P. Gianfranco Berbenni: uno studio interessante, ma manca proprio di scientificità

parte 1

Dal punto di vista scientifico come valuta le conclusioni e i presupposti della ricerca del prof. Garlaschelli, sia dimostrativi che di metodo ?

Una valutazione di metodo in generale è che per la prima volta ci si occupa dell’intera Sindone, non soltanto del volto, cercando di studiare la formazione non unicamente sul volto, ma sull’intero tessuto.

Questo è positivo, anche se intelligentemente, volendo negare l’autenticità della Sindone con questa ricerca, hanno voluto preventivamente superare l’obiezione del non sapere riprodurre la Sindone intera.

Se in questo presupposto abbiamo dato un giudizio positivo, in quanto metodologia di ricerca su tutto il tessuto, per altri due punti, ovvero il metodo per così dire “preventivo”, e la metodologia conclusiva, la valutazione è molto meno positiva, soprattutto quando entriamo nel merito dei presupposti.

Perché i presupposti partono un po’ dalla diffusa convinzione che l’impronta sia superficiale (e in questo caso è stata ottenuta una impronta superficiale), e che che la tridimensionalità sia irriproducibile, mentre invece è stata riprodotta.
Questi apparenti segnali di vittoria sono quindi resi deboli dalla fragilità originaria delle teorie sulla superficialità dell’immagine, e sulla tridimensionalità; è una vittoria di Pirro, potremmo dire.
Occorre quindi che le ipotesi di partenza sia ben più studiate e ben più criticate, e che siano molto meglio fondate già in partenza.
Cosa che invece generalmente non si fa.

Per quanto riguarda poi conclusioni, queste sono ancora più deboli; apparentemente sembrano forti nei confronti di alcune teorie, che però io stesso io ritengo deboli, ma in realtà non tengono conto di fatti scientifici che assolutamente sono incompatibili con una lettura pittorica della Sindone.
Anche se l’ipotesi pittorica la troviamo avanzata già nei risultati della commissione scientifica, pubblicati nel 1976, e quindi non è nemmeno la prima volta che ci troviamo di fronte all’ipotesi dello sfumato leonardesco, frutto dell’intervento di un falsario.
Ma questo non significa che i risultati circa il sangue, dal team di Garlaschelli esclusi in partenza, evitando quindi di confrontarsi con essi, siano del tutto non considerati nelle ipotesi di realizzazione pittorica

E questo è un presupposto che la Sindone non giustifica: sulla Sindone ci sono tracce ematiche ben precise, addirittura di una parte di sangue sieroso, invisibile a occhio nudo e visibile soltanto in certe parti del tessuto, e solamente tramite fotografie con irradiazione all’ultravioletto.

Bisognerebbe poi anche conoscere tutto il retroscena del problema della formazione dell’immagine, che ormai circa 110 anni occupa in modo a mio parere improprio l’ambito degli studi sulla sindone; e occorre entrare in modo molto più tecnico in questo discorso.
In poche parole, si può confermare da una parte che sia un buono punto di partenza l’aver tentato di riprodurre tutta la Sindone, anziché solo una parte; ma dall’altra anche la debolezza degli altri punti di partenza, e quindi l’infondatezza delle conclusioni, apparentemente trionfali.

Cosa ne pensa dell’affermazione secondo la quale parte dell’immagine sarebbe dovuta ad ossido di ferro ?

Questa ipotesi parte appunto dalla ormai trentennale ricerca scientifica sulla Sindone realizzata dal Gruppo STURP. Già il dr. Walter McCrone, americano, contrario alla Sindone, e membro del gruppo, ha sempre sostenuto la presenza di questi elementi di pittura, ovvero di residui chimici tipici di sostanze pittoriche.

Questa sua ipotesi però è sempre stata documentatamente avversata da tutti gli altri membri del gruppo di ricerca STURP.
Il dr. McCrone era sostanzialmente il solo a sostenere tale ipotesi, contro molte altre ricerche e dati scientifici che invece la contraddicevano già come ipotesi di partenza.
E la linea di McCrone, da scienziato a scienziato, è stata quindi ripresa da Garlaschelli, che ha quindi trattato la Sindone (coerentemente a tale ipotesi) colorandola in un certo modo, trattando il tessuto con specifiche modalità, e ottenendo dei risultati apparentemente interessanti.

Interessanti, a mio parere, per il dibattito intra-scientifico sulla Sindone; è necessario conoscere bene il mondo degli scienziati sindonici, i pro e i contro l’autenticità della Sindone, e allora si comincerebbe a capire quali siano le varie aree di appartenenza di ciascuno, favorevole quindi o contrario che sia: l’area cioè di chi sostiene che la Sindone sia dipinto e l’area chi difende l’ipotesi che sia un tessuto funerario che ha avvolto un cadavere.

