Confronto sul clima per tutelare l’ambiente

da L’Osservatore Romano,  31 agosto – 1 settembre 2009


Confronto sul clima per tutelare l’ambiente

Conferenza internazionale a Ginevra

Ginevra, 31. La questione climatica riveste un aspetto decisivo nell’azione internazionale nella più generale materia della tutela dell’ambiente. Creare una piattaforma globale per il servizio climatico favorirebbe l’accesso alle informazioni scientifiche soprattutto per i Paesi in via di sviluppo, quelli cioè che subiscono le maggiori devastazioni collegate ai cambiamenti climatici.

Proprio questo è lo scopo della terza Conferenza sul clima che si apre oggi a Ginevra per iniziativa dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo). La Wmo vuole stabilire a livello internazionale un quadro comune per lo sviluppo di informazioni basate sulle previsioni scientifiche, in relazione alla gestione dei rischi e all’adattamento ai cambiamenti climatici nel mondo. Nella presentazione dei lavori della conferenza, la Wmo spiega che il pianeta è servito da un unico sistema climatico che ridistribuisce caldo, energia e altri fattori dell’atmosfera e degli oceani e che per questo la cooperazione a livello globale è indispensabile. Negli anni, la Wmo ha acquisito capacità e ha raccolto una enorme quantità di dati. Questi possono costituire una risorsa per sviluppare servizi e prodotti, come previsioni accurate e mappe, oppure potenziali rischi ed opportunità per energie rinnovabili, gestione urbana e scoppio di malattie.

All’attenzione del summit di Ginevra, che vedrà riuniti fino al 4 settembre circa mille partecipanti fra esponenti governativi e istituzionali, scienziati e rappresentanti di imprese, sono i più recenti modelli di previsione, utili per l’adattamento alle variazioni del clima in diversi settori come agricoltura e sicurezza alimentare, energia, acqua, salute, infrastrutture, turismo, natura, commercio e trasporti, che nel loro insieme contribuiscono ad uno sviluppo socioeconomico sostenibile.

Quello aperto oggi a Ginevra è uno dei più importanti tra i confronti internazionali sulle principali emergenze ambientali, anche in vista della Conferenza mondiale di Copenaghen, che in novembre dovrà ridefinire il protocollo di Kyoto. I dati degli ultimi anni, mostrano un peggioramento generalizzato della situazione, con un’alternanza di inondazioni e siccità particolarmente grave nel sud del mondo. Ma anche Paesi avanzati, come gli Stati Uniti, sono in maggiore difficoltà rispetto al passato nel fronteggiare le emergenze. Se ne sta avendo una dimostrazione in queste ore in California, dove incendi che divampano da oltre tre giorni hanno già provocato vittime – due vigili del fuoco morti e tre gravemente ustionati – e danni materiali ingenti.

Le fiamme – alimentate da un forte vento che non smette di soffiare – hanno già distrutto 8.000 ettari di vegetazione e lambiscono zone abitate in una zona settentrionale della contea di Los Angeles. Le case distrutte sono finora relativamente poche, quasi tutte nel Tuyunga Canyon, ma circa 4.000 abitazioni sono state fatte sgomberare e altre 12.000 hanno ricevuto un avviso per un eventuale sgombero immediato. I vigili del fuoco, impegnati con duemila uomini coadiuvati da aerei ed elicotteri antincendio, nella tarda serata di ieri erano riusciti a mettere sotto controllo solo il 5 per cento del fronte delle fiamme, che si sono sviluppate a nord di cinque città, comprese Los Angeles e di Pasadena. Il fronte dell’incendio è amplissimo, di circa quaranta chilometri e sono già andati bruciati 35.000 acri di territorio. Il governatore della California, Arnold Schwarzenegger, ha dichiarato lo stato d’emergenza per la contea e ha invitato la popolazione a lasciare le zone più esposte.

© L’Osservatore Romano

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