I vescovi degli Stati Uniti su ricerca e obiezione di coscienza

da L’Osservatore Romano, 24 maggio 2009


I vescovi degli Stati Uniti su ricerca e obiezione di coscienza

I limiti inderogabili del dialogo sui temi etici con la Casa Bianca e con il Congresso

di Marco Bellizi

Il presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, il cardinale Francis Eugene George, arcivescovo di Chicago, esorta il presidente Barack Obama a tradurre in pratica quanto ha affermato recentemente riguardo alla difesa del diritto all’obiezione di coscienza per gli operatori sanitari. Obiezione – ricorda il cardinale – nella quale rientra anche il diritto a non finanziare l’aborto con le tasse pagate allo Stato.

Obama, intervenendo presso la University of Notre Dame di South Bend, in Indiana, ha assicurato che il diritto all’obiezione, finora previsto dalla legge, continuerà a essere riconosciuto. La questione è rilevante, in quanto alla luce dei provvedimenti presi dalla nuova amministrazione in materia etica, molti operatori sanitari si potrebbero trovare di fronte alla necessità di dover prestare servizi moralmente non condivisi.

Il cardinale George, in una dichiarazione resa pubblica dalla Conferenza episcopale, ha espresso gratitudine per le affermazioni fatte da Obama sulla necessità di “onorare la coscienza di quanti non sono d’accordo con l’aborto” anche attraverso le clausole di coscienza riconosciute agli operatori sanitari. “Dal 1973 – si legge nella dichiarazione – le leggi federali a protezione del diritto all’obiezione di coscienza degli operatori sanitari hanno costituito una parte importante della tradizione dei diritti civili in America. Tali leggi dovrebbero essere pienamente applicate e rinforzate. Gli operatori e le istituzioni sanitarie cattoliche dovrebbero poter sapere che le loro più profonde convinzioni religiose e morali saranno rispettate nel momento in cui esercitano il loro diritto a servire i pazienti che hanno bisogno di aiuto. Gli operatori cattolici, in particolare, rendono un grande ed essenziale contributo all’assistenza sanitaria nella nostra società. Passi essenziali per proteggere i diritti di coscienza rafforzeranno il nostro sistema sanitario e la possibilità per molti pazienti di accedere a un’assistenza orientata alla difesa della vita. Un Governo – ha aggiunto il cardinale – che vuole ridurre il tragico numero di aborti nella nostra società lavorerà anche per assicurare che nessuno sia costretto a supportare l’aborto o a prendervi parte, attraverso prestazioni dirette o fornendo informazioni sull’aborto o finanziandolo con i dollari delle sue tasse. Mentre il dibattito continua, attendiamo di poter lavorare con l’amministrazione e i legislatori per raggiungere questo obbiettivo”.

I vescovi degli Stati Uniti, dunque, attraverso il cardinale George, rispondono a quanti hanno visto dietro alle posizioni assunte dai presuli sui temi etici un’opposizione politica alla nuova amministrazione. Raccogliendo l’invito espresso dal presidente Obama nel suo discorso all’università di Notre Dame, la Conferenza episcopale ha invece ricordato quali sono i termini inderogabili all’interno dei quali, dal punto di vista cattolico, il dialogo, quale che sia il colore dell’amministrazione, può avvenire.

Il contributo a un lavoro comune con l’amministrazione è dimostrato anche dalla raccolta di pareri, avviata dalla stessa Conferenza episcopale, riguardo alle linee guida elaborate dai National Institutes of Health (Nih) per la ricerca sulle cellule staminali embrionali. Secondo monsignor David Malloy, segretario generale della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, i Nih hanno perso “un’enorme opportunità per mostrare come la scienza e l’etica possano non solo coesistere ma aiutarsi e arricchirsi l’una con l’altra”. Monsignor Malloy ha citato anche la dignità della vita umana in ogni stadio dell’esistenza e l’innato diritto di ogni uomo a non essere soggetto a sperimentazioni senza il proprio consenso informato ed esplicito. Leggi che manchino di riconoscere tale diritto – ha aggiunto – finiscono per chiamare in causa “la loro stessa legittimità morale”.

Il segretario generale della conferenza ha messo in evidenza “un fatto scientifico centrale” nella questione della ricerca sulle cellule staminali embrionali:  l’embrione che verrà distrutto per ottenere cellule staminali “è un essere umano nelle primissime fasi del suo sviluppo”. Non si tratta – ha spiegato monsignor Malloy – di un argomento religioso ma di un fatto riconosciuto da molti organismi, compresa la National Bioethics Advisory Commission nominata dal presidente Clinton. Tale organismo arrivò alla conclusione che dal momento che gli embrioni umani meritano rispetto in quanto forme di vita umana, distruggerli per ottenere cellule staminali è “giustificabile solo se alternative meno problematiche dal punto di vista etico non siano disponibili”.

Tali alternative esistono, ha ricordato monsignor Malloy riferendosi per esempio alla riprogrammazione delle cellule staminali adulte in modo che diventino cellule staminali pluripotenziali senza danno alla vita umana. Le politiche federali che vietavano la distruzione di embrioni avevano consentito il grande avanzamento di questo tipo di ricerche. Ora, l’executive order del 9 marzo, presentato dal presidente Obama – ha detto ancora il segretario generale della Conferenza episcopale – non ha solo rimosso tale politica ma anche un analogo provvedimento del 2007 che dava istruzioni ai Nih per poter praticare nuove strade al fine di ottenere la riprogrammazione delle cellule staminali adulte senza distruggere embrioni umani:  “Con tale decisione – ha concluso monsignor Malloy – sia la scienza sia l’etica sono state ignorate”.

© L’Osservatore Romano

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