Mi sembra che in questa ricerca non sia stata “riprodotta” l’antichità del tessuto, per eventuali analisi al radiocarbonio 14 …

Non so se abbiano intenzione di sottoporre i tre tessuti che hanno a disposizione ad una analisi al radiocarbonio. Certamente hanno antichizzato il tessuto con due o tre metodologie, e bisognerebbe comunque avere ben presente tutte le loro procedure.
Ma, al di là dei costi eventuali di analisi al radiocarbonio, credo che nemmeno loro abbiano pensato a un esperimento del genere. Per loro è già un apparente trionfo un certo tipo di apparente risultato.

Non spiegherebbero nemmeno la presenza di residui biologici come pollini, residui di piante, etc.

Questo è chiaramente un altro settore di indagini sull’antichità e la possibile provenienza di un tessuto.
Certamente se lo sottopongono ad analisi microscopica è un tessuto moderno, per quanto sia antichizzato con metodologie di natura chimico-biologica di vario genere. Per cui è un tessuto recente anche dal punto di vista delle polveri microscopiche presenti su di esso.
Analogamente per le eventuali tracce di pollini, piante, etc..

Quindi anche il tipo di tessuto non è compatibile con la Sindone

Certamente, se si fa l’analisi al radiocarbonio, si avrà l’anno di composizione di quel lino; al di la dell’avere antichizzato il tessuto, le analisi al radiocarbonio, effettuate correttamente potrebbero dare un risultato oggettivo sull’età del lino. Ovvero un lino di probabile fine 20mo secolo, e di ancora più probabile composizione dei primi anni del 21mo secolo.
Anche per questo immagino non abbiano interesse alle analisi al radiocarbonio, e basterebbe chiedere a un esperto perché li sconsigliasse.La bruciatura di un tessuto lo antichizza apparentemente, non fisicamente. Siamo a livelli di fisica nucleare, non di normali processi biochimici.

Il team di Garlaschelli non parla assolutamente della presenza del sangue sul tessuto sindonico …

Secondo loro non vi è proprio sangue, per cui devono partire da un’ipotesi pittorica. Hanno utilizzato dei coloranti, e hanno dimostrato che si può avere una tridimensionalità, e una apparente buona superficialità dell’immagine.Però il sangue secondo loro non dovrebbe essere nemmeno messo in campo.E proprio questo è un punto di partenza estremamente debole della loro analisi dell’oggetto. Dovrebbero essere un po’ più seri nello stabilire cos’è la Sindone come oggetto archeologico.

Quindi anche dal punto di vista scientifico vi è un problema metodologico, nel senso che non è una riproduzione di un esperimento, ma una riproduzione artistica, e che non sarebbe dissimile da un dipinto o da una fotografia … ?

In questo sono stati molto bravi, cioè hanno dipinto la Sindone in modo ottimale, l’hanno trattata molto bene, e hanno ottenuto un effetto fotografico tridimensionale, di superficialità, che apparentemente è particolare e significativo.La loro immagine del volto, se seguisse la loro onda di lettura dei fenomeni, è la migliore ottenuta fino ad oggi; finora un’immagine così precisa, così definita, non c’era.Ma questo non significa che sia un’immagine accettabile o persino risolutiva dal punto di vista scientifico; è certamente un ottimo lavoro, dal punto di vista dell’ipotesi del dipinto; il dipinto della Sindone è sempre stato molto lontano dalla qualità sindonica, e tra tutti i volti realizzati e sperimentati finora, pur con le debolezze e le inconsistenze iniziali, quello di Garlaschelli è certamente il migliore.

Ma la Sindone chiaramente non è un dipinto

Dal punto di vista anatomo-patologico, lei sostiene che comunque la riproduzione delle ferite di flagello, etc., difficilmente può essere una riproduzione di un artista del ‘300, proprio perché vi sarebbe una totale precisione criminologica e anatomo-patologica su quelle che sono le dinamiche di una flagellazione, e le ferite che ne risultano …

Certo, la dinamica di un corpo di una persona realmente flagellata e crocifissa, e con versamento di sangue umano autentico, è innegabile; e chi volesse contestare la Sindone del primo secolo, deve però tener conto che un falsario, oltre agli strumenti della sua pittura, possa anche avere avuto la possibilità di falsificarla flagellando (o comunque ferendo) e uccidendo una persona, e avvolgendola in un tessuto funerario come la Sindone.Ma questo genere di ricerca è partita soltanto convincendosi, e poi cercando di convincere gli altri con i risultati apparenti, che la Sindone sia riproducibile dal punto di vista pittorico.

