Per il prof. Nicola Cabibbo “la meccanica quantistica è il campo ideale in cui dialogare con i teologi”

Per il Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, la scienza non rappresenta la certezza, ma “cerca di adattarsi a ciò che scopre di volta in volta, poggiando le certezze sempre su nuove basi”; lo scienziato quindi “non è chi fornisce le vere risposte, ma chi pone le vere domande: il contrario del teologo”. Questa è forse una delle differenze principali tra scienza e teologia. Nella mancanza di certezza, “quello che per la fede potrebbe essere una voragine, per la scienza è spazio vuoto da esplorare”.

Oggi però le teorie della meccanica quantistica hanno aperto nuovi spazi comuni di dialogo e di analisi, per scienziati, filosofi e teologi: “quantistica e origine e destino dell’Universo – spiega Cabibbo – sono misteri che stimolano la ricerca, non la frustrano”.

Difficili però da affrontare e da interpretare, come sottolineava il cardinale Christoph Schönborn (arcivescovo di Vienna) nella sua lettera al New York Times, “passata alla storia per la critica al neodarwinismo”, e in cui Schönborn “accennava anche alle ‘bizzarrie’ della quantistica”.

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