Papa Benedetto XVI: gli scienziati non creano il mondo, cercano di comprenderlo

Nel suo intervento all’Assemblea Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze, che si è svolta dal 28 ottobre al 1 novembre scorsi sul tema L’eredità scientifica del XX secolo, il Santo Padre, dopo aver ricordato lo scomparso presidente, il prof. Nicola Cabibbo, ha sottolineato che, sebbene “la storia della scienza nel ventesimo secolo è segnata da indubbie conquiste e da grandi progressi”, la sua immagine “è a volte caratterizzata in modo diverso, da due elementi estremi”, cioè: “come una panacea, dimostrata dai risultati importanti del secolo scorso”, oppure come un qualcosa da temere “a causa di certi sviluppi che fanno riflettere, come la costruzione e l’uso terrificante di armi nucleari”.

Non è questa la realtà della scienza, ha spiegato Papa Benedetto XVI, né essa va erroneamente vista in contrapposizione con la religione, soprattutto oggi, giacché da una parte “gli scienziati stessi apprezzano sempre di più la necessità di essere aperti alla filosofia per scoprire il fondamento logico ed epistemologico della loro metodologia e delle loro conclusioni”, e dall’altra nella Chiesa vi è la certezza “che l’attività scientifica benefici decisamente della consapevolezza della dimensione spirituale dell’uomo e della sua ricerca di risposte definitive, che permettano il riconoscimento di un mondo che esiste indipendentemente da noi, che non comprendiamo del tutto e che possiamo comprendere soltanto nella misura in cui riusciamo ad afferrare la sua logica intrinseca”, perché “gli scienziati non creano il mondo. Essi apprendono delle cose su di esso e tentano di imitarlo, seguendo le leggi e l’intelligibilità che la natura ci manifesta”.

Link SRM (cortesia L’Osservatore Romano)

Link L’eredità scientifica del XX secolo

 

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