Dal 22 al 29 giugno 2025, si è svolto a Star Island il consueto ritiro annuale dell’Institute on Religion in an Age of Science, dedicato quest’anno al tema dell’esperienza spirituale.
Un dialogo interdisciplinare tra neuroscienze, filosofia, religione e coscienza.
L’edizione 2025 del ritiro annuale promosso dall’Institute on Religion in an Age of Science (IRAS) si è tenuta, come di consueto, nella suggestiva cornice di Star Island, nel New Hampshire, dal 22 al 29 giugno. Il tema scelto per quest’anno, “Spiritual Experience”, ha offerto ai partecipanti l’occasione di esplorare una delle dimensioni più profonde della coscienza umana, al crocevia tra scienza, filosofia e religione.
Un crocevia tra discipline: cos’è l’esperienza spirituale?
L’esperienza spirituale è stata affrontata nella sua complessità e varietà: dalle esperienze mistiche riportate nelle tradizioni religiose, alle forme di trascendenza vissute in contesti laici o contemplativi. L’obiettivo dichiarato è stato quello di analizzare queste esperienze senza ridurle né a meri fenomeni neurobiologici, né a semplici interpretazioni dogmatiche, ma cercando una comprensione profonda, integrativa e multidisciplinare.
A questo scopo, il ritiro ha visto la partecipazione di scienziati cognitivi, filosofi della mente, teologi, psicologi, fisici e studiosi delle religioni, che hanno contribuito con relazioni, tavole rotonde, sessioni interattive e momenti di riflessione comunitaria.
Esperienza spirituale tra neuroscienze e coscienza
Uno dei temi centrali è stato il contributo delle neuroscienze contemporanee allo studio dell’esperienza spirituale. Alcune ricerche mostrano come determinati stati meditativi o mistici siano accompagnati da pattern di attività cerebrale distintivi. Tuttavia, i relatori hanno messo in guardia contro riduzionismi biologici che escludano il significato soggettivo e simbolico di tali esperienze.
Il concetto di coscienza ha fatto da filo conduttore a molte delle discussioni: che rapporto c’è tra l’io razionale e l’io spirituale? L’esperienza spirituale è un’estensione della coscienza ordinaria o una sua trasformazione radicale? Domande aperte che hanno trovato spazio in un dialogo rispettoso tra fede e scienza, senza intenti apologetici, ma con apertura critica e ricerca di verità condivisa.
Le tradizioni religiose e il linguaggio dell’interiorità
Ampio spazio è stato dedicato anche alle diverse tradizioni religiose, dal cristianesimo al buddhismo, dall’islam al misticismo ebraico, che da secoli custodiscono narrazioni e pratiche orientate all’esperienza spirituale. La pluralità dei punti di vista ha mostrato sia le convergenze tematiche, come il silenzio interiore, l’abbandono del sé e la trascendenza dell’ego, sia le differenze culturali e dottrinali che rendono ogni esperienza irripetibile.
Uno dei messaggi più forti emersi dal ritiro è che il linguaggio dell’interiorità può fare da ponte tra mondi apparentemente distanti: la teologia e la fenomenologia, la filosofia e la meditazione, la spiritualità e la fisica quantistica.
Una comunità in dialogo: IRAS e l’approccio interreligioso e scientifico
L’IRAS si conferma, anche nel 2025, una delle realtà più dinamiche nel promuovere il dialogo tra scienza e religione in una prospettiva non dogmatica e aperta alla ricerca. Fondata nel 1954, l’organizzazione ha saputo nel tempo evolvere il proprio approccio, accogliendo al suo interno anche studiosi laici e agnostici interessati alla dimensione spirituale come fenomeno umano, etico e sociale.
Star Island, con la sua posizione isolata e immersa nella natura, si è rivelata ancora una volta uno spazio privilegiato di ascolto, riflessione e confronto. La formula del ritiro – che alterna conferenze, workshop, momenti liturgici e tempo libero – ha facilitato la nascita di relazioni autentiche e feconde tra i partecipanti.
Un futuro da costruire tra spiritualità e conoscenza
Il ritiro “Spiritual Experience” si è concluso con una sessione plenaria che ha sottolineato l’importanza di educare alla spiritualità critica, una dimensione che non esclude la scienza, ma anzi ne esige l’umiltà epistemologica. I partecipanti hanno ribadito la necessità di continuare a lavorare su nuovi linguaggi e modelli formativi che possano aiutare le giovani generazioni ad affrontare la complessità del mondo con strumenti scientifici, ma anche con profondità spirituale e consapevolezza etica.
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