Il mistero di Dio è comprensibile solo quando la sua luce illumina la nostra intelligenza

Su questo cardine fondamentale della filosofia di San Tommaso, Papa Benedetto XVI ha concluso, nell’udienza di mercoledi 23 giugno, la catechesi che aveva iniziato sull’aquinate (cfr. SRM. ).

La sua Summa Theologiae, ha spiegato il Pontefice, nonostante sia incompiuta resta il “suo capolavoro”, sempre attuale, in una riflessione che nasce dall’ “incontro con vere domande del suo tempo, che sono anche spesso domande nostre”; una riflessione in cui “san Tommaso, utilizzando anche il metodo e il pensiero dei filosofi antichi, in particolare di Aristotele”, elabora “formulazioni precise, lucide e pertinenti delle verità di fede, dove la verità è dono della fede, risplende e diventa accessibile per noi, per la nostra riflessione”.

Vediamo così un “ragionamento serrato, in cui l’applicazione dell’intelligenza umana ai misteri della fede procede con chiarezza e profondità, intrecciando domande e risposte, nelle quali san Tommaso approfondisce l’insegnamento che viene dalla Sacra Scrittura e dai Padri della Chiesa, soprattutto da sant’Agostino”. E in cui si mostra e si valorizza “lo sforzo […] della mente umana” per comprendere Dio e il creato, uno sforzo che deve però essere “sempre illuminato dalla preghiera, dalla luce che viene dall’Alto”.

Perché “solo chi vive con Dio e con i misteri può anche capire che cosa essi dicono”.

Link Avvenire

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