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Scienza e fede: Sindone e fake news, tra autenticità e falsità

volto sindone

volto sindone

La questione dell’autenticità della Sindone è tra quelle più discusse nell’ambito del confronto tra scienza e fede. Un recente articolo su Il venerdì di Repubblica ha rilanciato l’ipotesi, non dimostrata, che sia un dipinto.

Il 4 maggio scorso a Torino è stata celebrata la memoria liturgica della Sindone, ricorrenza voluta da papa Giulio II nel 1506. Monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino e custode pontificio della Sindone, ha officiato la celebrazione eucaristica. Una celebrazione trasmessa da tv e web ma a cui, a causa della pandemia, non hanno potuto presenziare fedeli.

Pochi giorni prima, il 24 aprile 2020, sulle pagine de Il Venerdì di Repubblica è apparso un articolo dello storico dell’arte Tomaso Montanari, dal titolo La Sindone, quel fake profondamente umano. Montanari, come intuibile dal titolo dell’articolo, ha riproposto l’ipotesi della falsità del sacro telo. Che non sarebbe il telo che avvolse il corpo di Gesù Cristo, ma un dipinto del Medioevo. Per di più realizzato male. Sull’ipotesi pittorica come origine della Sindone in realtà si sono espressi nel tempo diversi studiosi e ricercatori, anche con esperimenti recenti. Senza però arrivare a prove definitive, anzi. Ricordando anche che l’autenticità della Sindone non è questione di fede – i fedeli possono considerarla una icona, o credere nella sua autenticità – ma di scienza.

L’aver esposto nel 1898 la Sindone nell’ambito di una rassegna di arte cristiana, implicitamente ne dimostrerebbe la realtà artistica anziché miracolosa.

Montanari scrive che il 25 maggio del 1898 – domani ricorre l’anniversario – nel Duomo di Torino ci fu una solenne esposizione della Sindone, in coincidenza con l’Esposizione Generale Italiana che si svolgeva nella città in quei giorni. Così, scrive Montanari, accanto all’Esposizione industriale e tecnologica ve ne fu pure una artistica. La conseguenza però fu che “per singolare e istruttiva eterogenesi dei fini, si finiva per affermare nei fatti proprio il contrario di ciò” che si erano prefissi i promotori della mostra. Ovvero, secondo Montanari, la Sindone sarebbe stata mostrata come “uno dei tanti manufatti esposti a Torino in quei giorni.”

Montanari trasforma così quella che potrebbe essere stata una conseguenza concettuale dell’ambito in cui la Sindone era stata esposta, ovvero farla apparire come un’opera artistica, in una ipotetica conseguenza di valore. Come se la Sindone fosse quindi inevitabilmente falsa: ciò che ad oggi non è stato dimostrato in modo definitivo, così come non è stato dimostrato definitivamente nemmeno che sia autentica. Infatti la posizione attuale di Papa Francesco, come del suo predecessore, il Papa Emerito Benedetto XVI, è nel definire prudenzialmente la Sindone come icona del volto di Gesù. E della sua morte, passione e resurrezione.

La falsità della Sindone sarebbe una “incontestabile verità scientifica”.

Ma per Montanari la falsità del sacro telo è invece indiscutibile, e una “incontestabile verità” dimostrata dalla scienza. Ovvero, “la Sindone è un manufatto medioevale francese”. Un dipinto, e anche di “modesta qualità artistica”.  Lo dimostrerebbero i documenti che ne parlano, dei quali non abbiamo tracce anteriori al trecento. La tecnica con cui è stato tessuto il Sacro Telo. E la datazione al radiocarbonio effettuata nel 1988. L’unico elemento a cui si può dare in realtà ad oggi un valore. Ma che alla luce di nuove metodiche attuali di analisi, e di possibili contaminazioni – anche con i precedenti restauri medioevali –  dei campioni utilizzati per la datazione al radiocarbonio nel 1988, non è ad oggi nemmeno incontestabile.

Come non possiamo affermare con certezza scientifica che la Sindone sia autentica, così non possiamo affermare nemmeno che sia falsa, al contrario di ciò che afferma Montanari. Il quale nell’articolo su Il Venerdì riconosce almeno il significato non solo di fede, ma “umano della Sindone”. E considera quindi la recente ostensione solenne avvenute sul web e sui social, in questo tremendo periodo di pandemia, come un evento di “significato non solo religioso, ma profondamente umano. Come se l’umanità di oggi guardasse sé stessa allo specchio: nella “sua eterna sofferenza”, e nella sua “eterna capacitò di amare”.

Pubblichiamo, a mero titolo esemplificativo, alcuni articoli sulle questioni citate in questo articolo, tra cui recenti studi a favore dell’autenticità del sacro telo, e il dibattito sul tentativo di Matteo Borrini e Luigi Garlaschelli di dimostrare che la Sindone sia un falso. Un dibattito che continua, tra fede e scienza.

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