Perché scienza e fede non sono in opposizione

rosalind picardAbbiamo più volte spiegato come la ricerca scientifica, o la scienza teorica, non siano necessariamente sempre contrapposte alla religione, o ad esempio alla fede cattolica. Ricordando anche come, nella storia della scienza, siano molti gli scienziati credenti, anche molto famosi e importanti per il progresso della conoscenza umana. E come molti siano stati gli studiosi allo stesso tempo sacerdoti: persone che hanno scelto di dedicare le proprie esistenze a Dio e allo studio del Creato.

Argomenti di cui si è parlato recentemente negli stati uniti nel forum culturale Veritas, a cui hanno preso parte quattro studiosi. Due del MIT – Massachusetts Institute of Technology: Rosalind Picard, vedi immagine, fondatore e direttore del gruppo Affective Computing Research, e Ian Hutchinson professore di Scienza e ingegneria Nucleare. Gli altri due partecipanti sono invece docenti dell’università di Harvard: Tyler VanderWeele, professore di Epidemiologia, e Nancy E. Hill, psicologa dello sviluppo e professore alla Harvard Graduate School of Education.

I ricercatori, facendo anche riferimento alla propria personale fede e esperienza, hanno raccontato al pubblico intervenuto come non vi sia incompatibilità alcuna tra scienza e religione. Rosalind Picard, come riferisce il blog godreports.com, in particolare ha affermato che “Le persone che pensano di non potersi confrontare con la fede in realtà ingannano solamente se stessi”, e che inevitabilmente “tutte le persone nel campo della scienza devono accettare qualcosa dalla fede”. ne deriva che la domanda non è se sia possibile fare scienza e credere in Dio. Da un tale punto di vista, invece la corretta “domanda è: quali sono le prove per questo, e accettate il tipo di prova che non sia scientifica?”

Sulla stessa linea di pensiero, Ian Hutchinson ha ad esempio ricordato le figure di scienziati famosi che allo stesso tempo erano anche cristiani credenti: “Se si pensa a James Clerk Maxwell o Michael Faraday o Arthur Eddington o Robert Boyle o Newton” o altri studiosi di tale livello, parliamo “di persone che non erano atei”, ma erano invece “cristiani profondamente credenti”.

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