Luca Parmitano: lo spazio ha orizzonti, non confini

Luca Parmitano, maggiore dell’Aeronautica Militare Italiana è uno degli astronauti italiani selezionati dall’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea, per missioni nello spazio.

Nel maggio del 2013 è decollato dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan, a bordo della navetta Sojuz, per arrivare alla ISS – la Stazione Spaziale Internazionale, dove ha trascorso circa sei mesi. Oltre alle consuete attività scientifiche e tecniche previste da queste missioni, nel periodo a bordo della ISS ha anche effettuato, primo tra gli italiani, due attività extraveicolari, il 9 e il 16 luglio. Nel corso della seconda, ha avuto purtroppo un pericoloso inconveniente: per un problema tecnico era entrata acqua nel suo casco, in una quantità tale che avrebbe potuto mettere a rischio la sua stessa sopravvivenza. L‘addestramento svolto sulla Terra e il sangue freddo, suo e dei suoi colleghi, ha fortunatamente impedito danni gravi, costringendo solamente ad interrompere anticipatamente l’attività extraveicolare.

Tornato sulla Terra, Parmitano ha voluto parlare della sua esperienza, come uomo e come astronauta: un modo sia per raccontare la parte tecnica della sua missione nello spazio, sia condividere quanto ha provato in quei mesi, a tu per tu con il mistero e l’immensità del cosmo. Ne ha parlato anche in questi giorni in una intervista al SIR – Servizio di Informazione Religiosa, spiegando anche di voler coinvolgere le persone per far loro capire cosa significhi vivere e lavorare nello spazio dal punto di vista scientifico, professionale, emotivo, umano. In una dimensione in cui “non ci sono confini, soltanto orizzonti”, e dove sembra veramente riduttivo e limitato pensare che non esistano forme di vita extraterrestri, simili o differenti dalla nostra, in altri pianeti, sistemi solari o galassie.

E anche se non pensa sia opportuno parlare di una dimensione privata come quella della propria fede, ha spiegato di vivere la propria spiritualità pensando che Dio vada cercato non nello spazio infinito, dove istintivamente saremmo portati a volgere il nostro sguardo, ma “nell’infinitamente piccolo, dentro di noi”.

Link SIR

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