Rivista SRM - Science and Religion in Media
Il CNR, da Volterra al futuro della scienza italiana E-mail
Scritto da Redazione SRM   
Mercoledì 14 Dicembre 2016 08:51

vito volterraGiovedì 15 dicembre 2016 l'Accademia nazionale dei Lincei organizza a Roma, nell'ambito delle Conferenze Lincee, la conferenza Vito Volterra dal titolo La complementarietà delle scienze per il progresso: passato e futuro del CNR. A partire dalle ore 18.00, il socio linceo Massimo Inguscio, fisico e attualmente presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, racconterà la storia, il presente e il futuro di questa istituzione, originariamente nata come Ufficio Invenzioni e Ricerche nel 1917 per volere di Vito Volterra, che la presiederà, dopo averla trasformata pochi anni dopo nel CNR, fino al 1927.

Nato ad Ancona nel 1860 e morto a Roma nel 1940, Volterra è stato un fisico e un importante matematico, molto noto a livello internazionale; si è occupato soprattutto di sviluppo dell’analisi funzionale e della teoria delle equazioni integrali, e di ricerche particolarmente innovative per quel periodo, sulla applicazione della matematica alle scienze biologiche e sociali. Dal 1907 al 1919 è stato Presidente della Facoltà di Scienze dell’Università di Roma.

Le Conferenze Lincee si svolgono il secondo giovedì del mese; sono dedicate "ad un Linceo scomparso, italiano o straniero, nel desiderio di mantenere viva e tramandare anche ai più giovani la memoria di quegli studiosi che hanno saputo estendere i confini delle conoscenze scientifiche ed umanistiche nel costante desiderio di continuare ad apprendere, nel solco dell’esortazione impartitaci dal Presidente Luigi Einaudi, uno dei rifondatori dell’Accademia e convinto sostenitore della filosofia lincea".

 
John Glenn, un astronauta vissuto tra fede e scienza E-mail
Scritto da Paolo Centofanti, direttore SRM   
Martedì 13 Dicembre 2016 09:12

john glenn nasa

Era cresciuto in una famiglia molto religiosa quello che sarebbe divenuto il primo americano ad orbitare attorno alla Terra, emulando così l'impresa di Jurij Gagarin, nella gara tra Russia e Stati Uniti per la conquista e una presunta supremazia nello spazio. Nato a Cambridge, Massachusetts, il 18 luglio del 1921 John Herschel Glenn è stato un pioniere nell'esplorazione spaziale, un pilota di aerei e anche un fervente credente. Nel 1964 aveva smesso i panni dell'astronauta e aveva lasciato la NASA per cimentarsi in una nuova impresa, diventare Senatore degli Stati Uniti, convinto di poter fare la differenza per migliorare il mondo e il proprio paese.

Tornò di nuovo ad essere un astronauta nel 1998, inusuale per un uomo di oltre 70 anni di età. Volò a bordo dello Space Shuttle, nella missione STS95, in cui vennero effettuati studi medici e fisiologici proprio sugli effetti del volo spaziale su persone di maggiore età, e, primo uomo nello spazio a 77 anni, aveva raggiunto un nuovo record. Uomo che puntava alle stelle e utilizzava la scienza e le tecnologie più avanzate nel farlo, parlava spesso della propria religiosità e della propria fede, e lo aveva fatto anche in una lunga intervista che aveva rilasciato nel 1965 ad Oriana Fallaci, intervista inserita al capitolo 10 del volume Se il sole muore, pubblicato da Rizzoli nel 1981. Spiegando come l’aver volato nello spazio e "non aver trovato Dio", non lo avesse reso più scettico, ma lo avesse al contrario reso in qualche modo ancor più religioso.

“Certo non mi aspettavo di trovar Dio nello spazio o di aver qualche particolare esperienza religiosa perché ero nel vuoto", aveva dichiarato, perché "la fede in Dio è quella che è ovunque si vada: sulla Terra, sott’acqua, nello spazio. Tuttavia più cose vedo nei voli spaziali, più studio ed imparo, più mi convinco che la nostra religione è probabilmente valida. In altre parole non credo che imparando di più diventiamo capaci di sostituirci a Dio. Al contrario. Le cose che studiamo sono così incomprensibili e vaste, così misteriose, aggiungono tali problemi all’ignoranza e al mistero, che mi portano a concludere questo: deve pur esserci una forma di creazione del cosmo”.

Immagine: cortesia NASA

Rispondendo ad una domanda sulla coerenza scientifica della racconto della creazione nel libro della Genesi, Glenn aveva anche spiegato che il fatto “che la Bibbia sia attendibile o no, parola per parola, non ha niente a che fare con la scoperta di altri pianeti. Costituisce semmai un antico conflitto tra scienza e religione, non tra i voli spaziali e la religione”. Aveva anche raccontato dell'incontro e del proprio amichevole rapporto con il cosmonauta sovietico German Stepanovic Titov, suo rivale nella gara per lo spazio. Di Titov, diceva, lo aveva però infastidito una affermazione tipicamente scientista: “Non ho visto Dio tra le stelle, né gli angeli”. Glenn così la commentava: "La ripeté anche a me ed io gli dissi che il Dio nel quale credo non va a spasso per le stelle come un mostro volante". Glenn è morto a Columbus, capitale dello stato dell'Ohio, l'8 dicembre del 2016; aveva 95 anni.

