Di Lazzaro: l’autenticità della Sindone, tra sperimentazioni Cicap e nuove ricerche

Torniamo a parlare della Sindone, e della questione della sua eventuale autenticità, con una nuova intervista del nostro direttore Paolo Centofanti al fisico  Paolo Di Lazzaro.

Di Lazzaro, direttore di ricerca dell’Enea e vicedirettore del Centro Internazionale di Sindonologia di Torino, ha in questi giorni pubblicato con alcuni collaboratori su Academia.edu un nuovo articolo scientifico. Nell’articolo Di Lazzaro critica tra l’altro le sperimentazioni Cicap realizzate da Matteo Borrini e Luigi Garlaschelli nel tentativo di dimostrare che il Sacro Telo sarebbe un falso storico. E avanza alcune ipotesi che ne sostengono invece l’autenticità.

Perché uno scienziato può essere interessato a studiare un oggetto di devozione come la Sindone ? Come applica le sue competenze di fisico e la sua particolare specializzazione allo studio della Sindone ?

Dal punto di vista dello scienziato la Sindone è un oggetto antico che merita di essere studiato per diversi motivi: le straordinarie e sfuggenti caratteristiche fisiche e chimiche della doppia immagine impressa sul telo, i meccanismi di percezione delle “altre immagini” che molte persone affermano di vedere – fiori, monete, scritte – , le implicazioni medico legali del percorso e della consistenza dei rivoli di sangue, i contestati documenti che proverebbero l’ esistenza della Sindone prima del Trecento.

Come Fisico, specialista in ottica e interazione tra luce e materia, mi occupo dello studio delle immagini sindoniche, sia quelle corporee sia quelle generate da illusioni ottiche. Inoltre, applico tecniche ottiche e spettroscopiche per ottenere informazioni sulle macchie di sangue e uso le nozioni di matematica e analisi statistica dei dati che fanno parte del bagaglio professionale di ogni Fisico per capire meglio i problemi della radio datazione del lontano 1988 da cui è risultato che il lino della Sindone è stato raccolto in un periodo che va dal 1260 al 1390 d.C.

Nelle conclusioni del suo recente studio, lei afferma che “Contrariamente a ciò che si crede comunemente, la datazione al radiocarbonio non fornisce prove conclusive che la stoffa della Sindone sia medioevale”. Può spiegarcene meglio la ragione ?

I motivi sono molteplici, provo a sintetizzarne alcuni. La misura di radio datazione è composta da due azioni distinte: prima si misurano quanti atomi di C14 sono rimasti nel campione, poi si effettuano complessi calcoli di normalizzazione per tenere conto delle variabili in gioco e degli errori casuali della misura del numero di atomi C14. Sono questi calcoli che trasformano il numero di atomi C14 in età del campione.

Questi calcoli matematici e statistici risentono di alcune ipotesi a priori la cui affidabilità non è sempre controllabile. In particolare, datare un tessuto di cui non si conoscono le condizioni in cui è stato conservato e manipolato comporta un notevole rischio di misurare C14 non originale, ma aggiunto nei secoli da inquinamenti e quindi di ottenere una età sbagliata. Questo rischio, oggi condiviso dagli esperti di datazione, non era ben compreso nel 1988, quando la Sindone fu datata. Inoltre nel 2010 alcune tecniche di matematica statistica hanno confermato la contaminazione dei campioni della Sindone usati per la datazione, e inoltre hanno svelato che uno dei 4 lembi dati ai Laboratori non fu mai datato.

Quest’ultimo fatto è stato tenuto segreto per 22 anni e rivela un comportamento non trasparente e censurabile di almeno uno dei Laboratori che hanno partecipato alla misura di radio datazione. Inoltre, grazie a questa scoperta sappiamo che i risultati del laboratorio di Tucson sono da scartare a priori perché la quantità di lino datata era inferiore al peso minimo – 40 milligrammi di tessuto – per ottenere una datazione affidabile con la tecnologia dell’epoca. Alla luce di queste considerazioni, l’affermazione degli autori della radio datazione della Sindone nel 1988 “Questi risultati forniscono la prova definitiva che la Sindone è medievale” appare azzardata e rivedibile.

Lei già precedentemente aveva portato argomenti che confutavano gli esperimenti di Borrini e Garlaschelli. Ha nuovi elementi o informazioni in merito ?

