Ma Ida non è l’anello mancante

da Avvenire,  13 giugno 2009

Ma Ida non è l’anello mancante

di Fiorenzo Facchini

Molti hanno parlato di anello mancante (una metafora ormai caduta in disuso, perché l’evoluzione non ha un andamento lineare), altri, esagerando, l’hanno chiamato fossile antenato comune delle scimmie e dell’uomo.

Si tratta del recente ritrovamento in un giacimento vicino a Francoforte di uno scheletro quasi completo di Primate vissuto 47 milioni di anni fa, denominato ‘Darwinius masillae’ o più familiarmente ‘Ida’ nel ricordo del bicentenario di Darwin ed esposto in questi giorni con un certo clamore al Museo di storia naturale di New York. Le caratteristiche fanno pensare a una forma ancestrale di Lemuride, un Adapide, già noto in letteratura e rientrante nel sottordine delle Strepsirrine (scimmie dal naso fenduto). Gli Adapidi vivevano in regioni europee e dell’America del Nord (per lungo tempo unite), assai lontano dal Madagascar, dove si ritrovano attualmente i Lemuridi.

Lo scenario terrestre di quell’epoca era molto diverso da quello attuale. Vaste foreste costituivano l’habitat di mammiferi notturni, simili alle proscimmie attuali.

Nell’Eocene medio le comunicazioni tra America ed Europa si interruppero. E alla fine dell’Eocene si formò un istmo di terra che faceva comunicare Europa e Africa. Di fatto però dopo l’Eocene si perdono le tracce delle Proscimmie fossili. L’interesse dei nuovi reperti è la loro antichità e il fatto che presentano, accanto a caratteristiche lemuridi, qualche aspetto che se ne distacca e potrebbe ricollegarsi a caratteristiche del sottordine delle Aplorrine, in cui sono incluse le scimmie, platirrine e catarrine, e quella particolare discendenza delle Catarrine rappresentata dagli Antropoidei. Questo modo di vedere il fossile trovato è sostenuto da alcuni studiosi e contestato da altri, come nota Ann Gibbons sulla rivista ‘Science’ del 29 maggio scorso. In realtà altri reperti, come l’Eosimias dell’Asia, di 45 milioni di anni fa, vanterebbero la più antica ascendenza delle Catarrine, compresi gli Antropoidi. Meglio conosciuti i fossili del Fayum (Egitto) di 37 milioni di anni fa, antenati delle scimmie catarrine, fra cui gli Antropoidei e gli Ominoidei. In ogni caso passeranno molti milioni di anni prima che compaiano in Africa forme con qualche aspetto ominoideo (maggiore sviluppo encefalico, faccia meno allungata), come i Proconsulidi di 20 milioni di anni fa. Il Kenyapiteco di 14 milioni di anni fa viene ritenuto antenato di quel ceppo che poi si è suddiviso 6-7 milioni di anni fa in due linee, quella delle Antropomorfe africane e quella degli Ominidi. Ma allora, al di là di tutto, che valore può avere la scoperta? Si può dire che essa attesta per epoche molto antiche la presenza di Primati assai diversi da quelli attuali e amplia le scarse conoscenze che abbiamo sulla evoluzione delle scimmie. I reperti segnalati potrebbero per qualche aspetto interessare una lontana ascendenza dei Primati Catarrini, tra i quali rientrano anche gli Ominidi che compariranno molti milioni di anni dopo. Si potrebbe dire che 47 milioni di anni fa l’Adapide rinvenuto era la specie meno lontana dalla ascendenza umana. Ma certamente non si può parlare di radici dell’uomo.

Proscimmie arboricole, tra cui gli antenati delle scimmie, erano diffuse in America settentrionale e in Eurasia e alla fine dell’Eocene passarono in Africa per il ponte di terra che si era formato.

Sarà dopo la formazione della grande valle del Rift in Africa che si creerà nelle regioni orientali un ambiente favorevole al bipedismo, la svolta decisiva per l’ominizzazione.

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