Garlaschelli e i suoi collaboratori sono partiti unicamente da questo, non tengono assolutamente in considerazione nessun dato anatomo-patologico.Sarebbe interessante confrontare la “sindone” che hanno realizzato con la Sindone originaria. Verrebbero fuori tutti i grandi errori che si compiono inevitabilmente, perché non si conoscono tutte le particolarità antopometriche che la Sindone nasconde.

Ci sono, possiamo dire, tanti “trabocchetti” che la Sindone, nel suo essere documento originale di un crocifisso, nasconde.Sarebbero subito rinvenibili quando queste persone, in buona fede, fanno dei tentativi di riproduzione pittorica: misure sbagliate, proporzioni errate, etc.

Ma questo andrebbe realizzato con un confronto diretto tra l’opera pittorica e la Sindone di Torino, chiaramente tramite immagini ad alta risoluzione.

Può esemplificarci qualcuno di questi elementi poco conosciuti o considerati ?

Sono gli elementi più spettacolari, ai quali purtroppo anche i sindonologi o i cultori della Sindone non fanno molta attenzione.

Ad esempio il fatto che se uno stende le braccia sul ventre, come l’uomo della Sindone ha, la ferita del costato, dell’emitorace destro, non si dovrebbe vedere se il tessuto fosse steso; questa è una posizione di molti studiosi americani, di coloro che hanno riprodotto la sindone con tecniche pittoriche, e di altri.Cioè non si dovrebbe avere una documentazione visibile di una ferita che è nascosta sotto l’avambraccio destro.

Poi ci sono altre elementi importanti: gli allungamenti, impropri a livello anatomico, delle tibie sull’impronta frontale, più lunghe delle tibie stesse dell’impronta sul retro dell’uomo della Sindone.
Vi sono poi spalle che sembrano dritte, e in realtà sono, specialmente sul retro, leggermente curve.
Ci sono le due gambe che non sono assolutamente in asse con la linea del volto; sono gambe storte: la stortura o la direzione errata viene data dagli avvolgimenti reali, di un tessuto reale su un corpo reale, che viene ricoperto da sangue e altri materiali, sempre però di natura biologica, chimica e fisica molto concreti.

Ci sono davvero particolari ai quali non si fa comunemente attenzione; le stesse ciocche di capelli sono completamente fuori misura, considerando una fronte vista ortogonalmente.

La Sindone, possiamo dire, “difende sé stessa”, sono gli scienziati che dovrebbero andare in “crisi”; crisi nel senso di critica, crisi nel senso di analisi, davanti alla Sindone. Non è certamente la Sindone che può essere messa in secondo piano di fronte agli analisti.

Parte 2

Come si considera il fatto che fosse poco probabile che nel 1300 ci fosse una consapevolezza della prospettiva al punto di realizzare un falso della Sindone con una tridimensionalità tale ?

Questo è un discorso che dovrebbe essere contestualizzato bene, e che dipende dal fatto che anche molti amici scienziati sono in certo modo piuttosto “settoriali”.
La tridimensionalità nella pittura in realtà è una pittura ben distribuita. Bisognerebbe chiedere a Garlaschelli in che modo l’abbiano distribuita; certamente hanno fatto attenzione a non distribuirla con dei pennelli, lasciando dei bordi evidenti, perché poi la tridimensionalità li evidenzierebbe. Se quindi come sembra hanno utilizzato le mani, è certamente il modo migliore per un pittore per avere la giusta tridimensionalità. Quindi da questo punto sono stati certamente molto avvertiti.

La tridimensionalità è molto meno importante di quanto si pensi. Dice semplicemente che la Sindone non è una foto, quindi con luci molto intense, e che non è una pittura, quindi con pennellate molto definite. Se c’è al bordo della pennellata un colore più intenso della parte non dipinta, quel bordo intenso determina dei “picchi” nella tridimensionalità, per cui la tridimensionalità rivelerebbe le tracce nella pittura. Ma questo per i sindonologi va bene, nel senso che la Sindone non ha avuto una pittura con pennelli nel senso tradizionale.

Ma se una persona vuole giocare con lo sfumato leonardesco, è chiaro che non usa il pennello, quindi userà dei coloranti, e li disporrà con molta attenzione, possibilmente con le dita. Perché le dita, essendo rotonde, essendo molto più porose, danno un effetto molto meglio distribuito del colore. Era quindi estremamente probabile, pur non avendo ancora informazioni precise sui loro procedimenti, che intenzionalmente non avessero assolutamente usato pennelli.