 
Scienza e fede: l'evoluzione tra caso, finalità e finalismo E-mail
Scritto da Paolo Centofanti, direttore SRM   
Domenica 11 Dicembre 2016 16:12

caso finalismo creazione evoluzioneUna conferenza a Roma, martedì 6 dicembre 2016, per parlare di alcune delle questioni fondamentali nello studio e nella analisi, scientifica, filosofica e teologica, delle teorie evolutive, da Charles Darwin e Alfred Russell Wallace agli studiosi del ventesimo e ventunesimo secolo. Un percorso che racconta come la scienza ha pensato e pensa oggi l'evoluzione, e quali sono state invece le riflessioni della fede e della Chiesa Cattolica in particolare su questo argomento, tra teologia e mediazione della filosofia.

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Da Mendel alla biosfera, a Gaia: l'evoluzione tra fede e scienza E-mail
Scritto da Redazione SRM   
Lunedì 12 Dicembre 2016 08:31

charles_darwinQuesta che pubblichiamo oggi è la seconda parte, anticipata la scorsa settimana, della lunga intervista a Ludovico Galleni realizzata da Paolo Centofanti, direttore SRM, sul tema dell’evoluzione biologica, considerata dal punto di vista della scienza e della religione. In questa parte dell’intervista si considera nuovamente l’impulso dato da un uomo di fede e di scienza come Mendel alla nascita e lo sviluppo della genetica; si parla del contributo del paleontologo Telhard De Chardin nella definizione della biologia evolutiva; delle teorie della biosfera, a partire dal sacerdote e geologo Antonio Stoppani, e dal biochimico russo Vladimir Vernadsky; della sintesi delle teorie dell'evoluzione realizzata dal genetista Theodosius Dobzhanski, delle teorie della biosfera, con le differenze verso ipotesi come quella di Gaia.

Come si è arrivati a definire le attuali teorie evolutive per selezione naturale ? Le leggi di Mendel, proprio per la genialità della figura di questo scienziato, vengono riscoperte da tre biologi, praticamente nello stesso periodo, agli inizi del novecento. Mendel scrive nel 1864, quindi precorre di decenni quella che è il resto della ricerca biologica, ma le sue leggi permettono il recupero anche di tutta l'indagine sulla selezione naturale. Iniziano così discipline importanti, l'applicazione di modelli matematici alla biologia, la genetica di popolazione. E anche una disciplina molto importante, molto importante, che è la conferma migliore della selezione naturale: la genetica ecologica, cioè l'indagine nel tempo della variazione dei caratteri in ambienti naturali. E questo forse è l'aspetto più importante, tra quelli che confermare la teoria della selezione naturale. Qui però c'è un discorso importante da fare. Alcuni casi confermano senz'altro la selezione naturale; quindi esiste la selezione e agisce.

Il grande problema che si pone (già in pratica nella discussione appena dopo la pubblicazione del volume di Darwin, che avviene nell'ambiente inglese già dal 1871, quando uno zoologo inglese, George Jackson Mivart, pubblica un volume: “On the Genesis of Species”) è però questo: può la selezione naturale spiegare tutta la varietà dei viventi, o entrano in gioco altri meccanismi ? E una pista (ce ne sono molte ma cerchiamo di sintetizzare), è quella che vede il motore dell'evoluzione non soltanto nel gioco scollegato e in parte casuale mutazione / selezione, ma anche nel gioco dei collegamenti tra individui e tra specie, che, a fianco della lotta per l'esistenza, propongono la cooperazione.

A fianco della sopravvivenza del più adatto, vediamo la sopravvivenza di strutture cooperative, quale ad esempio la simbiosi: gruppi di viventi si collegano insieme per superare stadi particolari dell'evoluzione. Il concetto di simbiosi è un concetto importante, perché in qualche modo si confronta con quello della lotta per la sopravvivenza, e perché mette l'accento su relazioni che si instaurano non solo casualmente, ma perché danno come risultato una struttura, vuoi di un individuo, vuoi di una popolazione, più efficace di quella di partenza.

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Leonardo Ximenes, un sacerdote tra fede e scienza E-mail
Scritto da Redazione SRM   
Venerdì 09 Dicembre 2016 07:56

leonardo_ximenesUn convegno di studi a Firenze, nella cornice di Palazzo Medici Riccardi, per ricordare, a pochi giorni dal terzo centenario della sua nascita, questa singolare figura. Al tempo stesso abate e scienziato, fondatore nel 1756 nel capoluogo toscano dell'Osservatorio che oggi proprio da lui prende il nome. Nato il 27 dicembre del 1716, morto a Firenze il 4 maggio del 1786, spagnolo di origine, Leonardo Ximenes, è stato, tra l'altro, un sacerdote gesuita, un matematico, un astronomo, un professore e studioso di ingegneria idraulica.

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