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Il cervello crea Dio ? Andrew Newberg tra neuroscienze e spiritualità

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Andrew Newberg : dalle neuroimmagini alle esperienze religiose, cosa accade nel cervello quando l’uomo prega, medita o percepisce il sacro ?

Le ricerche del neuroscienziato Andrew Newberg aprono un dibattito tra scienza e fede: l’esperienza religiosa è solo un prodotto del cervello o una finestra su una realtà trascendente ?

Neuroscienze e religione

Il cervello umano può “creare” Dio? Oppure le esperienze religiose rappresentano una forma di conoscenza che coinvolge il cervello senza esaurirsi in esso? A queste domande ha dedicato gran parte della sua ricerca Andrew Newberg, tra i principali studiosi della cosiddetta neuroteologia, disciplina che indaga i correlati neurali delle esperienze spirituali.

Attraverso tecniche di neuroimaging, Newberg ha osservato cosa accade nel cervello durante la preghiera, la meditazione e stati mistici profondi, cercando di comprendere se esista una base biologica della religiosità.

Cosa succede nel cervello durante l’esperienza spirituale

Gli studi condotti da Newberg mostrano che, durante momenti di intensa concentrazione spirituale, alcune aree del cervello modificano significativamente la loro attività. In particolare:

  • diminuisce l’attività del lobo parietale, associato alla percezione dei confini tra sé e mondo
  • aumenta l’attività delle aree frontali, legate all’attenzione e all’intenzionalità
  • si attivano circuiti emotivi profondi, con sensazioni di pace, unità e significato

Questi cambiamenti neurologici sembrano correlarsi con esperienze descritte come “unione con il tutto”, “presenza del divino” o “trascendenza”.

Il cervello produce la religione o la rende possibile ?

La questione centrale resta però aperta: il fatto che l’esperienza religiosa abbia una base neurologica significa che sia semplicemente un’illusione ? Secondo Newberg, la risposta non è così semplice. Il neuroscienziato invita a distinguere tra correlazione e causa: il cervello è coinvolto nell’esperienza spirituale, ma questo non implica necessariamente che la produca in modo esclusivo.

Come ogni esperienza umana — dall’amore alla percezione estetica — anche quella religiosa si manifesta attraverso il cervello. Ciò non significa che sia riducibile a un mero fenomeno neurochimico.

Neuroteologia : un ponte tra scienza e fede

La ricerca di Newberg si colloca in un territorio di confine tra neuroscienze, filosofia e teologia. La neuroteologia non intende dimostrare l’esistenza o l’inesistenza di Dio, ma analizzare come l’essere umano vive e interpreta il sacro. In questo senso, le neuroscienze possono offrire strumenti preziosi per comprendere:

  • la struttura dell’esperienza religiosa
  • i meccanismi cognitivi e emotivi coinvolti
  • il ruolo della spiritualità nella salute mentale e nel benessere

Allo stesso tempo, queste ricerche sollevano interrogativi profondi sul significato della coscienza e sulla natura della realtà.

Implicazioni per la verità e la conoscenza

Se il cervello partecipa alla costruzione dell’esperienza religiosa, questo vale anche per tutte le altre forme di conoscenza. La percezione della realtà, infatti, è sempre mediata da processi neurali. Da questa prospettiva, la domanda “il cervello crea Dio?” si amplia: il cervello crea anche la realtà che percepiamo?

Le neuroscienze contemporanee, in dialogo con teorie come il predictive processing, suggeriscono che il cervello non si limita a registrare il mondo, ma lo interpreta attivamente, costruendo modelli interni.

Fede, ragione e apertura al mistero

Il contributo di Newberg non chiude il dibattito, ma lo rilancia. Le sue ricerche mostrano che l’esperienza religiosa è radicata nella struttura biologica dell’uomo, senza per questo esaurirsi in essa.

Da un punto di vista epistemologico, questo apre a una possibile integrazione tra scienza e fede: il cervello può essere visto non come un limite, ma come uno strumento attraverso cui l’uomo si apre al trascendente.

La domanda su Dio, in questo contesto, non è eliminata dalla scienza, ma riformulata. Non si tratta solo di capire se Dio esista, ma anche di comprendere come l’uomo è strutturato per cercarlo, percepirlo e interrogarlo.

Oltre la riduzione: una visione integrata

Ridurre l’esperienza religiosa a un fenomeno puramente neurologico rischia di semplificare eccessivamente una realtà complessa. Allo stesso tempo, ignorare il contributo delle neuroscienze significherebbe rinunciare a strumenti fondamentali di comprensione. Il lavoro di Andrew Newberg invita invece a una visione integrata, in cui dati scientifici e riflessione filosofica possano dialogare.

In un’epoca segnata dall’avanzata delle tecnologie e dell’intelligenza artificiale, interrogarsi sul rapporto tra cervello, coscienza e trascendenza significa affrontare una delle questioni più profonde della condizione umana. La domanda resta: il cervello crea Dio, o è Dio che ha creato un cervello capace di cercarlo ?

Immagine elaborata con Intelligenza Artificiale.

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