Il problema è però dire: un falsario nel medioevo usa un pennello o usa il dito sapendo che poi una tridimensionalità gli rivelerebbe il pennello ? E in questo aspetto c’è un loro altro punto debole: affermano di avere usato tutte le tecnologie del 1300, ma sono certo che abbiano applicato anche tecnologie moderne, stando attenti un po’ anche alle tecniche del 1300, ma in alcuni punti questa attenzione è probabilmente mancata.

Quindi possiamo dire che sarebbe anche strano che un pittore, un falsario del 1300, abbia previsto la possibilità che la sua tecnica venisse scoperta, utilizzando tecnologie moderne, a quel tempo a dir poco impensabili.

Certamente; e se vogliono proprio continuare a percorrere l’ipotesi dello sfumato leonardesco, da un punto di vista amichevole li consiglierei di analizzare Leonardo lo sfumato lo ha ottenuto con le dita.
Bisogna che loro abbiano anche un minimo di coerenza quando sostengono certe ipotesi.
Mi sta bene che uno usi le dita per dipingere la Sindone, però bisognerebbe chiedersi, e andare al Louvre, andare nei musei Musei Vaticani, a Milano, dove vi sono opere leonardesche dipinte a olio o con altri elementi, e vedere con il microscopio se con la tridimensionalità emergono i colpi di pennello di Leonardo. Questo però credo che non lo facciano, per vari motivi.

Diciamo che Garlaschelli è al centro di una prima ricerca, ben organizzata, da parte di coloro che voglio dimostrare la possibilità di falsificare la Sindone. Ma devono realizzare ben altri sforzi, e certamente anche ulteriori investimenti. I fondi di cui ha parlato Garlaschelli, utilizzati per questa ricerca, devono essere ben maggiori, se vogliono davvero andare più in profondità, anche per quanto concerne lo sfumato leonardesco. E poi nessuno finora ha mai definito la tridimensionalità dello sfumato leonardesco. E questo sarebbe uno studio molto più semplice, e quindi dovrebbero realizzarlo quanto prima.

Come questo presunto falsario del trecento avrebbe misteriosamente prevenuto delle tecniche moderne ? Direi proprio di no, e che se uno sta con i piedi per terra dal punto di vista della Sindone, c’è molto dello straordinario, ma non c’è nulla del troppo straordinario

E’ un corpo, un cadavere avvolto in un tessuto. Sostanzialmente è questa la realtà.

Il problema è tenere in equilibrio gli scienziati, sia favorevoli che contrari alla Sindone. Il problema vero è proprio di metodologia scientifica, in rapporto a un oggetto archeologico come la Sindone. Perché anche chi la difende esagera in certe teorie che sono finite nel mondo della ipotesi scientifica allo stato puro, senza nessuna verificabilità; anche questo è sbagliato, pure quando si vuole difendere la Sindone.

Ma anche chi è contrario deve tenere i piedi per terra. E’ un tessuto che ha avvolto un cadavere. Gli antichi lo avrebbero subito occultato perché non si espone mai un tessuto con un cadavere; avrebbero anche punito chiunque lo avesse comunque esposto.

E gli unici che avrebbero potuto avere e studiare la Sindone sarebbero stati degli investigatori dell’epoca, che investigassero ad esempio su di un omicidio. Tra il I e il III secolo affermare di essere in possesso della Sindone, e per di più esporla in pubblico, avrebbe comportato legali molto pesanti, sia da parte ebraica che romana. Il culto dei morti era molto più forte di quanto sia nella modernità.

Come sintetizzerebbe un commento su questa ricerca ?

In modo quasi giornalistico potremmo dire:

1. Finalmente i contrari alla Sindone si cominciano ad organizzare nelle ricerche.
Chiaramente il primo tentativo realizzato è molto parziale, sulla ipotesi del solo dipinto. I risultati sono interessanti dal punto di vista del negativo fotografico, etc., ma sono inaccettabili dal punto di vista oggettivo: la Sindone non è un dipinto.

2. Un’altra cosa interessante è che, cominciando ad organizzarsi, dovrebbero essere un po’ più attenti, ad esempio, come naturale quando si fa una, ricerca discuterne di più tra loro, esplorare un maggior numero di ipotesi; del resto la Chiesa cattolica si è sempre organizzata abbastanza bene nella ricerca sulla Sindone, ha sempre ascoltato ed esplorato varie ipotesi. Certamente non l’avremo fatto in modo perfetto, però sicuramente con buone scelte di metodo. Sono convinto che la Chiesa del futuro, proprio perché in un certo senso è stata “scottata” da alcune delusioni, dovute soprattutto ad alcune specifiche procedure di studio, sarà più attenta e più consapevole nella ricerca e nella indagine scientifica.

Intervista di Paolo Centofanti, Direttore SRM

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