La Teoria del Tutto, tra scienza, speranza, fede

La Teoria del TuttoIl cinema, grazie alle sue tecniche, potenza narrativa e capacità espressiva, non è solo un mezzo per rendere reale, in immagini, la fantasia; è pure uno strumento privilegiato per rappresentare la realtà, descriverla, interpretarla; per raccontare la storia umana e le opere di coloro che l’hanno costruita: statisti, condottieri, eroi, esploratori, artisti, ma anche scienziati e inventori. Perché di scienza e degli uomini che le si sono dedicati, il cinema ha parlato spesso, più di quanto comunemente non si creda.

Non casualmente in questa stagione tre film, due dei quali candidati ai Premi Oscar, hanno proprio la scienza come tema portante. Interstellar, epico film di fantascienza di Cristopher Nolan, con Matthew McConaughey, Anne Hathaway, Jessica Chastain, Michael Caine, John Lithgow, in sospeso tra filosofia, fede, fisica quantistica e teoria dei multiversi; per molti ingiustamente non è stato candidato agli Oscar. The Imitation Game, di Morten Tyldum, con Benedict Cumberbatch e Keira Knightley, dedicato alla vita del matematico e crittografo Alan Turing, sullo sfondo della seconda Guerra Mondiale.

In questo articolo parleremo invece de La Teoria del Tutto – The Theory of Everything, film di James Marsh, con Eddie Redmayne e Felicity Jones; è in concorso agli Oscar per il miglior film, attore protagonista, attrice protagonista, sceneggiatura non originale e colonna sonora. Dedicato alla vita del grande fisico teorico Stephen Hawking, è basato sulla sua biografia scritta dalla ex moglie Jane Wilde Hawking: Verso l’infinito – Travelling to Infinity: My Life With Stephen.

Oltre alle candidature già citate, è già stato premiato ai BAFTA – British Academy Film Awards come miglior film britannico, come miglior sceneggiatura non originale di Anthony McCarten, e ha visto assegnare il premio di miglior attore protagonista al giovane Eddie Redmayne, premiato anche ai Golden Globe per la sua intensa recitazione, che a tratti lo rende anche indistinguibile dal vero Hawking.

Il film è notevole per regia, sceneggiatura, fotografia, bravura degli interpreti, ambientazioni. Racconta la vita di Hawking, come uomo e come scienziato, a partire dal 1963, anno in cui, a soli 21 anni, è all’Università di Cambridge per il suo dottorato (aveva iniziato il college a 17 anni). Qui durante una festa conosce Jane Wilde, studentessa di lettere, con cui si fidanza; inizia però anche ad accusare seri sintomi della sua malattia, che gli viene poco dopo diagnosticata come malattia del motoneurone, una degenerazione progressiva che, secondo il medico che lo esamina, gli lascia solo due anni di aspettativa di vita. Decide di abbandonare gli studi la fidanzata, la quale però dopo non pochi sforzi lo convince ad affrontare insieme la malattia, a completare il dottorato e a voler vivere, come poi avverrà, nonostante le pessimistiche previsioni dei medici.

Una delle ragioni della bellezza del film, è proprio in questo, nel vedere come la forza di volontà, la speranza e la fede (Felicity è una forte credente) possano andare oltre i limiti che l’esistenza, le vicende umane, in certi casi pure la salute, impongono agli uomini, e alla reale possibilità di superare tali limiti, come la storia stessa di Hawking e di sua moglie ci dimostrano. Lo stesso Hawking nel film dichiara: “Non ci dovrebbero essere limiti alla ricerca umana. Siamo tutti diversi. E per quanto la vita possa sembrare cattiva, c’è sempre qualcosa che si può fare. Finché c’è vita, c’è speranza”.

La dimensione della fede si concretizza anche nel costante confronto tra la visione di Felicity, che crede in Dio, e quella di Stephen, che al contrario, anche per formazione e professione, razionalizza, e spiega ad esempio più volte che, come scienziato, ha il dovere di prescindere dall’idea dell’esistenza di Dio, perché diversamente le ricerche e le teorie scientifiche ne sarebbero condizionate, mentre devono essere intellettualmente e logicamente libere. In realtà, quando verso la fine del film Hawking completa uno dei suoi libri più importanti, anticipa alla già ex moglie, rendendola felice, un passaggio in cui non esclude affatto l’esistenza di Dio.

Altra costante del film è l’obiettivo del grande scienziato di trovare una spiegazione matematica al tempo e al tutto, condensata nella frase “La dimostro. Dimostrerò con una singola equazione che il tempo ha avuto un inizio. Non sarebbe grandioso, professore? Un’unica, semplice, elegante equazione per spiegare tutto”.

Immagine: cortesia Universal Pictures

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