Intervista su Dio. Le parole della fede, il cammino della ragione

Questo il titolo del libro-intervista del cardinale Camillo Ruini e del giornalista Andrea Galli, che affronta alcune delle principali questioni del rapporto tra ragione e religione, e della ragionevolezza della fede. Pubblicato nel settembre del 2012 da Mondadori, attraverso le domande di Galli e le risposte di Ruini, il quale racconta anche la propria personale biografia come uomo e come sacerdote, il volume descrive un percorso ideale alla ricerca di Dio, e della comprensione della sua presenza nel mondo.
Un cammino, come illustra il titolo, non solo razionale, nè solamente affidabile alla spiritualità. Lo spiega lo stesso porporato nelle prime pagine: “Dedicare la nostra intelligenza alla ricerca di Dio – scrive – non è l’unico modo per trovarlo, e nemmeno il più importante. È però un aspetto da cui non si può prescindere, se non vogliamo creare una frattura in noi stessi, per la quale con il desiderio del cuore possiamo essere credenti, ma l’intelligenza non sa il perché, o addirittura è convinta che di Dio non si possa sapere nulla, e forse non ci sia”.
Oltre a voler definire correttamente il ruolo della ragione, strumento necessario e complementare per arrivare a Dio, Ruini si pone l’obiettivo di confutare chiaramente le apparenti contraddizioni e i fraintendimenti che alcuni vedono nelle posizioni della Chiesa su tali problemi: ad esempio, “il motivo per il quale il magistero della Chiesa si è limitato ad affermare la possibilità della conoscenza di Dio con le sole forze della nostra natura, senza affermare anche il fatto di questa conoscenza, non è una perplessità o riserva sulla validità oggettiva di tale conoscenza”, anzi, spiega, citando più avanti anche San Paolo, “la nostra capacità di arrivare razionalmente a Dio [..] per l’insegnamento del magistero” costituisce “qualcosa di essenziale e non rinunciabile”.
Quindi “la ragione per la quale il magistero afferma solo la possibilità” è il non voler “mettere limiti all’azione illuminatrice e salvifica della grazia di Dio” e la volontà di non escludere che “ogni volta che l’intelligenza dell’uomo si apre a Dio”, vi sia “un intervento divino che illumini dal di dentro la nostra intelligenza, muova la volontà, apra il cuore a credere in Dio”.

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