Davies: solo Dio giustifica l'universo E-mail
Scritto da Redazione SRM   
Domenica 22 Gennaio 2017 15:58

paul daviesIl cosmologo britannico, molto conosciuto anche per i propri studi di esobiologia, la disciplina che studia le possibilità di forme di vita non terrestri nel nostro universo, è uno degli scienziati credenti del nostro tempo che maggiormente sostengono non solo la compatibilità tra il nostro mondo e l'esistenza di un Dio creatore, ma affermano anzi la necessità che Dio esista, per poter spiegare e giustificare proprio il mondo in cui viviamo.

Nel suo libro Dio e la nuova fisica, pubblicato a Milano da Mondadori nel 1984, Paul Davies affronta alcune delle maggior questioni e interrogativi sulla scienza e sulla fede, e sul modo in cui ci spiegano il mondo. Nel volume troviamo una delle sue frasi più citate: "Ogni cosa e ogni evento dell'universo fisico richiedono, per giustificare la propria esistenza, il ricorso a qualcosa d'altro, al di fuori di essi. Bisogna quindi ricorrere a qualcosa di non fisico e di sovrannaturale: Dio".

Nato a Londra il 2 aprile del 1946, nel 1967 Davies si è laureato in fisica all'University College di Londra, dove nel 1970 ha ottenuto anche il dottorato di ricerca. Professore di Natural Philosophy all'Australian Centre for Astrobiology della Macquarie University di Sydney, Australia, ha insegnato anche a Cambridge e all'università di Londra. Si occupa prevalentemente di cosmologia, fisica quantistica e, come accennato, di esobiologia.

Nel maggio del 2016, in un articolo sul blog di Scientific American, dal titolo Forse la vita nel Cosmo è rara, dopo tutto, ha spiegato la propria posizione come scienziato sulla possibilità dell'esistenza di esseri viventi intelligenti, o altre forme di vita aliene più semplici, su pianeti e corpi celesti nel nostro sistema solare o altrove nel cosmo: una possibilità che Davies non nega, allo stesso tempo affermando però la difficoltà di individuare alieni, intelligenti o microscopici che siano, perché la vita biologica nell'universo non sarebbe così frequente come spesso si crede.

 

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