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Massimiliano Kolbe e i media : fede, stampa e tecnologia nella comunicazione di massa

Massimiliano Kolbe

Molto prima di Internet e dei social network, il francescano Massimiliano Kolbe comprese che le nuove tecnologie stavano cambiando la diffusione delle idee. Costruì un grande centro editoriale, utilizzò la radio e immaginò nuovi strumenti di comunicazione

Una storia che pone una domanda ancora attuale: la tecnologia è soltanto un mezzo oppure modifica anche il modo in cui comunichiamo ?

Massimiliano Kolbe è conosciuto soprattutto per il gesto con il quale ad Auschwitz offrì la propria vita al posto di un altro prigioniero. Esiste però un altro aspetto della sua biografia, meno conosciuto e sorprendentemente moderno: Kolbe fu un grande utilizzatore delle tecnologie della comunicazione del suo tempo.

Stampa industriale, quotidiani, riviste e radio rappresentavano allora strumenti relativamente nuovi per raggiungere pubblici sempre più vasti. Kolbe comprese che la tecnologia non era necessariamente contrapposta alla fede e che gli strumenti più avanzati disponibili nella sua epoca potevano essere utilizzati per comunicare idee a persone che sarebbe stato impossibile incontrare direttamente.

Quasi un secolo dopo, nell’epoca di Internet, dei social network e dell’intelligenza artificiale generativa, la sua esperienza pone una domanda ancora attuale: quando cambia il mezzo attraverso il quale comunichiamo, rimane identico anche il messaggio oppure cambia qualcosa nel nostro modo di pensare e di conoscere?

Il francescano che comprese la comunicazione di massa

Kolbe nacque nel 1894, in un periodo nel quale la comunicazione stava attraversando una trasformazione profonda. La stampa industriale aveva reso possibile produrre giornali e riviste in quantità impensabili nei secoli precedenti, il telegrafo aveva accelerato la circolazione delle informazioni e la radio cominciava a permettere alla stessa voce di raggiungere simultaneamente migliaia e poi milioni di persone.

Kolbe comprese molto presto le possibilità offerte da questo nuovo ambiente. Nel 1922 iniziò a pubblicare in Polonia il mensile “Rycerz Niepokalanej”, il Cavaliere dell’Immacolata, destinato a diventare il principale strumento editoriale della sua attività. Non pensava però alla stampa semplicemente come produzione artigianale di testi religiosi: la sua ambizione era utilizzare le tecniche editoriali più efficienti disponibili per raggiungere un pubblico molto vasto.

Il risultato fu impressionante. Secondo quanto ricordato da Paolo VI durante la beatificazione di Kolbe, il Cavaliere dell’Immacolata raggiunse nel 1938 una tiratura di un milione di copie, numeri che collocano pienamente l’esperienza del francescano all’interno della nascente società della comunicazione di massa.

Niepokalanów, una città costruita anche intorno ai media

Nel 1927 Kolbe fondò vicino a Varsavia Niepokalanów, la “Città dell’Immacolata”. Non era semplicemente un convento, ma divenne progressivamente un grande centro religioso, organizzativo ed editoriale nel quale centinaia di francescani lavoravano anche alla produzione e alla distribuzione delle pubblicazioni.

Le fonti legate all’opera di Kolbe ricordano che la comunità arrivò ad accogliere oltre 700 religiosi, molti dei quali impegnati anche nelle attività di comunicazione. Nel corso degli anni l’attività editoriale si ampliò fino a comprendere diverse pubblicazioni e un quotidiano popolare.

Niepokalanów disponeva inoltre di tecnologie tipografiche avanzate per l’epoca. Le testimonianze descrivono una delle tipografie più moderne della Polonia, dotata di rotative e apparecchiature in parte sviluppate o modificate dagli stessi religiosi. Paolo VI, ricostruendo la biografia di Kolbe nel 1971, arrivò a definire quella realtà, alla vigilia della Seconda guerra mondiale, il più imponente complesso editoriale della Polonia. La fede incontrava così concretamente l’organizzazione industriale della comunicazione.

Dalla carta alla radio

Kolbe non rimase legato esclusivamente alla stampa. Quando la radio cominciò a mostrare le proprie potenzialità come nuovo mezzo di comunicazione di massa, comprese che anche quella tecnologia avrebbe potuto essere utilizzata e a Niepokalanów vennero condotte esperienze di trasmissione radiofonica.

Il passaggio è concettualmente importante. La stampa richiede che il lettore acquisti o riceva un oggetto materiale, sappia leggere e dedichi tempo al testo; la radio introduce invece qualcosa di radicalmente differente, perché la voce attraversa lo spazio e raggiunge simultaneamente persone lontane. La comunicazione non viene più soltanto distribuita materialmente, ma trasmessa.

