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Desmond Morris, addio all’autore della Scimmia nuda

Desmond Morris 1969 Eric Koch per Anefo Nationaal Archief

Muore a 98 anni l’etologo che ha rivoluzionato lo studio del comportamento umano : tra scienza, provocazione e nuove domande sull’identità dell’uomo

La morte di Desmond Morris, avvenuta il 19 aprile 2026 in Irlanda all’età di 98 anni, segna la scomparsa di uno dei più originali interpreti del rapporto tra natura, comportamento e identità umana. Zoologo, etologo, divulgatore e artista, Morris è diventato celebre in tutto il mondo grazie al libro La scimmia nuda (1967), un’opera che ha profondamente influenzato il modo di osservare l’uomo nella prospettiva evolutiva.

Con il suo approccio innovativo, Morris ha proposto una lettura dell’essere umano come animale tra gli animali, rompendo schemi culturali e accademici consolidati. Un punto di vista che, ancora oggi, continua a generare riflessioni anche nel dialogo tra scienza, filosofia e visione antropologica.

La “scimmia nuda”: una rivoluzione nel modo di studiare l’uomo

Il successo planetario di La scimmia nuda deriva dalla sua intuizione centrale: osservare l’uomo non come un’eccezione, ma come una specie animale evoluta, caratterizzata da comportamenti che trovano analogie nel mondo dei primati.

Secondo Morris, l’essere umano è “l’unica scimmia senza pelliccia”, ma conserva tratti biologici e comportamentali profondamente radicati nella sua evoluzione. Il libro, tradotto in decine di lingue, ha avuto un enorme impatto culturale, proprio perché affrontava temi come sessualità, socialità e aggressività in chiave scientifica ma accessibile.

Questa prospettiva ha contribuito a diffondere una visione dell’uomo meno idealizzata e più radicata nella natura, aprendo il campo a discipline come l’etologia umana e la sociobiologia.

Tra scienza e divulgazione : un ponte con il grande pubblico

Uno degli aspetti più rilevanti della figura di Morris è stata la capacità di portare la scienza fuori dagli ambienti accademici. Attraverso libri, programmi televisivi e conferenze, ha reso accessibili temi complessi legati al comportamento animale e umano.

Ha lavorato anche come curatore allo Zoo di Londra e condotto programmi come Zoo Time, contribuendo a formare intere generazioni alla curiosità scientifica.

La sua opera si colloca così in una linea di divulgazione che non rinuncia al rigore, ma cerca un linguaggio capace di dialogare con il pubblico. Un elemento che, per certi aspetti, anticipa il metodo oggi adottato da molte piattaforme di comunicazione scientifica.

Un pensiero provocatorio: l’uomo tra natura e cultura

Il lavoro di Morris non è stato privo di critiche. La sua lettura dell’uomo in chiave zoologica è stata talvolta accusata di riduzionismo, per il rischio di spiegare fenomeni complessi solo attraverso la biologia.

Eppure, proprio questa tensione tra natura e cultura rappresenta uno dei punti più fecondi del suo pensiero. Morris ha posto una domanda ancora attuale: quanto del comportamento umano è davvero libero e quanto, invece, è radicato in strutture biologiche ed evolutive?

In questo senso, il suo contributo si inserisce in un dibattito che oggi coinvolge neuroscienze, psicologia evoluzionistica e intelligenza artificiale, soprattutto quando si discute di decisioni, emozioni e comportamento sociale.

Una prospettiva rilevante anche per il dialogo tra scienza e fede

Nel contesto di una riflessione in stile SRM, la figura di Desmond Morris assume un significato particolare. Il suo approccio costringe a confrontarsi con una visione dell’uomo profondamente radicata nella natura, ma non esaurita da essa.

Se da un lato Morris ha insistito sulla continuità tra uomo e animale, dall’altro il dibattito contemporaneo — anche nel dialogo tra scienza e fede — evidenzia come l’essere umano non possa essere ridotto unicamente alla dimensione biologica.

Proprio qui emerge uno spazio di confronto: la scienza descrive i meccanismi e le strutture del comportamento, mentre la riflessione filosofica e teologica interroga il senso, la libertà e la responsabilità.

In questa prospettiva, il lavoro di Morris può essere letto non come una conclusione, ma come una provocazione ancora aperta: comprendere l’uomo richiede uno sguardo integrato, capace di tenere insieme biologia, cultura, coscienza e dimensione spirituale.

L’eredità di Desmond Morris: conoscere l’uomo per comprendere il futuro

Con oltre 90 libri pubblicati e una lunga attività tra scienza, arte e comunicazione, Desmond Morris lascia un’eredità significativa: aver riportato l’attenzione sull’uomo come oggetto di studio scientifico, senza rinunciare alla complessità della sua natura.

La sua “scimmia nuda” continua a interrogare il nostro tempo, soprattutto in un’epoca in cui le tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale pongono nuove domande su cosa significhi essere umani.

In definitiva, la lezione di Morris resta attuale: per comprendere il futuro, occorre prima comprendere l’uomo — nella sua dimensione biologica, sociale e simbolica. E forse, proprio da questo equilibrio tra natura e significato, può nascere un dialogo più maturo tra scienza e visione dell’uomo.

Immagine : Desmond Morris, 1969, foto di Eric Koch per Anefo Nationaal Archief. Licenza CC BY-SA 3.0.

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