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Girolamo Cardano, 525 anni dalla nascita : quando scienza e magia abitavano lo stesso mondo

Girolamo Cardano

Nato a Pavia il 24 settembre 1501, fu medico, matematico, filosofo naturale e astrologo

Contribuì alla storia dell’algebra e della probabilità, ma cercò anche risposte negli oroscopi e nelle interpretazioni dei sogni. La sua vita racconta un’epoca nella quale fede, ragione, scienza e credenze che oggi consideriamo estranee al metodo scientifico convivevano ancora nello stesso orizzonte culturale

Medico celebre, matematico, filosofo, astrologo, studioso della natura, giocatore d’azzardo e autore di una delle autobiografie più singolari del Rinascimento. È difficile collocare Girolamo Cardano all’interno di una sola categoria.

Nato a Pavia il 24 settembre 1501, esattamente 525 anni fa, Cardano appartiene a un’epoca nella quale i confini oggi apparentemente evidenti tra scienza, filosofia, religione, astrologia e credenze magiche erano ancora incerti. Nella stessa mente potevano convivere un’intuizione matematica straordinariamente moderna e la convinzione che gli astri potessero fornire indicazioni sul destino degli uomini.

Guardare oggi a queste contraddizioni può essere particolarmente istruttivo. Non soltanto perché permette di comprendere meglio il Rinascimento, ma perché ricorda che la scienza moderna non è apparsa improvvisamente già completa del proprio metodo. È emersa lentamente da un mondo nel quale ragione ed esperienza dovevano ancora imparare a distinguere ciò che poteva essere verificato da ciò che poteva soltanto essere creduto o immaginato.

Un medico che voleva comprendere tutto

Cardano studiò medicina a Pavia e Padova e conseguì il dottorato nel 1525. La sua carriera non fu inizialmente semplice. Il Collegio dei medici di Milano gli negò per anni l’ammissione, anche a causa della sua nascita illegittima e della sua personalità polemica.

La sua reputazione come medico, tuttavia, continuò a crescere. Arrivò a essere considerato uno dei più importanti medici europei del proprio tempo e venne consultato anche da personaggi di primo piano.

Ma la medicina rappresentava soltanto una parte dei suoi interessi. Cardano scrisse di matematica, astronomia, filosofia naturale, meccanica, medicina, musica, sogni, astrologia e religione. Le sue opere enciclopediche mostrano bene quanto fosse differente dal nostro il paesaggio intellettuale del XVI secolo: osservazioni corrette sulla natura potevano trovarsi accanto a speculazioni che oggi collocheremmo nell’ambito della superstizione.

Non era necessariamente percepita una contraddizione. L’universo rinascimentale era ancora pensato come una realtà attraversata da corrispondenze, analogie e significati che lo studioso cercava di decifrare.

L’algebra e l’Ars Magna

È soprattutto nella matematica che Cardano lasciò una traccia destinata a sopravvivere per secoli. Nel 1545 pubblicò l’Ars Magna, uno dei testi fondamentali della storia dell’algebra. Nell’opera comparivano metodi per la soluzione delle equazioni cubiche e quartiche. La vicenda della formula per le equazioni di terzo grado fu accompagnata da una celebre e aspra controversia con Niccolò Tartaglia, che aveva comunicato a Cardano un proprio metodo chiedendogli di non divulgarlo.

Cardano scoprì successivamente che una soluzione era stata individuata precedentemente da Scipione del Ferro e decise di pubblicarla, riconoscendo comunque nell’Ars Magna il contributo dei predecessori. La disputa con Tartaglia sarebbe diventata uno degli episodi più famosi della storia della matematica.

Ma durante quelle ricerche Cardano incontrò anche qualcosa di ancora più sorprendente. I calcoli potevano condurre alla radice quadrata di numeri negativi. Quelle quantità sembravano prive di significato e lo stesso Cardano le considerava estremamente problematiche. Eppure cominciò a manipolarle matematicamente.

Era uno dei primi passi di una lunga storia che avrebbe portato allo sviluppo dei numeri complessi, oggi indispensabili in numerosi settori della matematica, della fisica e dell’ingegneria. Qualcosa che poteva apparire quasi assurdo diventava, attraverso il progressivo sviluppo della ragione matematica, uno strumento per comprendere e descrivere la realtà.

Dal gioco d’azzardo alla probabilità

Esiste un altro aspetto della vita di Cardano che mostra perfettamente la sua personalità contraddittoria. Era un giocatore. Dadi, carte e scacchi furono per anni parte della sua vita, anche nei periodi nei quali il gioco gli serviva per procurarsi il denaro necessario a vivere. Ma proprio osservando il gioco d’azzardo cominciò a interrogarsi matematicamente sulla probabilità degli eventi.

Nel Liber de ludo aleae, il Libro sui giochi d’azzardo, analizzò combinazioni e probabilità legate ai dadi e ai giochi. L’opera, pubblicata soltanto molto tempo dopo la sua morte, è considerata una delle prime importanti esplorazioni della teoria matematica della probabilità.

Ancora una volta emerge una trasformazione fondamentale. Ciò che normalmente veniva affidato alla fortuna poteva essere almeno in parte sottoposto alla ragione matematica. Il caso non scompariva, ma diventava qualcosa che poteva essere studiato. È uno dei grandi passaggi della nascita della scienza moderna: non eliminare l’incertezza, ma imparare a misurarla.

