La scienza finisce con l’umiliare sé stessa se manipola la vita umana

Così il Cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana, si è espresso nella sua lectio magistralis sul tema Scienza e fede, vie per la formazione dell’uomo da lui tenuta all’Università di Perugia l’11 marzo scorso.

Dopo la prolusione del pro-rettore dell’ateneo, il prof.  Antonio Pieretti, il porporato ha spiegato che mentre “non è possibile separare nettamente la riflessione sulla scienza da quella sulla tecnologia in forza della loro intrinseca relazione, anche se la prima è più di ordine teoretico, mentre la seconda più di ordine pratico”, se in tale riflessione ci riferiamo al Magistero della Chiesa dobbiamo distinguere “due ambiti problematici: il rapporto della scienza con la verità e il rapporto tra scienza e fede”. Per entrambi il punto focale è “se la scienza abbia la funzione e la possibilità di scoprire la verità delle cose come sono, oppure se abbia lo scopo puramente pratico di assicurare il controllo, il funzionamento dei fenomeni secondo una concezione strumentale della scienza”.

Quando però la scienza, come nel secondo caso,  diviene sola tecnica, e vuole spingersi a controllare e manipolare la stessa natura dell’uomo, in una “smania” di “dominare e manipolare fino all’estremo della vita umana, nel sacrario del suo principio e nel mistero del suo concludersi”, finisce con il determinare “un atteggiamento strumentale che, mentre non rispetta correttamente la natura, umilia anche se stessa”.

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