Le tecniche per conservare e illuminare la Sindone

sindone sacro teloLa Sindone di Torino è una sfida alla scienza e alla tecnologia non solo per i continui tentativi di svelarne i meccanismi alla base della formazione dell’immagine, o di riprodurla con tecniche estremamente sofisticate e complesse. Lo è anche per la necessità di individuare e realizzare sia gli strumenti più adatti per conservarla, evitandone il degrado dovuto ad agenti biologici e chimici, e alla stessa aria che noi normalmente respiriamo; sia i modi più opportuni per illuminarla, esaltando le caratteristiche dell’immagine, la sua visibilità, e evitando di danneggiarla sottoponendola a fonti luminose di intensità e caratteristiche non adatte.

DI questi temi si è parlato giovedì 11 giugno nel seminario scientifico Scienza e Tecnica dietro l’Ostensione, che ha visto riunite aziende e istituzioni scientifiche che forniscono sostegno tecnologico all’Ostensione 2015: INRIM – Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica di Torino, che dal 1978 definisce l’illuminazione del Sacro Telo; Politecnico di Torino, Fondazione Hruby, Cardiac Science, Thales Alenia Space, Leonardo 3 Metrology, Rivoira, Nimbus, Hub09.

L’evento si è svolto nella Sala Stampa dell’Ostensione, presso il Seminario Metropolitano di Torino, e ha visto gli interventi tra gli altri di Elide Tisi, presidente del Comitato organizzatore dell’Ostensione e Vicesindaco di Torino, e di Maurizio Baradello, direttore generale del Comitato organizzatore dell’Ostensione.

Paola Iacomussi dell’INRIM ha illustrato le difficoltà di illuminazione della Sindone per l’Ostensione, e ha spiegato le tecniche e tecnologie utilizzate. Massimo Inguscio, presidente INRIM ha spiegato come l’illuminazione attuale non superi i 15 lumen, rimanendo “del 70% al di sotto del livello di sicurezza previsto”.

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