Rivista SRM - Science and Religion in Media
La coscienza tra filosofia e neuroscienze E-mail
Scritto da Paolo Centofanti direttore SRM   
Sabato 08 Aprile 2017 09:51

la coscienzaNel dibattito tra fede e scienza, capire la nostra mente, la nostra coscienza, la nostra anima, vuol dire capire anche qual'è la nostra essenza come esseri umani, quanto siamo materia e quanto spiritualità, qual'è il nostro posto nel mondo, e quale la nostra ragione di essere. Potremmo essere solo cellule, neuroni e processi biochimici, come teorizzano filosofi o studiosi con un approccio riduzionista e materialista alla scienza e, nello specifico, alla biologia e alle neuroscienze. O possiamo essere molto di più, come ci dice la religione e come ci avvertono la nostra fede e la nostra spiritualità.

Questioni complesse, a dir poco, su cui lo scontro dialettico tra opposte visioni si fa spesso più acceso che sui temi evolutivi. Anche perché la Chiesa non nega l'evoluzione, e a meno che non si voglia negarlo diventa difficile scontrarsi per uno studioso o filosofo che si dichiari agnostico o del tutto ateo. Difficile ma non impossibile, come ha dimostrato fino alla propria morte l'intellettuale antireligioso Christopher Hitchens. Di coscienza parla questo ponderoso libro di 1084 pagine, curato da Faustino Savoldi, Mauro Ceroni, Luca Vanzago, pubblicato nel 2013 da ES edizioni: La Coscienza. Contributi per specialisti e non specialisti, tra Neuroscienza, Filosofia e Neurologia, ISBN 9788898615261.

Il volume, recentemente e ripubblicato anche in versione eBook, è suddiviso in quattro parti che affrontano quattro diverse aree disciplinare e di approfondimento sulla questione coscienza. Nella prima viene affrontato il tema della coscienza dal punto di vista culturale e storico, approfondendo il modo in cui viene considerata dalle principali correnti scientifiche e filosofiche dal 1900 ad oggi. Nella seconda parte troviamo alcuni dei più importanti contributi scientifici, a partire dagli anni settanta, fino ai più recenti.

Nella terza parte vengono invece affrontate questioni interdisciplinari come la coscienza e il suo sviluppo negli esseri viventi parallelamente all'evoluzione biologica e vengono affrontate concetti come la coscienza collettiva e le relative teorie, o questioni come le patologie neurologiche. La quarta parte rappresenta invece un tentativo di sintesi sui contenuti delle tre parti precedenti, con un approccio che vorrebbe essere equidistante e possibilista, sia verso l'approccio religioso e di fede al tema della coscienza, sia a quello esclusivamente di scienza e di tipo materialistico o agnostico.

 
Turing Award a Tim Berners Lee, inventore del Web E-mail
Scritto da Redazione SRM   
Giovedì 06 Aprile 2017 08:31

tim berners leeEra il 6 agosto del 1991 quando al CERN di Ginevra, Svizzera, venne pubblicato online il primo sito web al mondo. A realizzarlo l'informatico britannico Tim Berners Lee, co inventore con l'informatico belga Robert Cailliau del World Wide Web. A Berners Lee è stato assegnato il Turing Award per il 2016. Istituito dalla Association for Computing Machinery - ACM, e dedicato alla memoria di Alan Turing, padre della moderna informatica, questo premio è considerato a tutti gli effetti il Nobel dell'informatica, per importanza e per l'importo del premio, pari ad un milione di dollari.

Sostenuto economicamente da Google, che proprio con il web è nata e ha potuto raggiungere il proprio status di leader come società di prodotti e servizi internet, il Turing Award è stato assegnato a Berner Lee con questa motivazione: "Per avere inventato il World Wide Web, il primo browser, i protocolli e gli algoritmi fondamentali che hanno permesso al web di diventare globale". Andrei Broder, Google Distinguished Scientist, ha affermato: “Il Web ha cambiato radicalmente il nostro modo di condividere idee e informazioni ed è un fattore chiave per opportunità e crescita economica globale”.

La presidente dell'ACM, Vicki L. Hanson, ha dichiarato: Anche se non sembra sia avvenuto molto tempo fa, è difficile immaginare il mondo prima dell'invenzione di Sir Tim Berners-Lee. L'impatto colossale del World Wide Web è evidente in molti modi. Molte persone, tuttavia, potrebbero non apprezzare appieno i contributi tecnici invisibili che rendono possibile il Web. Sir Tim Berners-Lee ha sviluppato non solo i componenti chiave, come URL e browser web che ci permettono di utilizzare il web, ma ha offerto una visione coerente di come ciascuno di questi elementi avrebbe potuto cooperare come parte di un insieme integrato".

Nato a Londra l'8 giugno del 1955, professore al MIT - Massachusetts Institute of Technology, e all'Università di Oxford, Berners Lee si è laureato in  fisica nel 1976 al The Queen's College dell'Università di Oxford. A lui, come citato anche nella motivazione ufficiale, si devono lo stesso nome di World Wide Web, il primo server e il primo client, ovvero un browser e un editor, per il World Wide Web, e la prima versione del linguaggio HTML, che consente la creazione e formattazione di documenti con collegamenti ipertestuali. Immagine: opera di Paul Clarke, fonte Wikipedia.

