20 luglio 1969: l’uomo sulla Luna

Sono trascorsi quasi 50 anni da quando il primo essere umano ha posato il proprio piede sulla superficie del nostro satellite. Era la notte tra il 20 e il 21 luglio 1969, quando Neil Armstrong, comandante della missione Apollo 11, alle 5.56 ora italiana scese sul suolo lunare dalla scaletta del LEM – Lunar Excursion Module. In tutto il mondo centinaia di milioni di spettatori seguivano l’evento in televisione, allora nel nostro paese in bianco e nero.

Da quel giorno il mondo non fu più lo stesso, e cominciammo tutti a capire quanto fossero piccole e relative le dimensioni del nostro pianeta, confrontandole con l’infinito del cosmo. Armstrong e Edwin Buzz Aldrin furono i primi astronauti a camminare sulla Luna, mentre il loro collega  Michael Collins orbitava attorno al satellite a bordo del modulo comando. Erano partiti dalla Terra quattro giorni prima, il 16 luglio, decollando con il razzo Saturn V dal John Fitzgerald Kennedy Space Center di Titusville, in Florida.

Era stato proprio il presidente Kennedy, ucciso il 22 novembre del 1963 a Dallas, Texas, a dare il maggiore impulso alla corsa degli Stati Uniti verso lo spazio e verso la Luna. Una corsa iniziata pochi anni prima, e che aveva visto La Russia con Yuri Gagarin, e Gli Stati Uniti con Alan Bartlett Shepard, sfidarsi per portare il primo uomo nello spazio. Sul sito web della NASA è possibile leggere un approfondimento sullo sbarco sulla Luna del 1969.

Oggi il grande fisico britannico Stephen Hawking sta chiedendo di tornare entro il 2020 sulla Luna, e di costruirvi una base abitabile entro i prossimi 30 anni. Potremo così far partire dal nostro satellite, entro il 2025, una missione umana per il pianeta Marte, dove creare una colonia. Una idea condivisa e sostenuta in vari modi da altri scienziati e astronauti.

Hawking si dichiara “convinto che gli esseri umani devono lasciare la Terra”, perché “stiamo esaurendo lo spazio – sul nostro pianeta – e gli unici luoghi dove andare sono altri mondi: è il momento di esplorare altri sistemi solari. Espanderci può essere l’unica cosa che ci salva da noi stessi”. Immagine: Buzz Aldrin scende sulla superficie lunare, cortesia NASA.

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