Abitare la terra secondo giustizia

da L’Osservatore Romano, 21 maggio 2009


Abitare la terra secondo giustizia

I vescovi italiani in occasione della quarta Giornata per la salvaguardia del creato

Roma, 20. “Il clima è un bene che va protetto”, occorre, pertanto “un profondo rinnovamento del nostro modo di vivere e dell’economia” perché “l’impegno per la tutela della stabilità climatica è questione che coinvolge l’intera famiglia umana”. Questo, in estrema sintesi, il senso del messaggio diffuso dalla Chiesa in Italia in occasione della quarta Giornata per la salvaguardia del creato che si celebrerà il primo settembre di quest’anno. Nel documento, le Commissioni episcopali per i problemi sociali e del lavoro e per l’ecumenismo e il dialogo della Conferenza episcopale italiana (Cei), propongono all’attenzione delle comunità ecclesiali il rinnovato impegno e l’attenzione per quel bene indispensabile alla vita di tutti che è l’aria.

I presuli infatti invitano a riflettere sulla necessità di respirare aria più pulita e sul contributo personale e comunitario perché ciò avvenga; e ancora esortano a interrogarsi sull’eventualità che gli elementi naturali possano dar luogo a catastrofi, ma soprattutto – sottolineano – “guardiamo a essi con il cuore colmo di lode a Dio, riscopriamo, anzi, in essi le sue stesse orme, secondo l’indicazione dell’episodio biblico di Elia sull’Oreb:  egli incontra Dio non nel vento impetuoso e gagliardo, né nel terremoto né nel fuoco, ma nel vento leggero”. Occorre guardare – affermano i vescovi della Cei – alle realtà del creato “con quella purezza di cuore, invocata da Gesù nelle beatitudini, che giunge a vedere i doni di Dio in ogni luogo, anche nei gigli del campo e negli uccelli dell’aria”.

Viviamo – affermano i presuli – in un mondo contrassegnato dal peccato e nel contempo già redento e avviato a un processo di trasformazione, “finché un giorno, da Colui che fa nuove tutte le cose ci sarà dato un cielo nuovo e una terra nuova”.
La crisi ecologica appare come un momento di questo processo:  è conseguenza del peccato se la rete delle relazioni con il creato appare lacerata e se gli effetti sul cambiamento climatico sono innegabili, se proprio l’aria – così necessaria per la vita – è inquinata da varie emissioni, in particolare da quelle dei cosiddetti “gas serra”. “Se, però, prendiamo coscienza del peccato, che nasce da un rapporto sbagliato con il creato, siamo chiamati – si legge nel documento – alla “conversione ecologica”, secondo l’espressione di Giovanni Paolo ii”.

Ricordando che il Compendio della dottrina sociale della Chiesa segnala la necessità di considerare i rapporti tra l’attività umana e i cambiamenti climatici che, data la loro estrema complessità, devono essere opportunamente e costantemente seguiti a livello scientifico, politico e giuridico, nazionale e internazionale, i vescovi sottolineano:  “Il clima è un bene che va protetto e richiede che, nei loro comportamenti, i consumatori e gli operatori di attività industriali sviluppino un maggior senso di responsabilità”. Il principio di precauzione ricorda che – anche laddove la certezza scientifica non fosse completa – l’ampiezza e la gravità delle possibili conseguenze (molte  delle  quali  si stanno già manifestando)  richiedono un’azione incisiva.

Una tempestiva riduzione delle emissioni di “gas serra” è, dunque, una precauzione necessaria a tutela delle generazioni future, ma anche “di quei poveri della terra, che già ora patiscono gli effetti dei mutamenti climatici”.

Occorre, dunque, un “profondo rinnovamento del nostro modo di vivere e dell’economia, cercando di risparmiare energia con una maggiore sobrietà nei consumi, per esempio nell’uso di automezzi e nel riscaldamento degli edifici, ottimizzando l’uso dell’energia stessa – a partire dalla progettazione degli edifici stessi – e valorizzando le energie pulite e rinnovabili”.

Padre Benedetto XVI – ricordano i presuli – ha richiamato a uno stile di vita più essenziale, come espressione di “una disciplina fatta anche di rinunce, una disciplina del riconoscimento degli altri, ai quali il creato appartiene tanto quanto a noi che più facilmente possiamo disporne; una disciplina della responsabilità nei riguardi del futuro degli altri e del nostro stesso futuro”. L’impegno per la tutela della stabilità climatica – ribadiscono i vescovi della Cei – “è questione che coinvolge l’intera famiglia umana in una responsabilità comune, che pone anche una grave questione di giustizia:  a sopportarne maggiormente le conseguenze sono spesso le popolazioni a cui è meno imputabile il mutamento climatico”.

Neppure il peso della crisi economico-finanziaria che investe l’intera comunità internazionale può esonerare – conclude il messaggio per la quarta Giornata della salvaguardia del creato – da una “collaborazione lungimirante per individuare e attivare misure efficaci a garantire la stabilità climatica:  è un passaggio cruciale per verificare la disponibilità della famiglia umana ad abitare la terra secondo giustizia”.

© L’Osservatore Romano

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