Non solo Galileo. Costantino Sigismondi

Intervista al Prof. Costantino Sigismondi

Oggi il Cardinale Vicario Agostino Vallini ha celebrato la Messa a Santa Maria degli Angeli, luogo simbolo dell’astronomia per la sua Meridiana, e ha espresso il suo augurio per l’Anno dell’Astronomia …

Sì, l’anno dell’astronomia è stato ufficialmente aperto giovedi scorso a Parigi, e oggi è una opportunità per parlare anche di questo argomento. Proprio qui in Basilica è in corso la mostra “Galileo Divin Uomo”, sui testi che ci mostrano come Galileo oltre ad essere scienziato fosse anche credente. L’anno dell’astronomia prende spunto dai 400 anni trascorsi dalle prime osservazioni di Galileo al telescopio, ed è stata proprio l’Italia a proporre di celebrare questa ricorrenza. E a Santa Maria degli Angeli abbiamo anche una importante testimonianza della storia dell’astronomia e di un suo grande studioso.

Si riferisce a Francesco Bianchini, lo scienziato che per incarico di Papa Clemente XI Albani ha realizzato la grande meridiana solare all’interno della Basilica ?

Certo, Bianchini è un esempio, uno studioso che conobbe anche Newton nel suo viaggio in Inghilterra, e con lui si scambiarono libri e dati.
Lo stesso Newton aveva scritto in una famosa lettera che si era elevato “sulle spalle di giganti” per poter arrivare a vedere più lontano di coloro che lo avevano preceduto, ammettendo quindi di essere depositario di un enorme tesoro di conoscenze, senza le quali ogni progresso sarebbe stato impensabile.
Tra i giganti menzionati da Newton vi era certamente Galileo, però anche se Galileo si è distinto in modo eccellente dai suoi contemporanei, io rifuggirei ogni forma di catalogazione netta quale “Galileo è il padre della scienza moderna”, perché sembrerebbe intendere che prima di lui non vi sia stato nulla di di simile…
Il 2009 è ad esempio anche il quarto centenario della “Astronomia Nova” di Keplero, il testo che svela l’orbita ellittica dei pianeti attorno al Sole (che di questa ellisse occupa un fuoco); un testo basato sull’analisi dei dati di Tycho Brahe, rilevati fino a dieci anni prima dell’invenzione del telescopio. E lo stesso Tycho era cosciente del proprio ruolo innovatore: aveva pubblicato la “Astronomia Instaurata”, dove aveva concepito il suo osservatorio proprio come un moderno istituto di ricerca, dotato dei migliori strumenti possibili.

Una lezione che anche Clemente XI aveva capito..

Sì, Clemente XI fu eletto papa mentre l’anno 1700 volgeva al termine. Quello era stato il primo anno secolare non bisestile in accordo con la riforma promulgata da Gregorio XIII, ed il dibattito in ambiente scientifico sulla bontà di quella riforma era piuttosto vivo. Clemente come gesto del suo pontificato volle finanziare la costruzione di questa grande meridiana a camera oscura. E’ quindi un enorme telescopio solare senza lenti, capace di localizzare la posizione del centro del Sole nel cielo con una precisione di un secondo d’arco.

Cosa significa in termini pratici ?

Per esemplificare è come individuare la posizione di una monetina da un eurocent a due chilometri di distanza. Neanche i moderni teodoliti a lettura ottica riescono –con una sola operazione di misura- ad ottenere questa precisione su una scala angolare di 47 gradi, quanti cioè ne copre il Sole nel cielo di mezzogiorno dal solstizio invernale a quello estivo.
E’ stato emozionante in questi anni comprendere che ci trovavamo davanti ad uno strumento che era stato realmente concepito per questo genere di misure ultraprecise, con una stabilità garantita nei secoli a venire.
Mi spiego meglio: tutte queste cose erano note teoricamente, ma restava un dubbio… sembrava impossibile che con un simile telescopio senza lenti, si potesse conseguire una precisione migliore dei telescopi a lenti, che dopo Galileo avevano conosciuto progressi molto sensibili, passando al doppietto acromatico per ridurre le aberrazioni cromatiche e, negli ultimi decenni, all’ottica attiva ed adattativa per sconfiggere il seeing atmosferico. E invece la configurazione ottica straordinariamente semplice di questo telescopio garantisce lo stesso profilo di intensità lungo tutto il bordo dell’immagine solare, per cui il centro può essere individuato semplicemente facendo la media dei bordi, e con estrema precisione.

