Fede e ragione nel documento di Papa Francesco e del Grande Imam di Al Azhar

Il documento firmato dal Santo Padre e dal Grande Imam di Al Azhar – e pubblicato integralmente sul giornale Fede e Ragione – dedica spazio a questioni fondamentali come il rapporto tra fede, scienza, etica, cultura.

Ci parla ad esempio dei limiti etici della ricerca e delle tecnologie; della difesa della vita fin dal concepimento;  della dignità dell’uomo; della tutela dell’ambiente e del Creato. Papa Francesco e l’Imam si appellano “agli intellettuali, ai filosofi, agli uomini di religione, agli artisti, agli operatori dei media e agli uomini di cultura in ogni parte del mondo, affinché riscoprano i valori della pace, della giustizia, del bene, della bellezza, della fratellanza umana e della convivenza comune, per confermare l’importanza di tali valori come àncora di salvezza per tutti e cercare di diffonderli ovunque”.

Spiegando come il documento, “partendo da una riflessione profonda sulla nostra realtà contemporanea, apprezzando i suoi successi e vivendo i suoi dolori, le sue sciagure e calamità”, afferma allo stesso tempo la certezza “che tra le più importanti cause della crisi del mondo moderno vi siano una coscienza umana anestetizzata e l’allontanamento dai valori religiosi, nonché il predominio dell’individualismo e delle filosofie materialistiche che divinizzano l’uomo e mettono i valori mondani e materiali al posto dei principi supremi e trascendenti”.

Le conquiste della scienza e la perdita dei valori.

Nel testo c’è anche il riconoscimento di ciò che di positivo “la nostra civiltà moderna ha compiuto nei campi della scienza, della tecnologia, della medicina, dell’industria e del benessere, in particolare nei Paesi sviluppati”. Constatando però purtroppo che “insieme a tali progressi storici, grandi e apprezzati, si verifica un deterioramento dell’etica, che condiziona l’agire internazionale, e un indebolimento dei valori spirituali e del senso di responsabilità”.

Per il Pontefice e per l’Imam di Al Azhar, tale situazione “contribuisce a diffondere una sensazione generale di frustrazione, di solitudine e di disperazione, conducendo molti a cadere o nel vortice dell’estremismo ateo e agnostico, oppure nell’integralismo religioso, nell’estremismo e nel fondamentalismo cieco, portando così altre persone ad arrendersi a forme di dipendenza e di autodistruzione individuale e collettiva”.

Difesa del creato, equità , giustizia.

Ma nel documento si parla anche di equità, giustizia, difesa della natura e delle risorse naturali. E delle conseguenze di uno sfruttamento dissennato del Creato. Perché “le forti crisi politiche, l’ingiustizia e la mancanza di una distribuzione equa delle risorse naturali – delle quali beneficia solo una minoranza di ricchi, a discapito della maggioranza dei popoli della terra – hanno generato, e continuano a farlo, enormi quantità di malati, di bisognosi e di morti, provocando crisi letali di cui sono vittime diversi paesi, nonostante le ricchezze naturali e le risorse delle giovani generazioni che li caratterizzano”.

Crisi economiche e sociali tragiche, “che portano a morire di fame milioni di bambini, già ridotti a scheletri umani – a motivo della povertà e della fame”. Tragedia di cui purtroppo si parla poco o nulla, e su cui  “regna un silenzio internazionale inaccettabile”. Di fronte a tali drammi e tali ingiustizie, nel documento si auspica un “risveglio del senso religioso”, affermando la “necessità di rianimarlo nei cuori delle nuove generazioni”, attraverso “l’educazione sana e l’adesione ai valori morali e ai giusti insegnamenti religiosi, per fronteggiare le tendenze individualistiche, egoistiche, conflittuali, il radicalismo e l’estremismo cieco in tutte le sue forme e manifestazioni”.

Il documento spiega anche quale sia “il primo e più importante obiettivo delle religioni”: la fede in Dio, credere in Lui, “onorarLo” e “chiamare tutti gli uomini a credere che questo universo dipende da un Dio che lo governa, è il Creatore che ci ha plasmati con la Sua Sapienza divina e ci ha concesso il dono della vita per custodirlo. Un dono che nessuno ha il diritto di togliere, minacciare o manipolare a suo piacimento, anzi, tutti devono preservare tale dono della vita dal suo inizio fino alla sua morte naturale”. Per tale ragione  è quindi necessario condannare “tutte le pratiche che minacciano la vita come i genocidi, gli atti terroristici, gli spostamenti forzati, il traffico di organi umani, l’aborto e l’eutanasia e le politiche che sostengono tutto questo”.

Fede e Ragione, link all’articolo: Papa Francesco e il Grande Imam di Al Azhar: il Documento sulla fratellanza umana.

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