Una preghiera per Charlie Gard

Purtroppo oggi possiamo solo pregare per il bimbo britannico, che non è più tra noi in questo triste mondo, dove un padre e una madre non sono liberi di provare a curare diversamente il proprio figlio, e di portare avanti la speranza di salvarlo, nonostante il parere contrario di alcuni medici. Dopo una lotta umana, legale e mediatica estenuante, che hanno portato avanti con grande determinazione e grande dignità, e il sostegno di innumerevoli persone in tutto il mondo, i genitori Chris Gard e Connie Yates hanno dovuto arrendersi.

Ormai era troppo tardi, come aveva verificato lo stesso Michio Hirano, lo specialista statunitense che davanti alla Suprema Corte del Regno Unito aveva portato e sostenuto il protocollo di cure sperimentali  a cui Charlie avrebbe potuto essere sottoposto in America. Hirano, professore di neurologia alla Columbia University di New York, aveva però dopo verificato che i danni muscolari subiti da Charlie erano irreversibili.

Chris e Connie a questo punto si sono arresi, e hanno acconsentito a far staccare le macchine che lo tenevano in vita. Protestando contro il management del GOSH, il Great Hormond Hospital di Londra, dove Charlie era in terapia. Management che aveva avviato tutto l’iter giudiziario per impedire il suo trasferimento negli Stati Uniti, e che aveva rifiutato ai due giovani genitori anche la possibilità di portare Charlie a casa per i suoi ultimi giorni.

Papa Francesco, che in settimana aveva chiesto a cattolici e non di unirsi nella preghiere per Charlie e per la sua famiglia, ieri con un tweet ha nuovamente ricordato il bimbo affetto da sindrome da deperimento mitocondriale, i suoi genitori, e le persone che in questi mesi li hanno aiutati e sostenuti: “Affido al Padre il piccolo Charlie e prego per i genitori e le persone che gli hanno voluto bene”, ha scritto su twitter il pontefice.

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