Per Fabiola Gianotti, nuovo direttore del CERN, scienza e fede non sono incompatibili

fabiola gianotti cern lhc large hadron colliderLa notizia attuale è che il fisico italiano Fabiola Gianotti dal 1 gennaio 2016 ha ufficialmente iniziato il proprio mandato quinquennale di direttore generale del CERN – Conseil européen pour la recherche nucléaire, il più importante centro internazionale di ricerca sulla fisica nucleare, con sede a Ginevra, Svizzera. Un incarico in realtà già annunciato il 4 novembre del 2014 (vedi SRM), e formalizzato nel dicembre successivo, e che in Gianotti vede la prima donna ad assumere tale prestigioso ruolo.

Nata il 29 ottobre 1962 a Roma, laureata in fisica sub-nucleare all’Università Statale di Milano, dove ha anche ottenuto il dottorato di ricerca nel 1989, Gianotti è membro del comitato consultivo per la Fisica del Fermilab, Stati Uniti, e membro della Classe di scienze fisiche dell’Accademia Nazionale dei Lincei. La sua attività di ricerca al CERN è partita nel 1987, lavorando a vari importanti progetti, quali LEP, Aleph e SPS – Super Proton Synchrotron, fino ad approdare all’LHC – Large Hadron Collider, di cui è stata anche spokesperson per il progetto ATLAS.

La notizia meno attuale, ma molto significativa, risale invece al dicembre del 2014, quando poche settimane dopo la nomina, Gianotti ha avuto modo di dichiarare al quotidiano La Repubblica, la propria visione, come credente e come ricercatrice, su quale sia il possibile reciproco equilibrio tra religione e scienza. Una visione nuovamente espressa poco dopo, a gennaio del 2015, durante nella trasmissione Otto e Mezzo su La7.

Prendendo spunto dalla ricerca effettuate proprio dall’LHC sul Bosone di Higgs, da alcuni definito la particella di Dio, perché teoricamente in grado di spiegare le basi fondamentali della materia e l’origine dell’Universo, Gianotti ha sottolineato che in realtà “la fisica non potrà mai rispondere alla domanda”: esiste Dio ? La stessa denominazione di particella di Dio, ad indicare il Bosone di Higgs non ha alcun senso, e non è opera di scienziati, quanto dei mezzi di comunicazione: “mai uno scienziato ha avuto l’ardire di definirla così. Lo dobbiamo all’editore del libro scritto dal premio Nobel Leon Lederman. Voleva rivestire l’opera con un velo letterario di sicuro effetto. Lederman aveva suggerito un altro titolo, La particella dannata, perché ci aveva fatto disperare, l’avevamo cercata per decenni. È senza dubbio una particella speciale, ma avvicinarla a Dio è una sciocchezza”.

Il nuovo direttore del CERN ha anche spiegato che “scienza e religione sono discipline separate, anche se non antitetiche”, e che “si può essere fisici e avere fede oppure no”, non c’è alcuna incompatibilità tra lo studiare le leggi della fisica e credere in un Dio creatore. Sicuramente, è però “meglio che Dio e la scienza mantengano la giusta distanza”.

Nell’intervista a Repubblica, Gianotti aveva anche parlato della materia oscura, definendola “misura della nostra ignoranza”, perché “Nessuna particella elementare fin qui scoperta presenta le caratteristiche della materia oscura”. Abbiamo quindi necessità di ipotizzare “una teoria più ricca, come quella della super simmetria, ma, chissà? magari la natura ha segretamente in serbo un’altra soluzione”.

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