Quindi è giusto includere anche Bianchini tra i giganti del passato ?

Certamente, oggi più che mai l’astronomia è una scienza che si basa su lavori di équipe, senza la collaborazione di molti non è possibile, o è molto difficile ottenere risultati significativi. Mentre nell’immaginario popolare e nell’iconografia dei media sembra persistere ancora l’idea dello scienziato solitario, isolato nella sua torre d’avorio.
Senza nulla togliere alla grandezza di un Einstein, la sua teoria della Relatività si è basata ad esempio anche sui dati osservativi del perielio di Mercurio che arretrava inspiegabilmente di 43 secondi d’arco per secolo. E si può capire che finché gli astronomi, coloro che erano incaricati di fare le osservazioni migliori, non avevano superato le difficoltà osservative per distinguere così piccole quantità angolari… ogni teoria che prevedeva effetti più piccoli della migliore precisione strumentale possibile era possibile perché non falsificabile.
Fu per questo che Harlow Shapley, l’astronomo americano che studiò la struttura della nostra galassia nella prima metà del novecento, ebbe a dire “le teorie vanno e vengono, ma una buona osservazione resta per sempre”. E Bianchini, e molti altri come lui, sono stati degli esempi di astronomi che hanno dedicato il proprio genio a migliorie strumentali e soluzioni tecniche capaci di fornire l’osservazione migliore possibile.

Una linea questa che lei segue all’interno dei suoi corsi, penso ad esempio alla recente osservazione dell’occultazione di Venere nel dicembre scorso

Certo, anche durante l’occultazione, quando la Luna si interposta tra la terra e il pianeta Venere “spegnendone” la luce gradatamente, abbiamo cercato di registrare l’evento con la maggior cura e precisione possibile, a 60 fotogrammi per secondo. Quante informazioni possiamo ricavare da un video del genere? Sicuramente più di quante pensassimo, e se questo video è stato registrato con le accuratezze necessarie per una buona osservazione, potrà restare utile per molti studenti che si avvicinano per la prima volta all’astrometria di precisione.

Quale sarà la sua prossima iniziativa ?

Stiamo preparando con la biblioteca Vallicelliana una serie di incontri dedicati gli studenti della scuola media e superiore. “Astronomia Nova e muoni”, il 17 marzo, dove metteremo a confronto Keplero con la moderna osservazione dei muoni cosmici che attraversano persino le montagne, ed una giornata, il 12 febbraio, dedicata a Clavio, il padre Gesuita che insegnò astronomia al Collegio Romano nei 45 anni che precedettero le prime osservazioni di Galileo, e che influenzò questa scienza sia nella riforma gregoriana del Calendario, sia nell’incontro con l’astronomia cinese, attraverso il centro di irradiazione di Lisbona da cui partivano le navi per l’oriente.

Allora per questo anno dell’astronomia potremmo ipotizzare “non solo Galileo” ?

Esattamente, non per sminuire l’importanza di Galileo, ma per mettere nella giusta luce chi come lui ha cercato di migliorare il proprio strumento per ottenere risultati migliori, chi come lui ha pubblicato i propri risultati anche a costo di avere tutta la comunità accademica contro, chi come lui ha vissuto con naturalezza la sua vocazione di scienziato e quella di credente.

Paolo Centofanti, Direttore SRM Science and Religion in Media

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