 
Conferenza: La Sindone dal punto di vista della medicina legale E-mail
Scritto da Redazione SRM   
Lunedì 03 Aprile 2017 21:58

sindoneLo studio del Sacro Telo da parte della anatomopatologia e della criminologia, aiuta a comprendere meglio le sofferenze, le ferite e la morte dell'uomo della Sindone. Una comprensione che consente ai fedeli una più consapevole riflessione spirituale, e per gli studiosi uno degli strumenti privilegiati per definire le caratteristiche, le coincidenze reciproche, e l'eventuale autenticità del telo della Sindone e del Sudario di Oviedo, entrambi oggetto di un recente studio proprio in queste complesse e delicate aree disciplinari.

Con attenzione a caratteristiche quali il numero, le caratteristiche e le profondità e gravità delle ferite; le conseguenze sul corpo, sugli organi vitali e sull'equilibrio globale dell'organismo; i modi e gli strumenti con cui sono state inferte, la direzione e la forza con cui l'Uomo della Sindone è stato colpito e ferito, e le ragioni anatomiche e mediche che hanno portato alla sua morte. Questioni al centro della conferenza La Sindone dal punto di vista della medicina legale, organizzata mercoledì 5 aprile 2017, a Roma dal Diploma di specializzazione in Studi Sindonici dell'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.

Relatore il professor Alfonso Sánchez Hermosilla, anatomopatologo e direttore del gruppo di ricerca dell'EDICES, Centro spagnolo per Sindonologia. Ricercatore all'Istituto di Medicina Legale dell'UCAM - Università Cattolica di Murcia, Hermosilla, che è anche consulente scientifico del CIS - Centro Internazionale Sindonologia di Torino, esporrà le risultanze degli studi più importanti svolti finora sulla Sindone e sul Sudario di Oviedo, con particolare attenzione anche a quelli più recenti, diversi dei quali realizzati dalla sua equipe proprio per l'UCAM. La conferenza si svolgerà dalle 17.00 alle 18.30 nell'Aula Tesi dell'università, in via degli Aldobrandeschi, 190.

 
Scienza, fede, Sindone, miracoli e fact checking: ecco perché non c'è nulla di nuovo E-mail
Scritto da Paolo Centofanti direttore SRM   
Mercoledì 05 Aprile 2017 08:31

galileo galilei lente obiettivaNel giornalismo è sempre esistita la verifica dei fatti, ovvero il necessario approfondimento e le necessarie ricerche, mirati a capire se una notizia su di un certo avvenimento sia autentica e ne siano corretti pure gli elementi corrispondenti alle famose 5 W e oltre: what - cosa ? who - chi ? when - quando ? why - perché ? where - dove ? e la pseudo w = how - come ? Allo stesso tempo si è sempre attuata - o si dovrebbe farlo ... - la verifica delle fonti: capire se la notizia è stata riportata in primis da fonti affidabili e autorevoli, o se provenga da qualche velina stampa troppo orientata, o sia persino una vera e propria bufala ... .

Sono anzi, queste due verifiche, strumenti base e imprescindibili della professione e dell'editoria giornalistica, senza i quali si rischia di fare non informazione, ma disinformazione, o gossip editoriale anche involontario, e creare o propagare quelle che oggi vengono chiamate fake news, facilitate e accelerate nella loro diffusione da strumenti come il web e i social network, che ormai vengono sempre più spesso presi anche come fonti. Con rischi ulteriori di contribuire al sistema di fake news o bufale, come si preferisce chiamarle, dovute sia alla velocità di propagazione virale del web e dei social network, sia alla maggiore velocità a cui oggi devono lavorare giornalisti e redazioni, per non bucare, come si dice in gergo, una vera notizia, ovvero perderla e non raccontarla ai propri lettori o spettatori, o per non rischiare di arrivare in tempo rispetto ad altre testate autorevoli.

Il fact checking, di cui si parla in questi giorni, e a cui è opportunamente dedicata la giornata del 2 aprile, è quindi sempre esistito, è anzi uno strumento imprescindibile del mestiere o della professione giornalistica. Personalmente me ne occupo, e ce ne occupiamo come testata, da almeno undici anni, da quando è partita questa avventura di raccontare con spirito critico il rapporto tra scienza e fede, e di analizzare criticamente notizie, posizioni, interpretazioni. Perché questo è il nostro obiettivo, non fare apostolato, se non molto indirettamente; non orientare consensi o convincere qualcuno; non cercare di dimostrare noi cose affatto banali come i miracoli, le esperienze di premorte, o la vita dopo la morte; né sopra tutto attaccare strumentalmente o peggio ancora scorrettamente, pensatori o studiosi che siano su posizioni differenti.

