La scienza per il bene dell’uomo e lo sviluppo dei popoli

da L’Osservatore Romano, 29 ottobre 2010

La scienza per il bene dell’uomo e lo sviluppo dei popoli

Benedetto XVI ai partecipanti alla plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze

“La conquista scientifica dovrebbe essere sempre informata dagli imperativi di fraternità e di pace, orientando gli sforzi di ognuno verso l’autentico bene dell’uomo e lo sviluppo integrale dei popoli”. Lo ha detto il Papa incontrando stamane, giovedì 28 ottobre, nella Sala Clementina, i partecipanti alla plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze.

Your Excellencies,
Distinguished Ladies and Gentlemen,

I am pleased to greet all of you here present as the Pontifical Academy of Sciences gathers for its Plenary Session to reflect on “The Scientific Legacy of the Twentieth Century’. I greet in particular Bishop Marcelo Sánchez Sorondo, Chancellor of the Academy. I also take this opportunity to recall with affection and gratitude Professor Nicola Cabibbo, your late president. With all of you, I prayerfully commend his noble soul to God the Father of mercies.

The history of science in the twentieth century is one of undoubted achievement and major advances. Unfortunately, the popular image of twentieth-century science is sometimes characterized otherwise, in two extreme ways. On the one hand, science is posited by some as a panacea, proven by its notable achievements in the last century. Its innumerable advances were in fact so encompassing and so rapid that they seemed to confirm the point of view that science might answer all the questions of man’s existence, and even of his highest aspirations. On the other hand, there are those who fear science and who distance themselves from it, because of sobering developments such as the construction and terrifying use of nuclear weapons.

Science, of course, is not defined by either of these extremes. Its task was and remains a patient yet passionate search for the truth about the cosmos, about nature and about the constitution of the human being. In this search, there have been many successes and failures, triumphs and setbacks. The developments of science have been both uplifting, as when the complexity of nature and its phenomena were discovered, exceeding our expectations, and humbling, as when some of the theories we thought might have explained those phenomena once and for all proved only partial. Nonetheless, even provisional results constitute a real contribution to unveiling the correspondence between the intellect and natural realities, on which later generations may build further.

The progress made in scientific knowledge in the twentieth century, in all its various disciplines, has led to a greatly improved awareness of the place that man and this planet occupy in the universe. In all sciences, the common denominator continues to be the notion of experimentation as an organized method for observing nature. In the last century, man certainly made more progress – if not always in his knowledge of himself and of God, then certainly in his knowledge of the macro- and microcosms – than in the entire previous history of humanity. Our meeting here today, dear friends, is a proof of the Church’s esteem for ongoing scientific research and of her gratitude for scientific endeavour, which she both encourages and benefits from. In our own day, scientists themselves appreciate more and more the need to be open to philosophy if they are to discover the logical and epistemological foundation for their methodology and their conclusions. For her part, the Church is convinced that scientific activity ultimately benefits from the recognition of man’s spiritual dimension and his quest for ultimate answers that allow for the acknowledgement of a world existing independently from us, which we do not fully understand and which we can only comprehend in so far as we grasp its inherent logic. Scientists do not create the world; they learn about it and attempt to imitate it, following the laws and intelligibility that nature manifests to us. The scientist’s experience as a human being is therefore that of perceiving a constant, a law, a logos that he has not created but that he has instead observed:  in fact, it leads us to admit the existence of an all-powerful Reason, which is other than that of man, and which sustains the world. This is the meeting point between the natural sciences and religion. As a result, science becomes a place of dialogue, a meeting between man and nature and, potentially, even between man and his Creator.

As we look to the twenty-first century, I would like to propose two thoughts for further reflection. First, as increasing accomplishments of the sciences deepen our wonder of the complexity of nature, the need for an interdisciplinary approach tied with philosophical reflection leading to a synthesis is more and more perceived. Secondly, scientific achievement in this new century should always be informed by the imperatives of fraternity and peace, helping to solve the great problems of humanity, and directing everyone’s efforts towards the true good of man and the integral development of the peoples of the world. The positive outcome of twenty-first century science will surely depend in large measure on the scientist’s ability to search for truth and apply discoveries in a way that goes hand in hand with the search for what is just and good.

With these sentiments, I invite you to direct your gaze toward Christ, the uncreated Wisdom, and to recognize in His face, the Logos of the Creator of all things. Renewing my good wishes for your work, I willingly impart my Apostolic Blessing.

Questa è una nostra traduzione italiana del discorso.

Eccellenze,
distinti Signore e Signori,

sono lieto di salutare tutti voi qui presenti mentre la Pontificia Accademia delle Scienze si riunisce per la sua Sessione Plenaria per riflettere su “L’eredità scientifica del ventesimo secolo”. Saluto in particolare il Vescovo Marcelo Sánchez Sorondo, Cancelliere dell’Accademia. Colgo questa opportunità anche per ricordare con affetto e gratitudine il professor Nicola Cabibbo, vostro compianto Presidente. Con tutti voi, nella preghiera, affido a Dio, Padre di misericordia, la sua nobile anima.

