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Michael Tomasello e l’origine della cooperazione : l’intelligenza nasce anche dalla collaborazione, non solo dal calcolo

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Le ricerche dello psicologo e antropologo statunitense mostrano che ciò che rende unica la specie umana non è soltanto la capacità di ragionare, ma quella di cooperare. Una prospettiva che offre nuove chiavi di lettura anche per l’intelligenza artificiale

Quando si parla di intelligenza si pensa quasi sempre alla capacità di risolvere problemi, effettuare calcoli, memorizzare informazioni o prendere decisioni razionali. È una definizione che si è rafforzata con lo sviluppo dell’informatica e dell’intelligenza artificiale, dove le prestazioni vengono spesso misurate in termini di velocità, accuratezza e potenza di elaborazione.

Eppure esiste un’altra forma di intelligenza, meno appariscente ma forse ancora più decisiva: quella che rende possibile collaborare con gli altri.

Tra gli studiosi che hanno maggiormente approfondito questa dimensione vi è Michael Tomasello, psicologo dello sviluppo e antropologo cognitivo, noto per le sue ricerche sull’origine della cooperazione, del linguaggio e della cognizione sociale. Attraverso studi comparativi tra bambini e primati, Tomasello ha mostrato che il tratto distintivo della specie umana non risiede semplicemente nell’intelligenza individuale, ma nella straordinaria capacità di condividere obiettivi, intenzioni e conoscenze.

Una riflessione che diventa particolarmente significativa nell’epoca dell’intelligenza artificiale.

L’intelligenza condivisa

Per molto tempo si è ritenuto che la superiorità cognitiva dell’uomo derivasse soprattutto da un cervello più grande o da una maggiore capacità logica. Tomasello propone una prospettiva diversa. Secondo le sue ricerche, l’evoluzione umana ha premiato soprattutto la cooperazione.

Gli esseri umani non si limitano a lavorare insieme. Sono capaci di costruire intenzioni condivise, comprendere il punto di vista degli altri, coordinare le proprie azioni e perseguire un obiettivo comune. Questa forma di intenzionalità condivisa rappresenta uno dei fondamenti della cultura umana.

Imparare dagli altri

Uno degli aspetti più originali del pensiero di Tomasello riguarda il modo in cui apprendiamo. Molti animali osservano e imitano. L’essere umano fa qualcosa di più. Apprende perché comprende che un’altra persona desidera trasmettergli qualcosa.

Il bambino non copia semplicemente un gesto. Riconosce l’intenzione educativa dell’adulto. Questa capacità rende possibile l’accumulazione della conoscenza nel corso delle generazioni.

Ogni scoperta scientifica, ogni innovazione tecnologica, ogni opera d’arte nasce infatti da una lunga storia di apprendimenti condivisi. La cultura cresce perché nessuna generazione ricomincia da zero.

Il linguaggio come strumento di cooperazione

Secondo Tomasello anche il linguaggio ha origine dalla collaborazione. Non nasce principalmente per descrivere il mondo, ma per coordinare azioni, condividere informazioni e costruire relazioni.

Parlare significa entrare in uno spazio comune. Ogni conversazione richiede fiducia, attenzione reciproca e disponibilità a comprendere il punto di vista dell’altro.

Il significato delle parole non dipende soltanto dal dizionario. Dipende anche dal contesto, dalla storia condivisa e dall’intenzione comunicativa. È una dimensione che rende il linguaggio umano molto più ricco di una semplice trasmissione di dati.

L’intelligenza artificiale può cooperare?

I moderni sistemi di intelligenza artificiale sono sempre più capaci di collaborare con gli esseri umani. Assistono medici, ricercatori, ingegneri, insegnanti e professionisti in numerosi settori. Possono coordinare informazioni, suggerire strategie e facilitare il lavoro di gruppo.

Ma questa collaborazione è dello stesso tipo descritta da Tomasello? Non completamente. Un algoritmo può condividere dati. Non condivide intenzioni. Può coordinare attività. Non sviluppa responsabilità reciproca. Può simulare una conversazione. Non costruisce una relazione fondata sulla fiducia o sull’impegno morale. La cooperazione umana non consiste soltanto nello svolgere insieme un compito. Consiste nel riconoscersi reciprocamente come persone.

Cultura, fiducia e responsabilità

Le ricerche di Tomasello mostrano che le grandi conquiste dell’umanità sono nate da reti di collaborazione sempre più ampie. La scienza progredisce perché gli studiosi condividono risultati.

Le istituzioni funzionano grazie alla fiducia reciproca. Le comunità crescono attraverso norme, valori e responsabilità condivise. Anche lo sviluppo dell’intelligenza artificiale dipende da questa cooperazione.

Dietro ogni modello esistono migliaia di ricercatori, programmatori, insegnanti, revisori e utilizzatori che contribuiscono, direttamente o indirettamente, al progresso della conoscenza. L’intelligenza, quindi, non è mai soltanto un fatto individuale. È un fenomeno profondamente sociale.

Cooperazione e dignità della persona

Il pensiero di Tomasello richiama anche una questione etica fondamentale. Se la cooperazione costituisce uno dei fondamenti dell’intelligenza umana, allora il valore della persona non può essere misurato esclusivamente attraverso le prestazioni cognitive.

Ogni individuo contribuisce alla costruzione del bene comune attraverso relazioni, fiducia, solidarietà e capacità di collaborare. In questa prospettiva, anche l’intelligenza artificiale dovrebbe essere progettata per rafforzare la cooperazione tra le persone e non per sostituirla o indebolirla.

La tecnologia raggiunge il suo scopo più alto quando favorisce l’incontro, amplia le possibilità di collaborazione e sostiene il lavoro umano senza cancellarne la dimensione relazionale.

Una lezione per l’era dell’intelligenza artificiale

Michael Tomasello ci invita a ripensare il significato stesso dell’intelligenza. Essere intelligenti non significa soltanto risolvere problemi più velocemente. Significa costruire insieme soluzioni che nessuno potrebbe realizzare da solo. È questa capacità di condividere intenzioni, imparare reciprocamente e generare cultura che ha reso possibile lo sviluppo della civiltà.

Nell’era dell’intelligenza artificiale, la vera sfida non consiste nel costruire macchine sempre più potenti, ma nel mettere la tecnologia al servizio di una cooperazione autenticamente umana. Perché il progresso non nasce soltanto dall’accumulo di informazioni, ma dalla capacità delle persone di trasformare la conoscenza condivisa in fiducia, responsabilità e bene comune.

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