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Castel Gandolfo : la liturgia del Papa tra scienza, fede e ambiente

ambiente Chiesa Magistero Laudato si

Nel Borgo Laudato si’, Papa Leone XIV celebra la prima Messa con il nuovo formulario per la Custodia della Creazione. Un forte richiamo alla conversione ecologica, alla spiritualità del creato e al legame tra liturgia, fede e responsabilità ambientale.

Mercoledì 9 luglio 2025, nel cuore dei Giardini delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo, Papa Leone XIV ha presieduto una celebrazione eucaristica nel “Borgo Laudato si’”, struttura voluta da Papa Francesco come luogo di dialogo e formazione per un’ecologia integrale. Per la prima volta è stato utilizzato il nuovo formulario liturgico per la Custodia della Creazione, nato dal lavoro congiunto di più Dicasteri della Curia Romana.

La celebrazione, seppur in forma privata, segna un passaggio storico per la liturgia cattolica contemporanea, ponendo al centro la cura della “casa comune” come dimensione spirituale, culturale e pastorale della fede cristiana.

Il creato come spazio liturgico: un ritorno alle origini

Nell’omelia, il Santo Padre ha sottolineato il valore simbolico del luogo: «Celebriamo nella bellezza di una cattedrale naturale», ha detto, richiamando le Chiese dei primi secoli, dove la celebrazione della fede avveniva immersa nella natura, e il passaggio attraverso il battesimo rappresentava l’ingresso nel mistero della Chiesa. In questo contesto, il gesto eucaristico si carica di un significato profondo: riconoscere nella creazione non solo un dono da proteggere, ma un linguaggio teologico da decifrare.

Il Papa ha espresso riconoscenza per coloro che hanno contribuito all’elaborazione del nuovo formulario, riconoscendo nella liturgia un luogo in cui scienza, fede e impegno etico convergono, in una pedagogia che educa a leggere il creato come “fratello” e non come oggetto di sfruttamento.

La conversione ecologica come urgenza globale

Al centro dell’omelia si è collocato il tema della conversione ecologica, un’espressione coniata da Papa Francesco nell’enciclica Laudato si’ e che Papa Leone XIV rilancia in modo netto:

«Dobbiamo pregare per la conversione di tante persone, dentro e fuori della Chiesa, che ancora non riconoscono l’urgenza di curare la casa comune».

Il Papa ha denunciato l’impatto distruttivo dello stile di vita umano sull’ambiente, sottolineando come disastri naturali, desertificazione e crisi climatiche siano anche frutto di responsabilità morali, culturali e spirituali. La liturgia – ha affermato – deve farsi voce di un’esigenza interiore, che coinvolge la coscienza collettiva.

Un Vangelo che parla alla scienza e alla crisi climatica

Nel commento al Vangelo (Mt 8,23-27), Papa Leone XIV ha letto nella tempesta che minaccia i discepoli una metafora potente della crisi ecologica contemporanea. Il termine greco seismós, usato dall’evangelista Matteo, descrive non solo la tempesta sul lago, ma anche il terremoto della Croce e quello della Risurrezione: segni di una creazione che geme e attende la redenzione (cfr. Rm 8,22).

Cristo, elevato sopra il caos, manifesta la sua signoria su tutte le cose create. Il Papa ha sottolineato che il potere del Signore non annienta la natura, ma la trasfigura, la riconcilia, la riporta alla sua vocazione originaria.

Un laboratorio di fede e scienza nel Borgo Laudato si’

Il Borgo Laudato si’, ha detto il Pontefice, rappresenta un laboratorio concreto di riconciliazione ecologica: un luogo dove vivere forme nuove di armonia con il creato, di spiritualità incarnata e di responsabilità condivisa. In questo, ha assicurato il suo incoraggiamento e la sua preghiera a tutti coloro che vi lavorano.

L’Eucaristia, ha ricordato con le parole di Papa Francesco, è il punto più alto in cui la materia creata viene assunta da Dio stesso:

«Il Signore, al culmine dell’Incarnazione, volle raggiungerci attraverso un frammento di materia».

Tra fede, contemplazione e impegno etico

La conclusione dell’omelia ha intrecciato teologia, spiritualità e scienza: il Papa ha citato sant’Agostino, che nelle Confessioni scrive:

«Le tue opere ti lodano affinché ti amiamo, e noi ti amiamo affinché ti lodino le tue opere».

Da qui nasce la dimensione contemplativa del sapere scientifico, inteso non solo come analisi, ma come stupore, rispetto, custodia. Per favorire un dialogo autentico tra scienza, fede e ecologia, a partire dalle grandi sfide del nostro tempo.

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