La storia della scienza nel ventesimo secolo è segnata da indubbie conquiste e da grandi progressi. Purtroppo, l’immagine popolare della scienza del ventesimo secolo è a volte caratterizzata in modo diverso, da due elementi estremi. Da una parte, la scienza è considerata da alcuni come una panacea, dimostrata dai risultati importanti del secolo scorso. In effetti, i suoi innumerevoli progressi sono stati talmente determinanti e rapidi da avvalorare, apparentemente, l’opinione secondo la quale la scienza potrebbe rispondere a tutte le domande circa l’esistenza dell’uomo e anche alle sue più alte aspirazioni. Dall’altra parte, ci sono quelli che temono la scienza e se ne allontanano a causa di certi sviluppi che fanno riflettere, come la costruzione e l’uso terrificante di armi nucleari.

Di certo, la scienza non è definita da nessuno di questi due estremi. Il suo compito era e rimane una ricerca paziente e tuttavia appassionata della verità sul cosmo, sulla natura e sulla costituzione dell’essere umano. In questa ricerca ci sono stati molti successi e molti fallimenti, trionfi e battute d’arresto. Gli sviluppi della scienza sono stati sia esaltanti, come quando sono stati scoperti la complessità della natura e i suoi fenomeni, al di là delle nostre aspettative; sia umilianti, come quando alcune delle teorie che avrebbero dovuto spiegare tali fenomeni una volta per tutte si sono dimostrate soltanto parziali. Ciò non di meno, anche i risultati provvisori sono un contributo reale alla scoperta della corrispondenza fra l’intelletto e le realtà naturali, su cui le generazioni successive potranno basarsi per un ulteriore sviluppo.

I progressi compiuti nella conoscenza scientifica nel ventesimo secolo, in tutte le sue varie discipline, hanno portato a una consapevolezza decisamente maggiore del posto che l’uomo e questo pianeta occupano nell’universo. In tutte le scienze, il denominatore comune continua a essere la nozione di sperimentazione come metodo organizzato per osservare la natura. L’uomo ha compiuto più progressi nello scorso secolo che in tutta la storia precedente dell’umanità, sebbene non sempre nella conoscenza di sé e di Dio, ma di certo in quella dei macro e dei microcosmi. Cari amici, il nostro incontro qui, oggi, è una dimostrazione della stima della Chiesa per la costante ricerca scientifica e della sua gratitudine per lo sforzo scientifico che incoraggia e di cui beneficia. Ai giorni nostri, gli scienziati stessi apprezzano sempre di più la necessità di essere aperti alla filosofia per scoprire il fondamento logico ed epistemologico della loro metodologia e delle loro conclusioni. Da parte sua la Chiesa è convinta del fatto che l’attività scientifica benefici decisamente della consapevolezza della dimensione spirituale dell’uomo e della sua ricerca di risposte definitive, che permettano il riconoscimento di un mondo che esiste indipendentemente da noi, che non comprendiamo del tutto e che possiamo comprendere soltanto nella misura in cui riusciamo ad afferrare la sua logica intrinseca. Gli scienziati non creano il mondo. Essi apprendono delle cose su di esso e tentano di imitarlo, seguendo le leggi e l’intelligibilità che la natura ci manifesta. L’esperienza dello scienziato quale essere umano è quindi quella di percepire una costante, una legge, un logos che egli non ha creato, ma che ha invece osservato:  infatti, esso ci porta ad ammettere l’esistenza di una Ragione onnipotente, che è altro da quella dell’uomo e che sostiene il mondo. Questo è il punto di incontro fra le scienze naturali e la religione. Di conseguenza, la scienza diventa un luogo di dialogo, un incontro fra l’uomo e la natura e, potenzialmente, anche fra l’uomo e il suo Creatore.

Mentre guardiamo al ventunesimo secolo, vorrei offrirvi due pensieri su cui riflettere ulteriormente. In primo luogo, nel momento in cui i risultati sempre più numerosi delle scienze accrescono la nostra meraviglia di fronte alla complessità della natura, viene sempre più percepita la necessità di un approccio interdisciplinare legato a una riflessione filosofica che porti a una sintesi. In secondo luogo, in questo nuovo secolo, la conquista scientifica dovrebbe essere sempre informata dagli imperativi di fraternità e di pace, contribuendo a risolvere i grandi problemi dell’umanità, e orientando gli sforzi di ognuno verso l’autentico bene dell’uomo e lo sviluppo integrale dei popoli del mondo. L’esito positivo della scienza del ventunesimo secolo dipenderà sicuramente, in grande misura, dalla capacità dello scienziato di ricercare la verità e di applicare le scoperte in un modo che va di pari passo con la ricerca di ciò che è giusto e buono.

Con questi sentimenti, vi invito a fissare il vostro sguardo su Cristo, la Sapienza non creata, e a riconoscere nel suo volto il Logos del Creatore di tutte le cose. Rinnovando i miei buoni auspici per la vostra opera, imparto volentieri la mia Benedizione Apostolica.

© L’Osservatore Romano

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