Pavel Florenskji: Nulla va perduto

Pubblichiamo la prima parte dell”intervista-colloquio di Paolo Centofanti, Direttore SRM, con il Prof. Adriano Dell’Asta, Vicepresidente della Fondazione Russia Cristiana e docente di Letteratura Russa all’Università Cattolica di Milano, sulla figura di Padre Pavel Florenskji.

“Nulla va perduto”. Qual’è il significato del titolo della mostra ?

Il titolo si lega alla esperienza complessiva di P. Pavel Florenskji, che si situa tra la fine del 19mo e la prima metà del 20mo secolo; Florenskji nasce nel 1882 e muore fucilato l’8 dicembre del 1937. “Nulla va perduto” vuol proprio significare che questa vita, che si conclude tragicamente e che sembra essere cancellata nel nulla, (perché noi oggi non sappiamo ancora esattamente nemmeno dove venne sepolto), invece è rimasta, come testimonianza di una possibilità di esistenza e di spiritualità anche nella tragedia estrema.
Tra l’altro questo è proprio il significato profondo: dare l’idea dell’importanza dell’uomo per poter poi comprendere anche la grandezza del suo pensiero. Padre Pavel viene arrestato per la seconda volta nel 1933. E’ un sacerdote, il regime sovietico non può sopportare sacerdoti che vivono fino in fondo la propria fede, viene arrestato e condannato a 10 anni di campo di concentramento. Nel 1934 gli viene offerta una prima possibilità di emigrare, un caso piuttosto raro; ma lui, caso questa volta unico, rifiuta. E spiega che se non si ha la forza di testimoniare, è giusto andare all’estero, ma se si ha la forza, è doveroso restare. Perchè, affermava, “io tutto posso in Colui che mi da la vita”. Nel 1936 gli viene offerta una seconda possibilità di emigrare, quando è già alle isole Solovki, e lui ancora una volta dice di no.
E non perché non soffra, perché non sia in una situazione di dolore; anzi noi sappiamo dalle lettere che è quasi disperato. Lui, che è un uomo appassionato dalla bellezza della natura, alle Solovki, che pure hanno un monastero e sono isole bellissime, non riusce più a vedere questa bellezza. Sembra quindi veramente disperato. Eppure resiste, proprio perché sa che c’è qualcosa, o qualcuno, in cui “nulla va perduto”.
Questo è il senso del titolo, che è il senso della sua vita.

In che modo P. Florenskji arriva ad elaborare questa concezione della vita ?

P. Florenskji arriva ad elaborare questa coscienza, questa certezza che nulla va perduto, attraverso un percorso esistenziale e intellettuale interessantissimo.
Nasce in una famiglia tipica della intellighenzia russa di fine ‘800.
Sono credenti, il padre è ortodosso, la madre appartiene alla chiesa Apostolica Armena. Sono persone di una grandissima umanità, di una generosità eccezionale, però, come lui stesso dirà nel suo diario: “pur amando i loro figli più di ogni altra cosa, non ci avevano dato la cosa fondamentale, cioè una formazione religiosa”.
Quindi lui nasce e vive, agli inizi, in una situazione di “vuoto religioso”, in qualche maniera ingigantita dalla situazione della società; dove la Chiesa era dogmaticamente ineccepibile ma, come P. Florenskji stesso racconta, non era capace di mettere in contatto una dogmatica perfetta con la vita.
Florenskji supera quindi questa situazione di vuoto, con due caratteristiche che sono tipiche di ogni uomo autentico, e che poi lo porteranno proprio ad approfondire l’aspetto scientifico.

Quali sono queste due caratteristiche ?

Il senso dello stupore, davanti alla bellezza e alla maestosità della natura.
Lui nasce nella regione del Caucaso, che vuol dire una catena montuosa, pressoché infinita, situata fra due mari. Una natura quindi stupenda, che non può non colpire e non destare la curiosità.
Poi il senso del mistero.
Un senso del mistero e della presenza nella natura del suo Creatore, di qualcuno che la crea.
Perché Pavel va in gita, osserva le montagne, e sa che le montagne non sono state create da lui, e comprende che ogni cosa rimanda a qualcuno che l’ha creata, a qualcuno di misterioso.
Ma, contrariamente a quello che pensa normalmente l’uomo contemporaneo, questo senso del mistero, questo senso religioso, questa fede che “esplode” in lui naturalmente, non blocca il gusto del sapere, anzi lo fa crescere.
E’ proprio questo senso del mistero che è al centro di ogni sua ricerca conoscitiva e scientifica successiva. Lui stesso lo ripete infinite volte nei suoi diari e nelle sue lettere. Perché ogni idea della conoscenza e e ogni idea scientifica nasce in lui dalla percezione di questo mistero.
E nella mostra l’abbiamo espresso con un simbolo: ad un certo punto c’è un settore che è separato dall’altro da una sorta di foresta stilizzata.
Per cui non si vede cosa ci sia dall’altra parte. Come si può fare a superare questo problema ?
Certo, si può abbattere la foresta, e illudersi in questa maniera di conoscere la realtà. Invece, così non si conosce la realtà, si vede quello che c’è dall’altra parte, ma nel frattempo, avendo abbattuto la foresta, hai perso definitivamente la foresta, e hai perso quindi un pezzo di realtà.
Quindi, il senso del mistero per lui è quello che spinge a mantenere il mistero e a porre continuamente domande.

Questa idea è al centro anche del suo interesse iniziale per la matematica; Florenskji si iscrive alla facoltà di matematica, si laurea, sarebbe destinato a una brillante carriera come matematico; seguendo il suo maestro studia soprattutto le teorie di Kantor, degli insiemi, la teoria del discontinuo, le questioni del transfinito.
Però sente anche il desiderio di approfondire ulteriormente questa conoscenza scientifica, portandola a quello che per lui è il compimento della conoscenza scientifica stessa, cioè l’esperienza di fede.
Questo aspetto del procedere non solamente parallelo, anzi veramente congiunto, della sapienza scientifica e della sapienza ed dell’esperienza religiosa, è una delle caratteristiche fondamentali di Padre Pavel, che dopo questi anni di formazione e di studi si sposa e viene ordinato sacerdote, iniziando questa sua carriera incredibilmente produttiva, sia dal punto di vista filosofico, che dal punto di vista teologico.

Link parte 2

Paolo Centofanti

Leave a Reply