Scienza e fede nella ricerca della verità sull’uomo

 

da  L’Osservatore Romano, 31 luglio 2010


Scienza e fede nella ricerca della verità sull’uomo

Messaggio del dicastero per i migranti a un incontro internazionale di universitari

Il giusto equilibrio tra scienza e fede nella ricerca della verità sull’uomo, rivela tutta la sua importanza alla luce della crescita continua della mobilità internazionale che caratterizza sempre di più l’iter formativo universitario nella società odierna. Lo ha ribadito il Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti in un messaggio inviato a studenti e docenti del corso di laurea specialistica in scienze economiche e sociali per la cooperazione internazionale e lo sviluppo (Secis), riuniti nei giorni scorsi a Namur, per il loro incontro annuale.

“La mobilità attuale nel campo dell’istruzione nelle università mondiali – si legge nel messaggio a firma degli arcivescovi Antonio Maria Vegliò, presidente, e Agostino Marchetto, segretario – è sempre crescente, essendosi quasi triplicata dal 1975. Lo sviluppo di fondi e borse di studio per i Paesi del terzo mondo, insieme all’emergere della Cina e di altri Paesi asiatici, è destinato a mutare gli schemi di mobilità degli studenti e dei professori internazionali in modi mai sperimentati fino a oggi. In particolare, lo sviluppo di un’area europea per l’educazione superiore attraverso la dichiarazione di Bologna e un’estensione degli schemi e dei programmi di scambio esistenti avranno effetti al di là dei confini della stessa Europa. Sono tempi interessanti ed emozionanti – è il commento – per lo sviluppo dell’educazione terziaria”. Proiezioni recenti indicano, infatti, che il numero globale di studenti internazionali è destinato a salire dai 3 milioni del 2010 ai 7,2 milioni nel 2025.

Il tema di riflessione scelto per l’incontro, “Il linguaggio della fede e delle scienze:  una sfida per gli studenti internazionali in una società retta sul mercato” arriva al cuore della missione pastorale della Chiesa nel settore universitario. “La vostra particolare concentrazione – afferma infatti il documento – sulla specifica assistenza pastorale offerta agli studenti stranieri in Europa può aiutare ad aprire questo aspetto importante tra i rapporti di fede e ragione e una visione particolare nella formazione dei giovani adulti”. Già il concilio Vaticano ii del resto aveva evidenziato come il futuro dell’umanità “sia riposto nelle mani di quanti sono capaci di trasmettere alle generazioni di domani ragioni di vita e di speranza” (Gaudium et spes, n. 31). E Giovanni Paolo ii, nell’enciclica Fides et ratio, sottolineava che la verità si conosce attraverso una combinazione di fede e ragione. “L’assenza di una o dell’altra – prosegue il messaggio – diminuirà l’abilità dell’uomo di conoscere se stesso, il mondo e Dio. La ragione umana, ha scritto, è alla ricerca delle verità, ma la verità ultima sul significato della vita non può essere trovata solo dalla ragione. La ricerca della conoscenza – la ricerca del significato della vita – è essenzialmente una ricerca di Dio. Questa ricerca, al suo meglio, è ispirata dallo Spirito Santo e risponde alla sua chiamata. Chi ricerca con onestà apprende dagli altri, come per esempio un filosofo apprende da uno scienziato, prendendo in considerazione il suo punto di vista. È così che lo stesso tipo di apprendimento dovrebbe contraddistinguere le relazioni tra filosofo e teologo”.

Favorire la collaborazione non solo tra diverse discipline, ma anche tra diverse culture, dovrebbe essere quindi “parte della missione di quanti hanno responsabilità sia accademiche sia pastorali nel mondo studentesco”. È in questo modo che può crescere un vero “umanesimo”. Benedetto XVI conosce – ricorda il documento – bene questa necessità quando ha sottolineato di recente l’importanza della “formazione di giovani intellettuali e la collaborazione scientifica e culturale tra gli Atenei, per proporre e animare uno sviluppo umano integrale” (Discorso in occasione del rosario con l’Africa e per l’Africa, 10 ottobre 2009). In tale contesto, Papa Ratzinger ha affidato idealmente ai giovani l’enciclica Caritas in veritate, nella quale richiama l’urgenza di elaborare una nuova sintesi umanistica. “Perché ci sia l’amore nella verità – spiega il messaggio – il Papa chiede una vocazione di autentico sviluppo umano, “per un nuovo umanesimo che, come un dialogo fecondo tra fede e ragione, non può che rendere più efficace l’opera della carità nel sociale” (Caritas in veritate, 57)”.

Solo nel dialogo tra il linguaggio della scienza e quello della fede possiamo veramente arrivare alla verità. “In effetti – si legge ancora nel messaggio – la verità è incastonata, in attesa di essere scoperta, in modo che ogni persona umana possa raggiungere il proprio pieno potenziale”.

Il pericolo che l’educazione possa essere ridotta a mero funzionalismo, piuttosto che essere fondamentalmente una ricerca della verità, nota il Pontificio Consiglio “è particolarmente presente per molti studenti stranieri, principalmente se il loro ritorno è legato al futuro economico e alla produttività industriale. Un vero umanesimo che pervada la ricerca accademica può e dovrebbe permettere che la presenza di studenti stranieri – insieme agli studenti dei Paesi ospiti – apporti una ricchezza e una diversità che dovrebbero essere al cuore dell’università, promuovendo un’istruzione che tocchi tutta la persona umana. Inoltre, in questa ricerca ed esperienza di verità scoperte, il dialogo tra scienza e fede ha anche ripercussioni positive per la missione della Chiesa, come ci ricorda Benedetto XVI:  “Il dialogo fra fede e ragione, religione e scienza, offre non solo la possibilità di mostrare all’uomo di oggi, in modo più efficace e convincente, la ragionevolezza della fede in Dio, ma altresì di mostrare che in Gesù Cristo risiede il compimento definitivo di ogni autentica aspirazione umana. In questo senso, un serio sforzo evangelizzatore non può ignorare gli interrogativi che sorgono anche dalle odierne scoperte scientifiche ed istanze filosofiche” (Discorso alla plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede, 10 febbraio 2006)”.

Il messaggio si sofferma infine sulla recente celebrazione dell’Anno sacerdotale, in particolare sul continuo richiamo che è stato fatto per la promozione delle vocazioni nelle comunità universitarie. “L’apertura degli individui, reciprocamente e a Dio – si legge alla conclusione – è parte del processo della ricerca vocazionale per trovare l’obiettivo che Dio ha per una persona nella sua vita. La ricerca della verità deve essere anche ricerca di verità su noi stessi e sulla chiamata di Dio. L’incoraggiamento verso tutti a scoprire la volontà di Dio e, per coloro per i quali si percepisce, una specifica chiamata al sacerdozio, non dovrebbe mai essere assente. Inoltre dovrebbe essere occasione frequente e prioritaria di meditazione e riflessione, anche per gli studenti stranieri”.

© L’Osservatore Romano

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