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Papa Leone XIV : riscoprire la natura tra contemplazione, scienza e responsabilità

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L’omelia del 1 settembre a Castel Gandolfo offre lo spunto per riflettere sul rapporto tra esseri umani e ambiente. Dalle ricerche sul benessere psicologico alla biodiversità, conoscere la natura significa anche comprendere le conseguenze delle nostre scelte

La natura non è soltanto uno scenario da ammirare o una riserva di risorse da utilizzare. È l’insieme dei sistemi viventi e dei processi fisici dai quali dipende anche l’esistenza umana. Tornare a osservarla significa interrogarsi sul nostro posto nel mondo, mettendo in dialogo conoscenza scientifica, esperienza personale e responsabilità.

È una prospettiva che può essere sviluppata a partire dall’omelia pronunciata da Papa Leone XIV il 1° settembre 2026, durante la Messa per la Custodia della Creazione al Borgo Laudato si’, a Castel Gandolfo. Il Pontefice ha invitato a interrompere la frenesia quotidiana e a riscoprire la contemplazione come occasione di incontro con Dio e di rinnovamento del rapporto con l’ambiente.

Ascoltare il mondo, oltre il rumore delle attività umane

L’immagine scelta da Leone XIV è immediata: mettere in «modalità silenziosa» i rumori delle opere umane. Nel contesto dell’omelia, il silenzio permette di ascoltare la creazione e di riconoscervi il Creatore. I riferimenti biblici alla bellezza dei cieli, agli uccelli e ai gigli accompagnano questo invito a uno sguardo meno distratto.

La proposta ha un significato religioso, ma suggerisce anche una domanda accessibile alla ricerca: in che modo l’ambiente nel quale trascorriamo il nostro tempo influenza l’esperienza mentale? La psicologia ambientale e le neuroscienze possono studiare alcuni aspetti di questa relazione, senza per questo esaurire il significato della contemplazione.

È importante mantenere distinti i livelli. Misurare una variazione psicologica o cerebrale non dimostra un’interpretazione teologica; allo stesso modo, l’esperienza spirituale non sostituisce la verifica sperimentale.

Il contatto con la natura e il pensiero ripetitivo

Uno studio pubblicato nel 2015 sui Proceedings of the National Academy of Sciences, coordinato da Gregory Bratman, ha confrontato gli effetti di una passeggiata di 90 minuti in un ambiente naturale con quelli di una passeggiata in un contesto urbano.

Nei partecipanti che avevano camminato nella natura, i ricercatori osservarono una riduzione della ruminazione riferita attraverso questionari, cioè del pensiero ripetitivo rivolto a contenuti negativi su di sé. Rilevarono inoltre una diminuzione di un indicatore di attività nella corteccia prefrontale subgenuale, una regione coinvolta in processi collegati a questo fenomeno. Nel gruppo urbano non emerse lo stesso andamento. Bratman e colleghi, PNAS

Il risultato va interpretato entro i limiti dell’esperimento: un campione limitato di persone sane, un’esposizione breve e specifiche misure prima e dopo la passeggiata. Non dimostra che la natura curi la depressione né che qualunque spazio verde produca gli stessi effetti. Indica piuttosto una relazione meritevole di approfondimento tra caratteristiche dell’ambiente ed esperienza psicologica.

Un ecosistema non è soltanto un bel paesaggio

Il valore della natura, tuttavia, non può essere ridotto al beneficio che una persona ricava da una passeggiata. Un ambiente gradevole alla vista non è necessariamente integro dal punto di vista ecologico, così come un habitat poco spettacolare può avere un ruolo essenziale per numerose specie.

Un ecosistema comprende organismi, acqua, suolo, atmosfera e interazioni. La disponibilità di nutrienti, l’impollinazione, la decomposizione della materia organica e i rapporti alimentari collegano componenti che spesso non notiamo. La biodiversità riguarda questa varietà di forme viventi e comprende differenze genetiche, specie e ambienti.

Il rapporto globale IPBES del 2019 identifica cinque grandi pressioni dirette sulla biodiversità: cambiamenti nell’uso del territorio e del mare, sfruttamento degli organismi, cambiamento climatico, inquinamento e specie aliene invasive. Il documento collega tali pressioni anche a fattori indiretti, tra i quali modelli produttivi, consumi e scelte di governo. IPBES, sintesi del rapporto globale

Custodire un territorio richiede quindi qualcosa di più dell’apprezzamento estetico: osservazioni, monitoraggi, competenze e valutazioni degli effetti degli interventi.

Dalla conoscenza alle decisioni

Qui emerge un problema che riguarda tanto la scienza quanto il dibattito pubblico: conoscere un rischio non significa automaticamente modificare i comportamenti che lo producono. I dati possono descrivere una pressione ambientale e aiutare a confrontare possibili risposte, ma le decisioni coinvolgono anche interessi, priorità e distribuzione dei costi.

Nell’omelia Leone XIV collega la contemplazione alla responsabilità personale e collettiva, chiedendo di riconoscere gli errori e rinnovare l’impegno. Il suo «Non è ancora troppo tardi» esprime un appello morale alla conversione, non una valutazione scientifica dello stato di ogni ecosistema. Testo dell’omelia

Questa distinzione è decisiva. La speranza può motivare l’azione, ma non autorizza a minimizzare un danno. La prudenza scientifica, a sua volta, non implica rassegnazione: permette di individuare obiettivi realistici e di verificare se le misure adottate funzionano.

Ambiente, pace e dignità umana

L’omelia richiama anche il messaggio di Papa Leone per la Giornata del Creato, nel quale la guerra viene descritta come una ferita alle persone, alle comunità e all’ambiente. Leone XIV invita a destinare alla vita e al sostegno dei più vulnerabili le energie impiegate nella distruzione. Messaggio per la Giornata del Creato 2026

Per una riflessione tra scienza e religione, il punto d’incontro non consiste nel confondere i rispettivi linguaggi. Consiste nel riconoscere che comprendere il funzionamento del mondo e interrogarsi sulla responsabilità di abitarlo sono attività differenti, ma entrambe necessarie.

La contemplazione può educare all’attenzione; la ricerca può correggere impressioni e intuizioni; l’etica può interrogare gli scopi delle nostre scelte. Riscoprire la natura significa tenere aperto questo dialogo, senza trasformare la bellezza in un alibi per ignorare i problemi e senza ridurre il mondo vivente a ciò che possiamo immediatamente ricavarne.

Immagine originale elaborata con Intelligenza Artificiale.

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