NASA. Lo scioglimento dei ghiacciai artici accelera il riscaldamento globale

NASA Goddard Scientific Visualization Studio Cindy StarrUn recente studio sostenuto da scienziati della Scripps Institution of Oceanography, dell’Università della California, San Diego, mostra che la progressiva riduzione dei ghiacciai dell’Oceano Artico sta causando anche un ulteriore aumento delle temperatura dell’Artide e, conseguentemente, dell’intero pianeta. Il fenomeno è dovuto alla riduzione dell’albedo, ovvero del potere riflettente della superficie terrestre in quell’area: la superficie bianca dei ghiacciai che si sciolgono viene progressivamente sostituita dalla superficie scura del mare, diminuendo così di molto la riflessione dell’energia solare verso lo spazio, e conseguentemente aumentandone l’assorbimento da parte della Terra.
Sono trascorsi 45 anni da quando Mikhail Budyko and William Sellers avanzarono l’ipotesi che lo scioglimento dei ghiacciai della Regione Artica avrebbe ulteriormente accelerato il riscaldamento globale. Oggi, in base ai dati calcolati dai ricercatori, l’albedo globale dell’Artico si sarebbe ridotta dal 52 al 48 per cento tra il 1979 e il 2011, interessando una superficie che è il doppio di quanto era stato rilevato in ricerche precedenti.
Sostenuto dalla National Science Foundation e pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences, lo studio è stato realizzato dai climatologi Ian Eisenman e Veerabhadran Ramanathan, coadiuvati da Kristina Pistone.  Il gruppo di studio ha utilizzando i dati degli strumenti CERES – Clouds and Earth’s Radiant Energy System, che equipaggiano numerosi satelliti NASA che monitorano il pianeta. Tra questi i satelliti TRMM – Tropical Rainfall Measurement Mission, Terra, Aqua, e Suomi NPP – NASA-NOAA’s Suomi National Polar-orbiting Partnership.
La temperatura dell’Artide dal 1970 ad oggi è cresciuta di due gradi centigradi, e nello stesso periodo l’estensione minima del ghiaccio sul mare artico si è ridotta del 40 per cento.
Questo l’articolo originale sul sito della NASA.

 

 


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