L’inutilità delle staminali che sacrificano embrioni umani

ZI08031709 – 17/03/2008

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L’inutilità delle staminali che sacrificano embrioni umani

Intervista a Mons. Ignacio Carrasco De Paula, Direttore dell’Istituto di Bioetica dell’Università Cattolica Sacro Cuore *

di Paolo Centofanti, Direttore SRM – Science and Religion in Media

ROMA, lunedì, 17 marzo 2008 (ZENIT.org).- A fronte dei problemi pratici ed etici legati alla produzione di cellule staminali embrionali, occorre puntare su tecniche alternative come la riprogrammazione di cellule staminali adulte fino al raggiungimento di uno stadio simil-embrionale di pluripotenza.

Ad affermarlo in questa intervista a ZENIT è monsignor Ignacio Carrasco de Paula, Direttore dell’Istituto di Bioetica dell’Università Cattolica Sacro Cuore e Ordinario di Bioetica nella Facoltà di Medicina.

Una equipe giapponese, guidata da Shinya Yamanaka, dell’Università di Kyoto, è riuscita di recente nell’intento di portare le cellule staminali adulte ad uno stadio molto vicino alla totipotenza tipica delle cellule dell’embrione precoce.

Monsignor Carrasco de Paula, Cancelliere della Pontificia Accademia per la Vita, sostiene che le staminali prodotte attraverso la tecnica di Yamanaka potrebbero essere più facili da controllare, evitando la formazione di tumori.

Come nasce l’Istituto di Bioetica e qual è la sua missione?

Mons. Carrasco de Paula: L’Istituto, che è parte della Facoltà di Medicina, è nato praticamente come una derivazione di natura istituzionale e accademica del Centro di Bioetica, che era stato istituito circa venti anni fa. L’essere una istituzione accademica è la sua caratteristica fondamentale. Abbiamo quindi un compito di insegnamento nell’ambito della Facoltà di Medicina, un compito di ricerca, e un compito di consulenza su temi bioetici. Da questo punto di vista, il nostro partner principale, per così dire, è quindi l’Ospedale Agostino Gemelli, l’ospedale universitario della Facoltà di Medicina. Fondatore del Centro e dell’Istituto è stato monsignor Elio Sgreccia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, e una delle più importanti personalità nel mondo della bioetica italiana.

Cosa vi ha spinto a creare un Istituto di Bioetica?

Mons. Carrasco de Paula: Direi un bisogno fondamentale per una Facoltà di Medicina. Vi sono poche Facoltà con un insegnamento di bioetica, almeno in Italia. La nostra è stata senza dubbio la prima ad avere inserito questo insegnamento, prima con dei corsi singoli, fino ad arrivare poi a costituire appunto un Istituto.

Una delle ragioni fondamentali è stato poi l’indirizzo generale dell’Università Cattolica, ovvero l’interesse per argomenti di grande rilevanza da un punto di vista accademico, universitario, ma anche sociale e culturale. E la bioetica attualmente è considerata uno degli elementi fondamentali di una società e di una nazione.

Può commentarci le recenti notizie sugli studi e le tecniche per la “produzione” di cellule staminali: la “regressione” di cellule epiteliali, oppure la “produzione” di staminali embrionali tramite una vera e propria clonazione?

Mons. Carrasco de Paula: Tra queste tre tecniche, quella che mi sembra più interessante è senz’altro la prima, sviluppata dal Professor Yamanaka, utilizzando cellule del tessuto epiteliale. Ho avuto anche la fortuna di conoscere Yamanaka, quando a settembre del 2006 ha presentato queste sue ricerche a Roma, in un congresso organizzato in collaborazione tra la FIAMC e la Pontificia Accademia per la Vita.

Un mese fa, una delle pubblicazioni più prestigiose in questo campo, “Cell Proliferation”, ha pubblicato gli atti del congresso. Mi sembra sia una tecnica innovativa, che apre delle nuove prospettive.

Quanto alla seconda, la clonazione in sé e l’utilizzo di cellule embrionali costituiscono un problema molto serio. Direi poi che in questo, come in tutti i campi di ricerca di eccellenza, è necessaria la virtù della pazienza, non si possono bruciare le tappe.

Prima di tutto, occorre seguire procedure specifiche, necessarie quando si fa sperimentazione su esseri umani, che come tali devono essere prima di tutto rispettati.

D’altra parte, qui nella Facoltà si lavora molto sulle cellule staminali. Abbiamo diversi istituti, in collaborazione tra loro e con l’esterno. Abbiamo istituito infatti anche un Centro Coordinatore delle ricerche su cellule staminali. Tutte attività di altissimo livello, i cui risultati applicativi però saranno possibili solo con il tempo.

Cosa risponderebbe a chi, in ambienti “laici” solleva l’obiezione che le staminali ottenute da cellule epiteliali con regressione indotta potrebbero dare origine a teratomi?

Mons. Carrasco de Paula: Questa è una obiezione che mi lascia molto perplesso, soprattutto considerando che in genere arriva proprio da chi sostiene a oltranza l’assoluta necessità di sperimentare su cellule di origine embrionale, ottenute quindi attraverso la distruzione di embrioni, creati anche appositamente per questo scopo.

