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Il cervello che prevede : realtà o costruzione mentale ?

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Tra neuroscienze e filosofia della mente : il paradigma del predictive processing

Negli ultimi anni, alcune delle teorie più influenti nelle neuroscienze cognitive hanno messo in discussione un’idea intuitiva ma forse ingenua: che il cervello sia semplicemente un “ricevitore” passivo della realtà esterna. Studiosi come Karl Friston e Anil Seth propongono invece una visione radicalmente diversa. Il cervello, secondo questo approccio, non si limita a registrare il mondo: lo costruisce attivamente, attraverso un processo continuo di previsione e correzione.

Questo paradigma, noto come predictive processing, si fonda su un’idea semplice quanto potente: percepire significa inferire. Il cervello formula ipotesi su ciò che accade nel mondo e aggiorna queste ipotesi sulla base degli errori di previsione, cioè delle differenze tra ciò che si aspetta e ciò che effettivamente riceve dai sensi.

Il principio di energia libera: ordine nel caos percettivo

Il contributo teorico di Karl Friston è centrale. Il suo “principio di energia libera” suggerisce che il cervello cerca costantemente di minimizzare l’incertezza, riducendo la discrepanza tra le sue previsioni e gli input sensoriali. In altre parole, l’organismo vivente sopravvive mantenendo un equilibrio dinamico tra aspettative interne e stimoli esterni.

Questo processo non riguarda solo la percezione visiva o uditiva, ma coinvolge l’intero organismo, incluse emozioni, azioni e decisioni. Il cervello anticipa continuamente ciò che accadrà e prepara il corpo ad agire di conseguenza. La percezione diventa così un atto attivo, non una semplice registrazione. Vedi l’articolo SRM Karl Friston e il principio dell’energia libera : cervello, informazione e previsione della realtà.

Anil Seth e la “allucinazione controllata”

Su questa linea si colloca anche Anil Seth, che ha reso celebre l’espressione “allucinazione controllata” per descrivere la percezione. Secondo Seth, ciò che vediamo, sentiamo e percepiamo è il risultato di una costruzione interna guidata da modelli predittivi, continuamente aggiornati dall’esperienza.

La realtà, dunque, non ci appare “così com’è”, ma come il miglior compromesso tra aspettative e dati sensoriali. Questo spiega anche fenomeni come le illusioni ottiche o le distorsioni percettive: non sono errori occasionali, ma manifestazioni del funzionamento ordinario del cervello. Vedi l’articolo SRM La coscienza come percezione controllata : la teoria di Anil Seth tra neuroscienze e filosofia della mente.

Realtà, verità e conoscenza: una sfida epistemologica

Questa prospettiva apre interrogativi profondi sul concetto stesso di realtà. Se ciò che percepiamo è una costruzione, possiamo ancora parlare di verità oggettiva? La risposta, in ambito scientifico, tende a essere prudente: il predictive processing non nega l’esistenza di un mondo esterno, ma suggerisce che l’accesso a esso è sempre mediato da modelli interni.

In termini epistemologici, si tratta di un realismo “indiretto” o “mediato”: il mondo esiste, ma lo conosciamo attraverso inferenze. Questo avvicina le neuroscienze contemporanee a tradizioni filosofiche che vanno da Immanuel Kant fino ad alcune correnti fenomenologiche del Novecento.

Libertà e responsabilità: il ruolo del soggetto

Un aspetto particolarmente rilevante, anche per la riflessione SRM, riguarda le implicazioni per la libertà e la responsabilità. Se il cervello anticipa e “costruisce” la realtà, in che misura siamo liberi nelle nostre percezioni e decisioni?

Da un lato, il predictive processing potrebbe sembrare ridurre lo spazio della libertà, enfatizzando il ruolo dei modelli inconsci e delle aspettative apprese. Dall’altro, proprio la capacità di aggiornare le proprie previsioni introduce un elemento dinamico e aperto: l’essere umano non è determinato rigidamente, ma può rivedere i propri schemi interpretativi.

In questo senso, la responsabilità non scompare, ma si sposta: diventa responsabilità di come interpretiamo il mondo, di quali modelli adottiamo, di come reagiamo agli errori di previsione. La libertà si esercita anche nella capacità di correggere le proprie inferenze.

Fede, ragione e costruzione del senso

Nel contesto SRM, questa teoria offre spunti interessanti per il dialogo tra scienza e fede. Se la percezione è inferenza, anche il senso della realtà – inclusa la dimensione spirituale – non può essere ridotto a un dato immediato, ma emerge da un processo interpretativo.

Questo non implica relativismo assoluto, ma piuttosto una visione più complessa della conoscenza umana, in cui ragione, अनुभव (esperienza) e apertura al significato si intrecciano. La fede, in questa prospettiva, non è in contrasto con la razionalità, ma può essere vista come una forma di interpretazione del reale che si confronta con i dati dell’esperienza e li trascende.

Il predictive processing non dissolve la realtà, ma la rende più problematica e affascinante. Il cervello umano non è uno specchio del mondo, ma un sistema dinamico che cerca continuamente di comprenderlo, anticiparlo e interpretarlo.

In questa tensione tra costruzione interna e realtà esterna si gioca una parte decisiva dell’esperienza umana: la ricerca della verità, l’esercizio della libertà e la responsabilità delle nostre scelte. Un terreno in cui neuroscienze, filosofia e teologia possono dialogare, offrendo prospettive complementari su una delle domande più antiche e attuali: che cosa significa davvero “conoscere” il mondo ?

Vedi sul tema pure l’articolo Andy Clark e la mente predittiva : come il cervello costruisce la realtà.

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