell’opera, costituirebbe persino una mutazione epistemologica del medioevo verso la modernità:  “Durante tutto il medioevo, dal xii al XV secolo, spiriti sottili hanno tentato con diverse arguzie di elaborare sintesi per tentare di conciliare il mito biblico della terra piatta con l’idea greca di una terra rotonda:  piatta a livello dell’ecumene abitabile, sferica soltanto a livello dell’astronomia. Alla fine del XV secolo questo fragile edificio, coerente in apparenza, si è infranto. L’esperienza della navigazione iberica, dall’Atlantico al di là dell’equatore, ha spezzato un’immagine rassicurante, alla quale ci si era abituati da tre secoli”.

Ora, ciò che mi interessa mettere in evidenza è che l’argomentazione del Randles – e più in generale di coloro che fin dall’Ottocento hanno messo in circolazione il mito della credenza medievale alla non sfericità della terra – si basano essenzialmente sulle celebri affermazioni di Lattanzio (250-317), che contengono la più categorica condanna della concezione sferica della terra. Come è noto, nelle Divinae institutiones, l’apologeta cristiano aveva sferrato un’acerba polemica contro “coloro che pensano che vi sono antipodi”, i quali “hanno immaginato che il cielo era rotondo […] e che anche la terra era rotonda come una palla, e che se il cielo è rotondo, anche la terra doveva essere rotonda” (Divinae institutiones, 3, 24).

Il mito di un medioevo ciecamente favorevole a una concezione della terra non sferica appare in opere di alto livello storiografico (vi si riferiva ad esempio Aaron Jakolewitsch Gurjewitsch), anche se in questi ultimi decenni il problema è stato affrontato criticamente da numerosi specialisti della geografia medievale che hanno dimostrato la sua infondatezza. Sono studi che hanno condotto a conclusioni radicalmente opposte a quelle cui si riferiva la tradizione ripresa dal Randles.

Già all’inizio degli anni Settanta del Novecento, lo storico americano della scienza medievale Edward Grant affermava:  “Contrariamente a un moderno errore popolare, per il quale prima della scoperta di Cristoforo Colombo si sarebbe pensato che la terra fosse piatta, non si conoscono flat-earthers di una qualsiasi importanza nell’Occidente latino (medievale)”.
E come ha ricordato più recentemente Patrick Gautier Dalché:  “Non vi è nessun testo latino medievale che sostenga che la terra è un disco piatto”.

Testi di questo genere non esistono anche perché, come è ben noto, Lattanzio fu riscoperto soltanto nel Quattrocento e non ha potuto quindi nutrire una discussione medievale in proposito. E quando fu riscoperto, non riuscì a convincere uomini di scienza come Copernico, che nella sua lettera dedicatoria al De revolutionibus, considerò “infantili” le opinioni di Lattanzio sulla forma della terra. Lattanzio impressionò però gli umanisti per le sue altissime qualità letterarie. Lorenzo Valla ne elogiò la qualità ciceroniana del suo stile.

Una forte opposizione alla teoria della sfericità della terra fu enunciata nel vi secolo da un Alessandrino nestoriano, Cosma Indicopleuste. Nella sua Topografia cristiana, Cosma polemizza con la cosmologia pagana, proponendo di considerare l’universo (cielo e terra) non come una sfera ma come un tabernacolo, di larghezza due volte superiore all’altezza.

Elaborando questa sua curiosa concezione cosmologica in aperta rottura con la cultura classica, Cosma infierisce contro i sostenitori della concezione di una terra come sfera e contro coloro che credono agli antipodi (4, 30-31), tentando in ogni modo di rendere ridicola la loro visione del mondo.
La Topografia cristiana di Cosma Indicopleuste conobbe un certo successo in Oriente e all’interno del mondo bizantino, ma è errato affermare, come è stato fatto, che tale opera abbia influenzato profondamente le concezioni geografiche dell’Occidente latino medievale:  nel medioevo latino, essa, infatti, non fu né letta né tradotta.

Se non si può ricorrere né a Lattanzio né a Cosma Indicopleuste per confermare la leggenda moderna della credenza medievale alla non sfericità della terra, ciò non elimina affatto il problema di una possibile influenza dei Padri della Chiesa sulle concezioni cartografiche e della visione del mondo. Il problema va però trasferito dalla non sfericità della terra alla questione degli antipodi, un problema a proposito del quale le affermazioni di sant’Agostino hanno esercitato una millenaria influenza fino al tardo Quattrocento.

Nel De civitate Dei, sant’Agostino non aveva messo in dubbio la sfericità della terra in quanto tale, ma aveva dichiarato che credere che esistessero persone che vivevano agli antipodi della terra corrispondeva a una “favola” (16, 9).

Anche l’unico testo medievale che sembrava poter confermare la credenza medievale alla non sfericità della terra riguarda di fatto soltanto la questione degli antipodi, di chiaro stampo agostiniano. Si tratta di una lettera di papa Zaccaria (741-752) al duca di Baviera, nella quale il pontefice risponde a una denuncia di Bonifacio contro l’irlandese Virgilio (+784), suo rivale per il titolo di vescovo di Salisburgo. In questa lettera, Virgilio viene definito sostenitore di una concezione cosmologica “perversa e iniqua”, “contro Dio e la sua anima”, poiché asseriva che “esiste un altro mondo e altri uomini sotto terra, ossia il sole e la luna”. Per questa ragione egli sarebbe stato privato “dell’onore sacerdotale dal concilio”.

Le affermazioni di papa Zaccaria sono state oggetto di numerosi commenti, perché sembravano fornire la prova di una condanna pontificia della sfericità della terra. Ma un’analisi più accurata ha permesso al Gautier Dalché di dimostrare che ciò che era in gioco non era affatto la concezione di una terra sferica, ma l’idea che uomini o popoli potessero vivere al di là della zona equatoriale, ossia “agli antipodi”. La discendenza di Adamo era unica e non avrebbe potuto espandersi al di là della zona torrida equatoriale, priva di vita. Sempre secondo il Gautier Dalché, noi non sappiamo se Virgilio fu processato, né tanto meno se fu condannato. Di un suo viaggio a Roma, in relazione con le accuse di Bonifacio, non si hanno notizie, anzi alla morte di Bonifacio, Virgilio fu nominato vescovo di Salisburgo, e dopo il 748 non sembra che egli sia stato oggetto di accuse.

Al contrario, Alcuino lo elogia quale egregius praesul meritis et moribus almus e vir pius et prudens, nulli pietate secundus. E alcuni secoli dopo, nel 1233, Virgilio fu persino canonizzato, il che significa che né a Salisburgo né a Roma era rimasta traccia di un qualsiasi sospetto di eresia.

© L’Osservatore Romano

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