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Jakob von Uexkull e i molti mondi degli esseri viventi

Jakob von Uexkull

Esiste un unico mondo percepito nello stesso modo da ogni essere vivente ?

Noi vediamo colori, distinguiamo forme, ascoltiamo suoni, riconosciamo odori e interpretiamo ciò che ci circonda come un insieme di oggetti dotati di significato. Ci sembra naturale pensare che questo sia semplicemente “il mondo”. Ma un’ape, un cane, un pipistrello o una zecca vivono davvero nello stesso mondo nel quale viviamo noi ?

Il biologo e filosofo Jakob von Uexkull trasformò questa domanda apparentemente semplice in una delle intuizioni più profonde della biologia del Novecento. La realtà fisica può essere comune, sosteneva, ma ogni organismo entra in relazione soltanto con una parte di essa, selezionata attraverso i propri sensi, le proprie capacità e le proprie necessità vitali.

Uexküll chiamò questo mondo proprio di ciascun organismo Umwelt, termine tedesco traducibile approssimativamente come “ambiente”, ma che nella sua teoria assume un significato molto più preciso: il mondo così come esiste per un determinato essere vivente.

L’idea conduce a una domanda filosofica ancora attualissima: se specie differenti percepiscono aspetti differenti della realtà, possiamo davvero identificare ciò che percepiamo con ciò che esiste?

Non esiste soltanto l’ambiente

Per comprendere Uexkull bisogna distinguere l’ambiente fisico dall’Umwelt. Possiamo immaginare un prato nel quale siano presenti contemporaneamente una persona, un cane, un’ape e una zecca. Dal nostro punto di vista tutti occupano lo stesso spazio.

Eppure non necessariamente vivono nello stesso mondo percettivo. L’essere umano distingue determinati colori ma non vede direttamente la radiazione ultravioletta. Molti insetti possiedono invece sensibilità a lunghezze d’onda differenti dalle nostre e possono individuare sui fiori strutture per noi invisibili.

Un cane dispone di capacità olfattive enormemente superiori a quelle umane. Dove noi percepiamo semplicemente una strada, l’animale può incontrare una complessa geografia di tracce odorose. Altri animali percepiscono frequenze sonore che non possiamo udire, campi elettrici o proprietà del campo magnetico terrestre.

La conseguenza è sorprendente: ciò che chiamiamo ambiente contiene molto più di ciò che ciascun organismo può percepire. Ogni specie apre, per così dire, una particolare finestra sulla realtà.

La zecca e un mondo ridotto all’essenziale

L’esempio più celebre utilizzato da Uexkull è quello della zecca. Il suo universo percettivo appare estremamente povero se confrontato con quello umano. Eppure contiene precisamente alcuni segnali decisivi per la sua sopravvivenza. Uexkull descrive la femmina della zecca che attende su un ramo il passaggio di un mammifero. Determinati stimoli assumono per lei un’importanza fondamentale: un segnale olfattivo associato ai mammiferi contribuisce ad attivare la risposta; il contatto e il calore aiutano poi l’animale a individuare una zona adatta sulla quale nutrirsi.

Un bosco che per noi contiene alberi, colori, sentieri, canti degli uccelli e centinaia di oggetti differenti può quindi presentarsi alla zecca attraverso pochissimi segnali biologicamente significativi. Non significa necessariamente che il suo mondo sia una versione imperfetta del nostro.

È un altro mondo percettivo, organizzato intorno alle esigenze e alle capacità dell’organismo. Ed è proprio qui che Uexküll compie un passaggio fondamentale: l’organismo non è semplicemente un ricevitore passivo di informazioni provenienti dall’esterno. Percepisce ciò che per esso possiede significato.

Percepire e agire formano un unico circuito

Nella teoria di Uexkull, percezione e azione sono profondamente collegate. L’organismo individua determinati segnali nell’ambiente e reagisce attraverso determinate possibilità operative. Uexküll distingue così un mondo percettivo (Merkwelt) e un mondo operativo (Wirkwelt).

I due aspetti formano un circuito funzionale. L’animale percepisce qualcosa perché quella caratteristica dell’ambiente può avere una relazione con ciò che è in grado di fare; e le sue azioni modificano continuamente il rapporto con ciò che successivamente percepirà.

Questa concezione anticipa alcune idee che diventeranno importanti molto più tardi nelle scienze cognitive. La mente non appare più semplicemente come una macchina che riceve una rappresentazione completa del mondo per poi decidere come agire. Percezione e azione si definiscono reciprocamente.

Decenni dopo, lo psicologo James J. Gibson svilupperà, in un contesto teorico differente, il concetto di affordance: ciò che percepiamo nell’ambiente è strettamente collegato alle possibilità di azione che esso offre a un organismo.

Il mondo umano è soltanto uno dei mondi possibili

L’idea dell’Umwelt mette in discussione una forma spontanea di antropocentrismo. Tendiamo infatti a considerare i nostri sensi come strumenti attraverso i quali osserviamo semplicemente la realtà così com’è. Ma perché dovrebbero esserlo ?

I nostri occhi percepiscono soltanto una piccola porzione dello spettro elettromagnetico. Le nostre orecchie rispondono soltanto a un determinato intervallo di frequenze. Il nostro olfatto seleziona una parte limitata delle molecole presenti nell’ambiente.