E per raccontare notizie e fatti, e per analizzarli e criticarli quando opportuno o doveroso, non puoi non svolgere attività di fact checking: non puoi non verificare se è vero che quello scienziato ha una determinata posizione in tema ad esempio di etica della genetica, di diritti umani connessi, di limiti o arbitrarietà della ricerca. Non puoi non capire o non approfondire, citando un caso mediatico reale, se veramente il Bosone di Higgs è la particella di Dio. Oppure non essere certo che uno scienziato famoso fosse credente, come spesso si legge a sproposito di alcuni, che al limite hanno avuto periodi di religiosità solo in gioventù, tranne poi ricredersi nel tardo crepuscolo delle loro esistenze.

Oppure al contrario dire che il caso Galileo Galilei sia l'emblema dello scontro tra un libero pensatore, magari persino ateo o agnostico ... , e la Chiesa. Oppure ancora etichettare come ateo o materialista, e magari attaccare violentemente, uno studioso che invece è agnostico e persino possibilista dal punto di vista religioso ... . Così come non puoi scrivere per certo che qualcuno ha dimostrato l'autenticità della Sindone, anche se dopo una nuova ipotesi o nuove ricerche vi sono effettivamente ulteriori elementi a favore di tale autenticità, dal momento che gli elementi a favore sono una cosa, le prove e il riconoscimento ufficiale da parte della Chiesa Cattolica altre questioni molto più complesse e che ad oggi non si sono realizzate.

Nè allo stesso tempo puoi scrivere che la Sindone sia invece opera di Giotto, per citare un singolare e inconsistente caso mediatico di alcuni anni fa, o che il chimico Garlaschelli l'abbia veramente riprodotta, dimostrando che La Sindone sarebbe un falso del '300. Ecco perché fin dal primo giorno facciamo, dobbiamo fare, e continueremo sempre a fare il nostro quotidiano fact checking, andando anche molto oltre la verifica standard delle fonti e delle 5 + 1 W.  Immagine: Lente obiettiva, Galileo Galilei, fonte Wikipedia.

 
Sindone e Sudario di Oviedo avvolsero lo stesso corpo ? E-mail
Scritto da Paolo Centofanti direttore SRM   
Domenica 02 Aprile 2017 21:58

sindoneLo dimostrerebbe un recente studio medico legale realizzato da Alfonso Sánchez Hermosilla, anatomopatologo dell'Istituto di Medicina Legale dell'Università Cattolica di Murcia - UCAM, Spagna. L'annuncio è stato dato venerdì 31 marzo 2017. Da studi antropometrici, criminologici, anatomici a anatomopatologici, risulterebbe che entrambi i teli, Sindone di Torino e Sudario di Oviedo, mostrerebbero la stessa ferita su un fianco, coerente con il colpo di lancia inferto dal centurione romano a Gesù Cristo sulla croce, e descritto nel Vangelo di Giovanni, capitolo 19, versetti 33 - 34.

Approfondiremo la questione in questi giorni quando avremo a disposizione lo studio, e chiedendo ulteriori informazioni agli autori della ricerca, guidata da Sánchez Hermosilla, direttore del gruppo di ricerca del Centro spagnolo per Sindonologia - EDICES, e consulente scientifico del Centro Internazionale Sindonologia di Torino. Lo studio, coerente con quelli realizzati precedentemente dall'università, "presuppone nuovi progressi del gruppo di investigazione dell'UCAM, che sta studiando il Sudario di Oviedo e che già precedentemente mostrò altri riscontri che entrambi i teli abbiano avvolto la stessa persona".

In base a quanto indicato sul sito web dell'università, la ricerca non solo confermerebbe "che entrambi i teli hanno avvolto la stessa persona, ma anche che quest'uomo, quando era già cadavere e si trovava in una posizione verticale, abbia subito una ferita penetrante che gli ha attraversato l'emitorace destro, entrando dal quinto spazio intercostale e uscendo da quarto, prossima alla colonna vertebrale e alla scapola destra, lasciando macchie di coagulo di sangue e di liquido pleurale e pericardico su entrambi i teli: sulla Sindone per il contatto con i fori di ingresso e di uscita, sul telo per la sola uscita".

 
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Giornale on line iscritto nel registro della stampa del tribunale di Roma, n.100/2011, 4 aprile 2011

Direttore: Paolo Centofanti

ISSN: 2239-4273

Chiarimenti SRM

Paolo Centofanti, nell'ambito dei suoi interessi socio culturali, in qualità di giornalista pubblicista e manager no profit, è attualmente direttore di SRM.
E' quindi opportuno chiarire che, pur lavorando Paolo Centofanti in Sky Italia, il Progetto SRM - Science and Religion in Media non ha alcun legame né relazione con la società, né con suoi dipendenti, dirigenti o collaboratori interni o esterni: è frutto solo dell'attività culturale e della passione del sottoscritto e di coloro i quali vi collaborano a titolo gratuito o con partnership sempre a carattere socio culturale; altri partner sono visibili come riferimenti nel sito del giornale, www.srmedia.infolink, o nella newsletter.
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