Giuseppe Sermonti: una scienza senza anima

Il libro di cui parliamo oggi è opera del biologo e genetista Giuseppe Sermonti.

Giuseppe Sermonti una scienza senza animaSermonti, di cui vogliamo anche ricordare la figura come studioso e intellettuale – rimandando ad un prossimo articolo in questi giorni – è morto poche settimane fa a Roma, il 16 dicembre del 2018. Era nato a Roma il 4 ottobre del 1925,  e si era laureato in scienze biologiche all’università di Roma La Sapienza, e in Scienze Agrarie all’università di Pisa. Nel 1986 aveva abbandonato la propria attività di ricerca, per dedicarsi principalmente a quella di saggista.

Come scienziato, è noto principalmente per la scoperta della ricombinazione parasessuale di Penicillium chrysogenum, realizzata con Guido Pontecorvo, e per i suoi articoli scientifici sulla possibilità di utilizzare appunto il ciclo parasessuale di Penicillium chrysogenum per produrre industrialmente Penicillina.

Dalla scheda libro, pubblicato da Lindau: “L’autore di queste pagine ribalta molte delle affermazioni correnti sulla fede, la scienza e la tecnica. La fede, innanzitutto, non è un’invenzione umana: è vero il contrario, l’uomo è una creatura della fede. La scienza, invece, è un prodotto dell’uomo. “L’aspirazione verso la verità e la comprensione – ha scritto Albert Einstein – sorge dalla sfera della religione.”La tecnica, poi, è stata rappresentata come il frutto dell’albero della scienza.

Anche in questo caso è vero il contrario: la scienza è una teoria sulle ragioni che fanno funzionare la tecnica. La locomotiva è nata prima della termodinamica, i vaccini prima dell’immunologia, l’allevamento equino prima della teoria dell’evoluzione. In uno slancio di concretezza, la scienza moderna ha smarrito l’anima e scoperto il cervello. Si accinge ora a decifrare il destino, nostro e della specie, negli oscuri meandri del DNA. Ci si augura che, al di là delle elaborazioni dei bio-tecnologi, essa non rifiuti l’eterno profumo di mistero e di incanto che emana dalla natura, e seguiti a provare un’accorata nostalgia dell’anima”.

Fonte e immagine: Google Books.

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