Nature: dieci notizie di scienza

La rivista scientifica Nature ha pubblicato l’elenco delle dieci più importanti notizie di scienza apparse quest’anno, scelte dai lettori, la Readers’ Choice of Top Science Stories of 2013.
Ne citiamo alcune, in un ideale riepilogo di alcuni tra i maggiori avvenimenti scientifici dell’anno che si sta concludendo.
In cima all’elenco troviamo la conferma teorica, realizzata attraverso simulazioni, della teoria che l’Universo sia un ologramma; due articoli scientifici pubblicati su arXiv da un gruppo di ricercatori dell’Università di Ibaraki, Giappone, guidati dal professor Yoshifumi Hyakutake. I due studi, destinati a fare scalpore, spiegano come gli scienziati avrebbero confermato tale ipotesi attraverso la dimostrazione che una teoria della gravità in un sistema a dieci dimensioni permette di effettuare le stesse predizioni della fisica quantistica standard applicata in un sistema con un minor numero di dimensioni.
Al quarto posto la scoperta del più grande vulcano del nostro pianeta, fortunatamente non attivo da 130 milioni di anni, situato nel nord ovest dell’Oceano Pacifico, a 1600 chilometri dal Giappone: è il vulcano sottomarino Tamu Massif, e ha dimensioni paragonabili a quelle del Monte Olimpo su Marte.
Al quinto una ipotesi che potrebbe superare il tradizionale Big Bang come spiegazione del nostro Universo tridimensionale in espansione. Riprendendo una teoria formulata nel 2000 da un gruppo di studiosi, tra cui il fisico Gia Dvali, l’astrofisico Niayesh Afshordi, del Perimeter Institute for Theoretical Physics di Waterloo, Canada, e altri suoi colleghi, hanno pubblicato uno studio, sempre su arXiv, che teorizza invece un universo quadridimensionale.
In una tale realtà, per noi che vediamo appunto solamente tre dimensioni, il Big Bang sarebbe solamente un miraggio, derivante dal collassare su sé stessa di una stella, e quella che a noi appare come una progressiva espansione dipenderebbe dall’essere il nostro solo un frammento di un più vasto universo a quattro dimensioni.
Al settimo posto le indicazioni avute da analisi genetiche sulle probabilità di antichi incroci fertili tra Neanderthal, umani moderni, Uomini di Denisova e altre popolazioni arcaiche.
Rimandiamo all’articolo originale con la top list completa su Nature.

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