A pensarci bene, gli esperimenti sul percorso del sangue effettuati da Borrini e Garlaschelli presentano lacune considerevoli dal punto di vista metodologico. Ad esempio, in una trasmissione televisiva e in altri colloqui, Borrini ha replicato alle mie obiezioni dicendo che la forza di gravità determina il percorso del sangue il quale non viene sostanzialmente modificato dalla superficie su cui scorre, sia essa liscia come quella di un manichino o irregolare come quella della pelle di un uomo pieno di ferite ed ematomi da tortura e percosse, come nel caso dell’uomo della Sindone.

E’ ovvio che questa semplificazione non è corretta. Basti pensare al percorso di un fiume: l’acqua dalla sorgente è spinta dalla forza di gravità verso il mare, ma se nel suo percorso incontra un rilievo, una collina, l’acqua devia dal percorso, curva e aggira il rilievo. Lo stesso accade al sangue che esce dalla ferita ed è spinto dalla forza di gravità verso il basso, ma se la colatura incontra una tumefazione o una crosta di sporcizia il sangue devia dal percorso e gira intorno al rigonfiamento. Di conseguenza, simulare il percorso di una colatura di sangue sulla pelle di un uomo con ematomi, ferite multiple, sudore, sporcizia, usando un manichino di plastica o la pelle di un volontario in salute e pulito è un tentativo ingenuo che non ha la minima possibilità di riprodurre il percorso del sangue del modello che vorrebbe simulare.

Può darci un commento, con i limiti delle poche informazioni disponibili, sullo studio del professor Jackson e collaboratori, o preferisce rimandare a quando si avranno maggiori informazioni ?

Uno scienziato serio non commenta un esperimento senza un rapporto ufficiale, un articolo scientifico da cui poter valutare la correttezza delle premesse, dell’esecuzione e delle conclusioni. Per commentare, bisogna leggere l’articolo che ancora non è stato pubblicato. Dalle informazioni in mio possesso, l’attesa per la pubblicazione dovrebbe essere breve.

Quali sono dal suo punto di vista le questioni che non sono state sufficientemente considerate – per ragioni tecniche, istituzionali, o per altre ragioni – nella ricerca sulla Sindone ?

Una premessa. Nonostante i numerosi e intensi lavori di ricerca del secolo scorso, ad oggi sappiamo poco della Sindone. Ancora non conosciamo un meccanismo in grado di creare un’immagine corporea con caratteristiche simili a livello microscopico e non sappiamo con certezza l’età del telo. Uno dei motivi della scarsa conoscenza o “ignoranza” è che le ricerche si sono fermate allo STuRP nel 1978 e alla controversa misura di radio datazione del 1988. In pratica da oltre 31 anni non si effettuano misure sulla Sindone, ad eccezione di quelle di routine per controllare che il contrasto dell’immagine rimanga inalterato e che i parametri della teca dove è conservata la Sindone siano nei limiti previsti.

Per tornare alla sua domanda, tutte le questioni scientifiche –nessuna esclusa– dovrebbero essere riconsiderate in una nuova stagione di misure non invasive e non a contatto, effettuate con procedure e strumenti più avanzati rispetto a quelli disponibili nel 1978 e 1988. Queste misure potrebbero far compiere un salto in avanti nella comprensione della formazione dell’immagine corporea. Inoltre, una stima migliore dell’età del telo potrebbe essere ottenuta datando i fili carbonizzati che sono stati rimossi dal telo durante il restauro del 2002.

Quale potrebbe essere una questione che potrebbe portare ad una scoperta decisiva ?

Nella Scienza non esistono scoperte decisive, men che mai definitive. Tutte le scoperte, i nuovi risultati sono passi avanti verso la “Verità” – ammesso che esista – , ma sono soggetti ad essere smentiti o confermati da studi e scoperte successive. La Scienza funziona come una serie di risultati che spesso confermano precedenti scoperte, e a volte le smentiscono. Per questi motivi la Scienza richiede umiltà da parte di chi realizza esperimenti e pensa di aver ottenuto un nuovo trovato: ogni risultato è nuovo “al meglio della nostra conoscenza” ed è corretto “sino a prova contraria”. In questo senso, la frase cui accennavo in precedenza sulla presunta “prova definitiva che la Sindone è medievale” appare antiscientifica e contraria all’etica della Scienza.

Come uomo e come scienziato, quale opinione ha della Sindone ?

Come scienziato mi sembra evidente che la Sindone è un oggetto che rifugge dalle facili spiegazioni, dalle scorciatoie, dalle affermazioni categoriche: per questo il suo studio è affascinante e in un certo senso educa all’umiltà cui accennavo precedentemente. Come uomo, mi trovo a mio agio con una chiosa del mio amico Barrie Schwortz: “La Sindone non è qui per rispondere alle nostre domande, ma per farci delle domande.” Un concetto sintetico, elegante e veritiero.

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