Allarme dell’Onu per lo scioglimento dei ghiacciai

da L’Osservatore Romano,   3 settembre 2009


Allarme dell’Onu per lo scioglimento dei ghiacciai

Visita di Ban Ki-moon a un centro scientifico oltre il circolo polare artico

Oslo, 2. Il Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ieri in visita nell’arcipelago norvegese delle Svalbard, oltre il circolo polare artico, ha espresso inquietudine per il ritmo con cui si stanno sciogliendo i ghiacci e ha ricordato la responsabilità politica e morale che i leader mondiali hanno di preservare il futuro del pianeta. “Sono estremamente allarmato e sorpreso di vedere questi ghiacciai in uno stato così cattivo”, ha detto Ban Ki-moon durante una visita al centro scientifico di Ny-Aalesund, la località abitata più settentrionale del mondo, situata a soli 1.231 chilometri dal polo nord, come ha ricordato il responsabile del sito scientifico, Bendik Eithun Halgunset, sottolineando che per la prima volta un Segretario generale dell’Onu si è spinto tanto a nord.

Proprio ieri è stato diffuso un rapporto dell’Onu nel quale si sostiene che occorrono investimenti per 500 o 600 miliardi di dollari all’anno per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e per consentire l’adattamento dei Paesi più svantaggiati alle loro conseguenze. Gli estensori del rapporto, coordinati da Richard Kozul-Wright, ricordano che la cifra rappresenta circa l’1 per cento del prodotto mondiale lordo. Nel rapporto, presentato a Ginevra dove è in corso la terza conferenza mondiale sul clima dell’Organizzazione meteorologica mondiale, si afferma che la partecipazione attiva di tutti i Paesi alla lotta ai cambiamenti climatici potrà avvenire solo se i Paesi in via di sviluppo potranno mantenere una crescita economica rapida. Per questo è necessario una sorta di nuovo piano Marshall per aiutare tali Paesi ad affrontare le sfide del riscaldamento globale senza rinunciare alla crescita economica.

Secondo lo studio, l’idea di congelare le disuguaglianze mondiali al loro livello attuale nel corso dei prossimi 50 anni,, mentre cioè il mondo cerca di risolvere il problema del clima, è economicamente, politicamente e moralmente inaccettabile. È quindi necessario risolvere i problemi posti dal clima e lo sviluppo, mirando contemporaneamente alla riduzione delle emissioni nociva e a una forte crescita. Le tecnologie che consentirebbero ai Paesi poveri di intraprendere la strada dello sviluppo sostenibile già esistono – edifici a basso consumo energetico, nuovi ceppi di piante resistenti alla siccità, nuove energie – ma il loro costo è proibitivo per i Paesi più poveri. A giudizio degli estensori del rapporto, una tale trasformazione richiederebbe un livello di assistenza e solidarietà internazionale raramente raggiunto al di fuori dei periodi di guerra.

Secondo il rapporto, per orientare le spese di investimento verso la realizzazione di una crescita più pulita, un sostegno internazionale massiccio dovrà manifestarsi sotto forma di un programma di investimento mondiale. Tra i meccanismi ipotizzati per favorire tali investimenti, il rapporto parla di un fondo globale per l’energia pulita, elemento fondamentale di una crescita sostenibile.

Sull’argomento, l’agenzia di stampa britannica Reuter ha anticipato ieri un documento congiunto che Stati Uni e Messico intendono presentare al vertice del g20 (il gruppo che comprende le economie più ricche e quelle emergenti), in calendario il 24 e il 25 settembre a Pittsburgh, in Pennsylvania. Nel documento si chiede che i Paesi ricchi finanzino quelli più poveri perché possano combattere con maggiore efficacia l’effetto serra. Stati Uniti e Messico, due Paesi considerati grandi inquinatori, suggeriscono l’istituzione di una sorta di fondo verde al quale, oltre ai Paesi industrializzati tradizionali, dovrebbero partecipare anche quelli emergenti come India e Cina.

© L’Osservatore Romano

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