Infatti, vi è una evidenza scientifica che siano invece proprio le cellule staminali embrionali quelle che possono produrre dei tumori. Mentre invece per la tecnica di Yamanaka questo rischio è ancora da dimostrare; e data la natura delle cellule staminali “prodotte” con questa tecnica, probabilmente sarà molto più semplice controllarle ed evitare eventuali effetti indesiderati.

Quanta disinformazione, a volte anche voluta, o quanta informazione errata viene diffusa su questi temi?

Mons. Carrasco de Paula: Questo è un tema molto delicato, e di proporzioni molto ampie, più di quanto si creda. Non amo molto parlare di questi aspetti, ma a volte è necessario. Per fare un esempio, recentemente è stato fatto un controllo tramite il quale sono state calcolate circa 8 milioni di pubblicazioni in campo biomedico, negli ultimi anni; un lavoro impressionante, anche per la necessità di controllare la qualità di queste pubblicazioni, le possibili ripetizioni, gli eventuali falsi, eccetera.

Ne abbiamo avuto esperienze concrete anche recentemente: è chiaro che non bisogna considerare vero tutto ciò che viene pubblicato. Purtroppo gli interessi, soprattutto di tipo economico, sono talmente forti da spingere alcuni a non rispettare la realtà; a dire ciò che può essere loro utile, non la verità.

Nei giorni scorsi il Pontefice è tornato a parlare della necessità di difendere la sacralità della vita…

Mons. Carrasco de Paula: Certamente, e non è una posizione solo del Santo Padre o della Chiesa Cattolica; esiste ad esempio un Comitato Etico Internazionale, quello della Associazione Medica Mondiale, per il quale da molti anni presto la mia collaborazione. Diciamo che su circa venticinque advisor, io sono l’unico sacerdote e i cattolici in totale sono due o tre, solo una minoranza.

Nel Comitato, uno dei principi ispiratori è proprio il principio della sacralità della vita, e non solo su basi religiose: i non credenti sono infatti la stragrande maggioranza. La sacralità della vita non è un concetto di lettura esclusivamente religiosa, e sta anche ad indicare che non si può fare ciò che si vuole: la vita è sacra, e quindi va rispettata.

Credo sia anche importante il fatto che quando questo principio viene sostenuto dall’autorità morale e religiosa del Santo Padre, il Pontefice non usi un linguaggio per pochi e non si rivolga soltanto ai credenti.

Un’altra dimostrazione che non sia necessario rifarsi alla religione, deriva dai recenti pronunciamenti, qui in Italia, di grandi personalità, di uomini di cultura, della scienza, anche dei mezzi di opinione pubblica, di sostegno, e di adesione a questo principio, senza radici o legami religiosi. Possiamo anche richiamarci alla stessa cultura e tradizione romana, ad esempio a Cicerone, che era vicino a queste posizioni

Una notizia di questi giorni è la realizzazione di un embrione, con geni di tre persone.

Mons. Carrasco de Paula: Sì, una notizia potrei dire che fa parte più dell’ambito delle notizie che di quello scientifico. E’ stata diffusa in tutto il mondo, proprio perché ormai la ricerca scientifica è vista più come una serie di risultati eclatanti, e stavolta è stata questa a  “raggiungere” e interessare la stampa e la televisione.

Mentre ovviamente i risultati “normali” in genere non hanno l’attenzione di nessuno. Questa “novità” dell’embrione con i geni di tre persone differenti (un uomo e due donne), sinceramente mi sembra una specie di artificio, che non ha, né adesso né in futuro, altro scopo che quello di richiamare l’attenzione. Un po’ come la famosa regola per cui il cane che morde l’uomo non fa notizia, mentre l’uomo che morde il cane sì, e interessa.

Quindi addirittura siamo arrivati non solo alla spettacolarizzazione dell’informazione sulla ricerca, ma alla ricerca che diventa essa stessa spettacolare?

Mons. Carrasco de Paula: Purtroppo mi sembra sia così. Cosa potremo aspettarci? Che la prossima volta si aumenti il numero delle, chiamiamole così, differenti fonti genomiche, passando da tre a quattro, a cinque fonti genomiche, ogni volta nel modo più difficile? Anche nel caso questa sperimentazione fosse stata realizzata, come dichiarato dai suoi autori, per evitare la trasmissione di malattie ereditarie, uno scopo positivo, la via da seguire deve comunque essere assolutamente diversa.

Mi collego anche a quanto dicevo all’inizio, sulla pazienza nelle ricerche. Sono molti anni che siamo impegnati, stiamo lottando in queste ricerche; possiamo anche permetterci di attendere qualche anno in più, muovendoci con senso etico, e senza recare danni, anche molto gravi, ad esseri umani, o peggio sopprimere vite umane.

* n.d.r.: Mons. Ignacio Carrasco De Paula, già Direttore dell’Istituto di Bioetica dell’Università Cattolica Sacro Cuore, è attualmente Presidente della Pontificia Accademia per la Vita

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