Lo sviluppo della vita umana, terreno d’incontro tra scienza e fede

ZI07112614 – 26/11/2007

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Lo sviluppo della vita umana, terreno d’incontro tra scienza e fede

Conclusioni del Congresso Internazionale “Ontogenesi e vita umana”

Di Paolo Centofanti, Direttore SRM – Science and Religion in Media

ROMA, lunedì, 26 novembre 2007 (ZENIT.org).- Lo sviluppo della vita umana è diventato il terreno d’incontro tra scienza e fede, come ha dimostrato il Congresso Internazionale “Ontogenesi e vita umana”, che si è tenuto a Roma dal 15 al 17 novembre, presso il Pontificio Ateneo “Regina Apostolorum”.

Nell’incontro, presentato da padre Pedro Barrajón, LC, Rettore dell’Ateneo, hanno preso la parola l’Arcivescovo Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, e il Vescovo Elio Sgreccia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita.

Il congresso è stato organizzato dallo STOQ (Science, Theology and the Ontological Quest), il Progetto interdisciplinare di studio sul rapporto tra Scienza e Fede, coordinato dal Pontificio Consiglio della Cultura e sostenuto dalla John Templeton Foundation, in collaborazione con varie università pontificie di Roma.

L’ontogenesi (espressione creata nel 1866 dal biologo tedesco Ernst Haeckel), ovvero  l’insieme dei processi tramite il quale si compie lo sviluppo biologico dell’embrione, ha rilevanza sia dal punto di vista biologico (per l’evoluzione progressiva dell’embrione, che si conclude con lo sviluppo completo di un individuo e con la nascita) e genetico (per la progressiva “organizzazione” e conformazione dell’embrione alle informazioni contenute nel proprio patrimonio genetico), che dal punto di vista filosofico, religioso, etico.

Nell’incontro si sono discusse: le questioni fondamentali sulla “identità” dell’embrione,  nelle varie fasi di sviluppo; le conseguenze etiche di tali differenti concezioni; e le conseguenti scelte mediche (in tema di aborto), di ricerca (scelta morale tra ricerche su cellule staminali embrionali o cellule staminali adulte), di assistenza alla vita (terapie sul feto, eutanasia prenatale o neonatale).

A questo proposito nella sua relazione introduttiva monsignor Gianfranco Ravasi ha spiegato che l’uomo “non può essere considerato solo come un mero dato biologico o come una figura angelica”, ma è invece definito da una unione “tra finitudine e trascendenza”.

Oggi, ha sottolineato il presule, è necessario “più che mai cercare quella visione integrale e organica del sapere, auspicata da Giovanni Paolo II nell’Enciclica Fides et Ratio, una sorta di nuovo Quadrivio per il Terzo Millennio.”

Monsignor Ravasi ha proseguito citando anche il Salmo 139, che mostra come la Sacra Scrittura già spiegasse la realtà dell’ontogenesi in termini non solo religiosi e filosofici, ma quasi scientifici: “Sei tu che hai creato i miei reni, mi hai intessuto nel grembo di mia madre… Il mio scheletro non ti era nascosto quando fui confezionato nel segreto, ricamato nelle profondità della terra. Anche il mio embrione i tuoi occhi l’hanno visto”.

“Il passo – ha spiegato monsignor Ravasi – è potente nella sua forza evocatrice e allusiva. Dio delinea i giorni dell’uomo prima ancora che essi esistano. Al Creatore non solo non è celato o estraneo quel piccolo germe di vita che è il feto, ma egli è anche capace di perlustrare da signore il futuro che ancora non è.”

La Bibbia mostra quindi che “la finalità dell’embrione è netta: si tratta di un’unità inscindibile, di un processo unitario e coerente, compatto e armonico con la meta da raggiungere, quella della persona umana”.

“La vera alternativa – ha spiegato poi – non è tra evoluzione e creazione, ma tra visione di un mondo in evoluzione, dipendente da Dio creatore secondo un suo disegno, e visione di un mondo autosufficiente, capace di crearsi e di trasformarsi da sé per eventi puramente immanenti”.

Nel prendere la parola monsignor Elio Sgreccia ha spiegato che il tema dell’ontogenesi è reso oggi complicato “dalle biotecnologie”, caratterizzate dalla “capacità di provocare profonde trasformazioni”, e che “si spingono al punto di entrare nella genesi produttiva e riproduttiva dell’essere vivente”.

“L’esigenza di connessione tra filosofia e biologia è sempre più sentita, ma non ancora sufficientemente sviluppata”, mentre invece oggi “abbiamo bisogno di porre la domanda filosofica dentro il fenomeno stesso della vita biologica”, sia essa vita animale o, a maggior ragione “bios umano”, ha continuato.

La riflessione sull’ontogenesi, secondo il presule, “richiede anche l’apporto delle scienze giuridiche e sociali”, per “la presenza dell’uomo nella società”.

“Parlare di ontogenesi – ha proseguito – vuol dire perciò aprire un dialogo pluridisciplinare, che richiede una continua reintegrazione di saperi, i quali non possono essere però semplicemente giustapposti”.

Quanto all’ontogenesi, l’essere umano, ha poi spiegato monsignor Sgreccia, ha ragione d’essere per se stesso, ha un proprio “actus essendi”, ed è quindi, per dirla come Aristotele, non un accidente (“ciò che non è in grado di esistere da solo”), ma una “sostanza”.

“A partire dalla fertilizzazione – ha spiegato – si costruisce una realtà che esiste per sé, che ha un suo atto sostanziale proprio e un attività autopoietica”. E’ “un organismo vivente e individualizzato”, caratterizzato da “finalismo e sviluppo ininterrotto” che rivelano in lui “la presenza della spiritualità, cioè di un’anima spirituale”.

L’individuo umano non può quindi non essere considerato persona, per il proprio finalismo e perchè “dotato di un logos, ovvero di ragione e di linguaggio”. Logos che è parte essenziale della natura della persona e non una qualità accessoria, ha spiegato.

“La sostanzialità ontologica che si rivela nella continuità dello sviluppo, garantisce la presenza in sé del logos, fin dall’inizio dell’esistenza e fin dal costituirsi dell’essere individuale”, ha continuato.

Da queste conclusioni derivano anche “la tesi fondamentale sostenuta in questi anni dalla Pontificia Accademia per la Vita sul riconoscimento della qualifica di persona da attribuire anche all’embrione umano” e la dichiarazione “Donum Vitae” , che secondo monsignor Sgreccia “conferma queste tesi” ed “esige dal punto di vista etico il rispetto come persona anche per l’embrione”.

[Gli abstract dei diversi interventi al congresso possono essere letti all’indirizzo: http://www.srmedia.org/ontogenyandhumanlife/ontogenyandhumanlife.html]

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