Kolbe comprese quindi che non era necessario rimanere fedeli a un determinato mezzo per rimanere fedeli a un messaggio. Gli strumenti potevano cambiare, mentre la finalità della comunicazione rimaneva il criterio attraverso il quale valutarli.

Tecnologia e missione

Dalle testimonianze dei collaboratori emerge un Kolbe fortemente interessato al progresso tecnico. Niepokalanów utilizzava macchinari moderni e cercava continuamente di migliorare i processi di produzione e distribuzione; tra i progetti ricordati dalle testimonianze figuravano persino una cartiera e un piccolo aeroporto che avrebbe potuto rendere più rapida la diffusione delle pubblicazioni.

L’interesse si estendeva anche alle nuove possibilità della comunicazione audiovisiva. Sarebbe naturalmente anacronistico trasformare retrospettivamente Kolbe in una sorta di profeta di Internet, ma è significativo riconoscere il principio che guidava il suo atteggiamento: se esisteva un nuovo mezzo capace di raggiungere più persone, quel mezzo meritava di essere compreso e utilizzato. La tecnologia non costituiva il fine della sua attività, ma uno strumento inserito all’interno di una finalità.

Il mezzo è davvero soltanto uno strumento ?

È proprio qui che la storia di Kolbe incontra una delle grandi questioni della teoria contemporanea della comunicazione. Possiamo davvero considerare una tecnologia semplicemente come un canale neutrale attraverso il quale passa un contenuto?

Un libro, una trasmissione radiofonica, un programma televisivo, un post sui social network e una conversazione con un’intelligenza artificiale possono comunicare sostanzialmente la stessa idea, ma non producono necessariamente la stessa esperienza. La stampa favorisce una determinata relazione con il tempo, l’attenzione e l’argomentazione; la radio introduce voce, immediatezza e simultaneità; la televisione aggiunge la centralità dell’immagine.

Internet ha successivamente trasformato il destinatario anche in produttore e distributore di contenuti, mentre i social network hanno inserito il messaggio all’interno di sistemi algoritmici che selezionano ciò che viene mostrato. Con l’intelligenza artificiale generativa si compie un ulteriore passaggio: il mezzo non si limita più a trasportare il messaggio, ma può produrlo, modificarlo, sintetizzarlo e personalizzarlo. La domanda sulla neutralità della tecnologia diventa quindi sempre più difficile da evitare.

Da Kolbe a McLuhan

Più di vent’anni dopo la morte di Kolbe, Marshall McLuhan avrebbe reso celebre l’affermazione secondo cui “il medium è il messaggio”. McLuhan non intendeva semplicemente sostenere che il contenuto fosse irrilevante, ma richiamare l’attenzione sul fatto che ogni tecnologia della comunicazione modifica l’ambiente umano nel quale viene utilizzata.

La scrittura modifica il rapporto con la memoria, la stampa cambia la diffusione della conoscenza, la radio ridefinisce la relazione tra voce e distanza e la televisione accresce il ruolo dell’immagine. Internet ha trasformato la distinzione tra autore e pubblico, mentre gli algoritmi stanno modificando il modo nel quale incontriamo e selezioniamo le informazioni.

Kolbe non elaborò naturalmente una teoria dei media paragonabile a quella di McLuhan. Il suo problema era principalmente pratico e missionario. Eppure la sua esperienza mostra qualcosa di interessante: aveva compreso che una rivoluzione nei mezzi di comunicazione non poteva essere semplicemente ignorata. Per comunicare all’interno della società contemporanea occorreva comprenderne i nuovi strumenti.

Dalla scarsità dei contenuti alla scarsità dell’attenzione

Esiste però una differenza fondamentale tra il mondo mediatico di Kolbe e il nostro. Nel primo Novecento il problema era soprattutto raggiungere le persone: produrre abbastanza copie, distribuirle rapidamente e ampliare il numero dei lettori o degli ascoltatori. Nel XXI secolo, invece, miliardi di messaggi possono raggiungerci praticamente in ogni momento e il problema è diventato soprattutto ottenere e conservare la nostra attenzione.

La scarsità si è quindi spostata. Non mancano più i contenuti, ma ne abbiamo probabilmente troppi; non manca la possibilità di pubblicare, perché quasi chiunque può farlo istantaneamente. Ciò che diventa raro è il tempo necessario per leggere, comprendere, verificare e riflettere. La comunicazione di massa si è trasformata progressivamente in economia dell’attenzione, nella quale piattaforme, media, aziende e singoli autori competono per una risorsa umana necessariamente limitata.

Dagli editori agli algoritmi

C’è un’altra trasformazione che Kolbe difficilmente avrebbe potuto immaginare. Nel sistema editoriale tradizionale qualcuno decideva quali contenuti pubblicare: esistevano direttori, redattori, editori e responsabili della programmazione. Internet ha inizialmente promesso di eliminare molti di questi intermediari e, almeno in parte, lo ha fatto.

