László Földényi: perché anche i non credenti non possono negare l’idea di Dio

Se un non credente, un uomo di cultura come László Földényi, in una intervista ad Avvenire si dichiara “persona non religiosa” e allo stesso tempo afferma la necessità dell’idea di Dio e della metafisica, c’è da credere che non sia un parere interessato o di parte, quanto la matura riflessione di un acuto intellettuale, che pur non conoscendo Dio sente che “tutti i momenti importanti” della sua esistenza “sono stati religiosi”. Perché “anche se non si ha fede in Dio, ciascuno di noi fa l’esperienza ricorrente, insita nella vita umana, di una profonda coerenza oltre le strutture sociali ed economiche”; ciò che possiamo definire metafisica.

Per Földényi, che parla anche dell’iniziativa del Cortile dei gentili, che vuole facilitare l’incontro intellettuale tra credenti e non credenti, il millennio attuale “contrasta con la tradizione greca che ha continuato a vivere grazie al cristianesimo”, e “dichiara guerra ad ogni trascendenza”. Dobbiamo quindi partire nuovamente dal conosci te stesso e dal niente senza misura, “parole incise sull’oracolo di Delfi”, e dobbiamo tenere “vivo l’antico senso della metafisica, compito comune a cristiani e atei”. Perché oggi “la linea di demarcazione non passa fra credenti e non credenti, bensì fra chi nega ogni tipo di metafisica e quanti cercano di tenerne vivo il senso”, e la stessa “libertà individuale risulta vera quando si accetta la sua dipendenza dalla trascendenza”.

Link Avvenire

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