L’astrologo e lo scienziato

Lo stesso uomo capace di questi contributi matematici praticava però seriamente l’astrologia. Cardano elaborava oroscopi, attribuiva significato ai sogni e cercava nelle configurazioni celesti indicazioni sugli eventi umani. Arrivò persino a realizzare un oroscopo di Gesù Cristo, una delle circostanze che contribuirono ai suoi problemi con l’Inquisizione.

Nel 1570 venne incarcerato con l’accusa di eresia. Dopo alcuni mesi fu liberato, ma gli venne impedito di continuare l’insegnamento universitario e furono imposte limitazioni alla pubblicazione delle sue opere. Successivamente si trasferì a Roma, dove la sua situazione cambiò nuovamente: venne accolto nel Collegio dei medici e ricevette una pensione pontificia.

Per comprendere Cardano, tuttavia, sarebbe sbagliato limitarsi a contrapporre lo scienziato razionale all’astrologo superstizioso. Questa distinzione appartiene soprattutto alla nostra epoca. Nel XVI secolo l’astronomia e l’astrologia non erano ancora separate culturalmente come lo sono oggi. Molti studiosi cercavano contemporaneamente di comprendere i movimenti degli astri e di attribuire loro un’influenza sugli eventi terrestri.

La rivoluzione scientifica avrebbe progressivamente cambiato questa situazione, soprattutto attraverso un criterio destinato a diventare fondamentale: non basta che una spiegazione sia affascinante o coerente; deve confrontarsi con l’osservazione e con la possibilità della verifica.

Quando scienza e magia abitavano lo stesso mondo

È proprio qui che Cardano diventa particolarmente interessante per una riflessione sul rapporto tra fede e ragione. Il Rinascimento non fu semplicemente il momento nel quale la ragione moderna si liberò improvvisamente dalla superstizione medievale. Fu un periodo molto più complesso, attraversato contemporaneamente dalla riscoperta dei classici, dallo sviluppo della matematica, dall’osservazione della natura, dalla religione cristiana, dall’astrologia, dall’alchimia, dalla magia naturale e da molte altre tradizioni.

Categorie che oggi separiamo potevano convivere nella stessa biblioteca e persino nello stesso libro. La nascita della scienza moderna avvenne anche attraverso un lungo lavoro di distinzione. Non tutto ciò che veniva attribuito alla natura poteva essere dimostrato. Non ogni corrispondenza era una causa. Non ogni previsione poteva essere considerata conoscenza. Non ogni autorità del passato aveva necessariamente ragione. Il metodo scientifico sarebbe cresciuto proprio attraverso la progressiva elaborazione di strumenti capaci di discriminare tra ipotesi differenti.

Fede e ragione non sono magia e scienza

Questa storia permette anche di evitare un altro equivoco. Il rapporto tra fede e ragione non coincide con quello tra magia e scienza. La fede religiosa pone domande sul significato, sulla relazione dell’uomo con Dio, sul bene e sul destino della persona. La scienza indaga i fenomeni naturali attraverso strumenti propri. Possono esistere territori di dialogo e anche tensioni, ma confondere i diversi livelli produce facilmente errori in entrambe le direzioni.

La magia, invece, pretende spesso di stabilire relazioni causali nel mondo naturale senza sottoporle agli stessi criteri di verifica richiesti dalla ricerca scientifica. La storia di Cardano mostra quanto sia stato lungo il percorso necessario per distinguere questi ambiti. Ed è forse proprio questa capacità di distinguere, senza necessariamente separare tutto, uno dei contributi più importanti della ragione moderna.

Un uomo pieno di contraddizioni

La vita privata di Cardano fu altrettanto tormentata della sua vicenda intellettuale. Conobbe povertà, successo, lutti familiari, processi e prigionia. Suo figlio maggiore Giambattista venne condannato a morte nel 1560 per l’avvelenamento della moglie, un evento che segnò profondamente il padre. Il figlio minore Aldo ebbe a sua volta gravi problemi legati al gioco.

Cardano raccontò molte delle proprie contraddizioni nel De vita propria, una sorprendente autobiografia nella quale descrisse senza particolare indulgenza qualità, difetti, malattie, passioni e ossessioni.

Morì a Roma il 21 settembre 1576, pochi giorni prima del suo settantacinquesimo compleanno. Cinque secoli dopo, molte delle convinzioni che accompagnarono la sua vita appartengono ormai alla storia. Altre intuizioni sono entrate stabilmente nella matematica e nella scienza. Ed è questo contrasto a rendere Cardano così moderno.

La conoscenza non procede perché gli esseri umani diventano improvvisamente immuni dall’errore. Procede perché costruiscono metodi che permettono di riconoscere, correggere e progressivamente superare gli errori.

A 525 anni dalla nascita di Girolamo Cardano, la sua straordinaria figura ricorda così qualcosa di ancora attuale: fede e ragione possono interrogare il mistero dell’esistenza, ma quando formuliamo affermazioni sul funzionamento della natura abbiamo bisogno di un criterio capace di distinguere ciò che immaginiamo da ciò che possiamo dimostrare.

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