Al loro posto, tuttavia, ne sono comparsi altri: gli algoritmi. Quando apriamo un social network non vediamo semplicemente ciò che è stato pubblicato, ma ciò che un sistema automatico ha deciso di mostrarci sulla base di numerosi segnali, dalle nostre precedenti interazioni alla probabilità che un determinato contenuto riesca a mantenere la nostra attenzione.

La tecnologia non controlla necessariamente ciò che possiamo dire, ma contribuisce potentemente a stabilire che cosa diventerà visibile e che cosa rimarrà ai margini. Il problema della comunicazione non riguarda quindi più soltanto la libertà di pubblicare, ma anche i criteri attraverso i quali l’informazione viene selezionata, ordinata e amplificata.

E con l’intelligenza artificiale una nuova discontinuità

L’intelligenza artificiale generativa introduce una discontinuità ulteriore. Per secoli gli strumenti di comunicazione hanno principalmente registrato, riprodotto o distribuito contenuti prodotti dagli esseri umani; oggi le macchine possono generare testi, immagini, voci e video, tradurre istantaneamente un messaggio in molte lingue, sintetizzare documenti e adattare lo stesso contenuto a pubblici differenti.

Se Kolbe cercava di utilizzare le tecnologie più avanzate per moltiplicare la capacità di comunicare, l’IA porta questa possibilità a una scala radicalmente nuova. Proprio per questo, però, aumenta anche la responsabilità: quando produrre contenuti diventa estremamente semplice ed economico, il valore non consiste più semplicemente nella capacità di produrli, ma nell’attendibilità, nella verifica delle fonti, nella qualità, nell’intenzione e nella responsabilità di chi li utilizza.

Tecnologia e verità

È qui che la vicenda di Kolbe può offrire una provocazione interessante al nostro presente. Per lui la tecnologia aveva senso perché era subordinata a qualcosa che considerava più importante della tecnologia stessa. Non utilizzava la stampa semplicemente perché la stampa fosse moderna e non sperimentava la radio soltanto perché rappresentasse una novità: quegli strumenti erano funzionali a una concezione della persona, della fede e della verità che precedeva il mezzo.

Nel mondo digitale il rapporto rischia talvolta di invertirsi. Produciamo perché possiamo produrre, pubblichiamo perché possiamo pubblicare e acceleriamo perché la tecnologia permette di accelerare. Ma la possibilità tecnica di fare qualcosa non risponde alla domanda sul perché dovremmo farlo. La tecnologia aumenta le possibilità dell’uomo, senza determinare automaticamente quali di quelle possibilità siano buone.

Che cosa avrebbe fatto Kolbe con Internet ?

Chiedersi che cosa avrebbe fatto Kolbe con Internet è inevitabilmente speculativo e non può avere una risposta storicamente verificabile. Possiamo però formulare diversamente il problema. Se applichiamo al presente il principio che guidò concretamente la sua attività, emerge un atteggiamento molto lontano sia dal rifiuto della tecnologia sia dalla sua accettazione acritica.

Kolbe studiava i nuovi mezzi perché voleva utilizzarli per una finalità precisa. Questa impostazione rimane sorprendentemente attuale nell’era dei social network e dell’intelligenza artificiale: la domanda non dovrebbe essere soltanto se utilizzare una nuova tecnologia, ma per quale scopo vogliamo utilizzarla, quali valori vogliamo trasmettere attraverso di essa e quali conseguenze può produrre sul nostro modo di comunicare.

Dalla rotativa all’intelligenza artificiale

Tra le rotative di Niepokalanów e un modello di intelligenza artificiale generativa esiste una distanza tecnologica enorme, ma una domanda attraversa entrambe le epoche: che cosa accade quando una nuova tecnologia moltiplica improvvisamente la capacità dell’uomo di comunicare ?

Per Kolbe la risposta fu utilizzare gli strumenti più avanzati della propria epoca senza trasformarli nel fine della propria attività. È forse questa la parte più contemporanea della sua esperienza. Ogni rivoluzione mediatica tende inizialmente a stupirci per ciò che rende possibile; successivamente siamo costretti a domandarci che cosa abbia modificato nel nostro modo di conoscere, comunicare e pensare.

La stampa ha moltiplicato la diffusione delle parole, la radio quella delle voci e la televisione quella delle immagini. Internet ha moltiplicato gli autori e i canali di distribuzione, mentre l’intelligenza artificiale sta moltiplicando la stessa produzione dei contenuti. Una crescita straordinaria delle nostre possibilità comunicative che, tuttavia, lascia aperta la domanda fondamentale: se possiamo comunicare sempre di più, sempre più velocemente e a un numero sempre maggiore di persone, stiamo necessariamente comunicando meglio ?

Leggi la biografia ufficiale di San Massimiliano Kolbe sul sito web del Dicastero delle Cause dei Santi.

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