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Ricerca e innovazione

Muschio nello spazio : spore resistono nove mesi all’esterno della ISS

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Dimostrata la sorprendente resistenza delle spore di muschio, per nove mesi nel vuoto e alle radiazioni dello spazio. Una nuova frontiera per la botanica spaziale e per le future missioni di colonizzazione extraterrestre

Nel novembre 2025, un risultato sorprendente ha catturato l’attenzione della comunità scientifica: spore di muschio della specie Physcomitrium patens sono sopravvissute per circa 283 giorni attaccate all’esterno della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), in orbita attorno alla Terra. Questo esperimento apre nuove prospettive nel campo dell’astrobiologia, della colonizzazione spaziale e della resistenza della vita in condizioni estreme.

Contesto e obiettivi dell’esperimento

La ricerca è stata condotta da un team guidato dal prof. Tomomichi Fujita dell’Hokkaido University, e pubblicata sulla rivista LiveScience. L’obiettivo era semplice in apparenza ma ambizioso: verificare se una pianta così “modesta” potesse sopravvivere e germinare dopo un’esposizione diretta allo spazio aperto, sotto l’effetto del vuoto, delle radiazioni ultraviolette, delle oscillazioni termiche e della microgravità.

Le spore sono state fissate in appositi contenitori esterni del modulo Kibo della ISS, e lasciate in esposizione per nove mesi prima del rientro sulla Terra. Le aspettative erano basse: molti organismi, anche quelli “resistenti” sulla Terra, non reggono a lungo condizioni spaziali così estreme.

Le osservazioni

Al ritorno sulla Terra, i ricercatori hanno scoperto che oltre l’80 % delle spore sopravviveva alla prova spaziale e che la maggior parte di esse era ancora capace di germinare. In alcuni contesti, le percentuali raggiungevano anche l’86 % rispetto al 97 % dei controlli terrestri. Le spore esposte a radiazione UV completa, al vuoto e a forte escursione termica hanno mostrato degrado nei pigmenti fotosintetici (es. nel clorofilla a) ma ciò non ha impedito la germinazione.

Molti commentatori parlano di un “miracolo biologico”, ma la spiegazione non è magica: queste spore erano in forma essiccata (dormiente), protette da una struttura chiamata sporofito o sporangio, che ha agito come scudo naturale contro le radiazioni UV intense e la disidratazione. La struttura protettiva appare come una strategia evolutiva per la colonizzazione terrestre dei muschi – e ora dimostra anche resilience spaziale.

Perché è importante

Le implicazioni di questo esperimento sono molteplici. Innanzitutto, suggerisce che alcuni organismi terrestri sono molto più resistenti di quanto si pensasse alle condizioni spaziali. Questo apre scenari:

  • Astrobiologia: se spore di muschio possono sopravvivere nello spazio, ciò alimenta la riflessione sulla possibilità di trasferimento della vita tra corpi celesti (ipotesi della panspermia) o creazione di ambienti abitabili.

  • Colonizzazione spaziale: per costruire basi lunari o marziane, occorre considerare piante che possano iniziare a “riparare” o preparare i suoli, generare ossigeno, trattenere acqua. Un muschio resistente può essere un “pioniere verde”.

  • Comprensione dell’evoluzione: il fatto che un organismo così semplice resista al vuoto e alle radiazioni mette in luce la robustezza intrinseca della vita terrestre e offre spunti per studiare i meccanismi di riparazione del DNA, di dormienza e di riattivazione biologica.

Limiti e questioni irrisolte

Non tutto è risolto e gli autori stessi sottolineano i limiti dello studio. Ad esempio:

  • L’esperimento è stato svolto in orbita terrestre bassa (LEO) e rimane protetta in parte dal campo magnetico della Terra; non dà informazioni dirette sulle condizioni più estreme di viaggio interplanetario o sul suolo marziano.

  • Le spore erano in forma di dormienza; non era testata la crescita attiva in condizioni di microgravità o sotto altri parametri alieni come atmosfere diverse o livelli di radiazioni ionizzanti più elevati.

  • Occorre analizzare il DNA dopo rientro per verificare eventuali mutazioni o danni genetici non immediatamente visibili.

Implicazioni future e prospettive

I ricercatori prevedono di proseguire con:

  • Test di esposizione più lunghi (l’attuale modello suggerisce sopravvivenza fino a 15 anni in condizioni analoghe).

  • Esperimenti con piante in stato attivo anziché solo dormiente, per provare la capacità di crescere, fotosintetizzare e riprodursi nello spazio.

  • Valutazioni sull’integrazione di muschi o altre piante precoci in habitat spaziali: uso per ossigeno, contenimento polvere, preparazione del suolo.

Conclusione

L’esperimento delle spore di muschio sulla ISS rappresenta una tappa significativa della ricerca spaziale biologica: non solo perché mostra che la vita terrestre può resistere condizioni estreme, ma perché questa resistenza può essere sfruttata come risorsa per il futuro dell’umanità nello spazio. La botanica e l’astrobiologia si incontrano in un sogno che un tempo era puro fantascienza: utilizzare organismi terrestri per trasformare ambienti alieni, costruire ecosistemi e andare oltre il semplice esplorare.

In un’epoca in cui l’attenzione all’ambiente terrestre e alle nuove frontiere spaziali cresce, queste scoperte ci invitano a riflettere non solo sulla fragilità della vita, ma anche sulla sua incredibile capacità di adattarsi e persistere. Il muschio, piccolo e spesso ignorato, diventa un simbolo della speranza per la vita oltre la Terra, e della necessità di combinare rigore scientifico, visione ecologica e ambizione spaziale.

Immagine elaborata con IA.

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