La tecnologia ci ha permesso di oltrepassare alcuni di questi confini. Radiotelescopi, microscopi, sensori infrarossi, rivelatori di particelle e strumenti scientifici rendono accessibili fenomeni che nessun essere umano potrebbe percepire direttamente.

La scienza stessa dimostra quindi continuamente che la realtà è più vasta dell’esperienza sensoriale umana. Ciò che vediamo non è necessariamente falso. È incompleto. Significa che ciascuno possiede la propria realtà? Qui bisogna evitare un equivoco.

La teoria di Uexkull non obbliga a concludere che non esista una realtà indipendente dagli organismi e che ciascun essere vivente inventi arbitrariamente il proprio universo. La zecca e l’essere umano possono incontrare lo stesso mammifero. Ma caratteristiche differenti dello stesso oggetto acquistano rilevanza nei rispettivi mondi.

Possiamo allora distinguere tra realtà e accesso alla realtà. L’esistenza di molte Umwelt non implica necessariamente l’esistenza di molte realtà completamente separate. Suggerisce piuttosto che nessun organismo possiede automaticamente un accesso totale a ciò che esiste.

Ogni forma di vita conosce il mondo attraverso una prospettiva determinata dalla propria struttura biologica. La questione diventa allora epistemologica: quanto della realtà possiamo conoscere al di là della nostra particolare finestra percettiva ?

Dalla biologia alla filosofia della conoscenza

Uexkull fu profondamente influenzato dalla filosofia di Immanuel Kant. Kant aveva distinto tra il mondo così come appare attraverso le forme della nostra esperienza e la realtà indipendente dal modo in cui la conosciamo. Uexkull porta, in un certo senso, una domanda simile all’interno della biologia.

Non esiste soltanto il problema di come l’uomo conosca il mondo. Ogni organismo possiede una particolare struttura percettiva attraverso la quale entra in relazione con ciò che lo circonda. La biologia diventa così anche una lezione di umiltà epistemologica. Non siamo osservatori collocati fuori dalla natura. Siamo organismi all’interno della natura e possediamo, come gli altri esseri viventi, apparati percettivi prodotti dalla nostra storia biologica. La ragione e la scienza possono estendere enormemente questi limiti, ma partono comunque da una prospettiva umana.

Che cosa significa comprendere un’altra specie ?

Da questa teoria nasce uno dei problemi più affascinanti dello studio della mente animale. Possiamo descrivere l’ecolocalizzazione di un pipistrello, misurare le frequenze utilizzate e ricostruire matematicamente il funzionamento del sistema. Ma sappiamo che cosa significhi vivere in un mondo organizzato attraverso l’ecolocalizzazione ?

Possiamo studiare la visione ultravioletta di un insetto. Ma possiamo sapere come appaia realmente un fiore a quell’animale ? La scienza può descrivere sempre meglio i meccanismi attraverso i quali altre specie percepiscono l’ambiente. Rimane però una distanza tra conoscere un meccanismo e possedere l’esperienza di un altro organismo. Il problema dell’Umwelt incontra così quello della soggettività.

E un’intelligenza artificiale quale mondo possiede ?

Nel XXI secolo la domanda di Uexküll acquista una dimensione nuova. Un sistema di intelligenza artificiale può ricevere immagini da telecamere, suoni da microfoni, dati provenienti da radar, lidar, sensori termici o altre apparecchiature. In alcuni casi può quindi avere accesso a informazioni che l’essere umano non percepisce direttamente.

Ma questo significa che possiede un’Umwelt ? La questione è tutt’altro che semplice. Per Uexküll il mondo significativo nasce dall’unità tra organismo, percezione e azione. Un essere vivente non raccoglie semplicemente dati: qualcosa assume significato in relazione alla sua forma di vita e alle sue possibilità di agire.

Un robot autonomo può avvicinarsi almeno funzionalmente a questa struttura: seleziona informazioni, identifica ostacoli e opportunità, agisce e riceve nuove informazioni come conseguenza delle proprie azioni.

Rimane però aperta la questione fondamentale: elaborare informazioni equivale ad avere un mondo vissuto ? È la stessa differenza che attraversa molte discussioni contemporanee sull’intelligenza artificiale: simulare efficacemente una funzione cognitiva non dimostra necessariamente l’esistenza di un’esperienza soggettiva.

Un universo, molti mondi

La lezione di Uexkull conserva così tutta la sua forza. Un bosco non è soltanto il bosco che vediamo noi. Per un uccello, un insetto, un cane o una zecca possono emergere proprietà, segnali e significati radicalmente differenti. Eppure tutti questi mondi non sono necessariamente universi separati. Si intersecano continuamente all’interno della stessa realtà fisica.

La conoscenza scientifica permette di confrontare queste prospettive e di scoprire aspetti della natura ai quali i nostri sensi non hanno accesso diretto. Forse proprio qui si trova uno degli insegnamenti più profondi dell’Umwelt. La realtà non coincide con ciò che vediamo. Ciò che vediamo è uno dei modi attraverso i quali un essere vivente entra in relazione con essa.

E riconoscere l’esistenza dei molti mondi percettivi degli esseri viventi non rende la realtà meno conoscibile. Al contrario, ci ricorda quanto possa essere più ricca, complessa e sorprendente della particolare immagine che i nostri sensi ci permettono di costruirne.

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