Scienza e fede: Sgreccia, come informare correttamente su temi etici

L’etica come incontro tra scienza e fede, e l’etica dell’informazione.

Per ricordare il Cardinale Sgreccia, scomparso il 5 giugno scorso, ho voluto pubblicare questa intervista che mi aveva accordato tempo fa. Un incontro breve, in cui il cardinale aveva accettato di parlare di correttezza dell’informazione giornalistica, in particolare su questioni così delicate come i temi etici e bioetici. Questioni in cui non interviene solo la scienza, ma in cui spesso hanno un ruolo preponderante la propria fede, i propri valori morali, e per un laico non credente le proprie opinioni e ideologie.

Dal suo punto di vista, dove è necessario intervenire per informare e comunicare in modo corretto sui temi etici, e bioetici in particolare ?

La comunicazione al grande pubblico e una corretta comunicazione sono essenziali per l’orientamento etico.
Perché si tratta prima di tutto di capire come stanno le cose dal punto di vista dei risultati della scienza, e quindi su un piano scientifico descrittivo, sperimentale. E questo esige uno sforzo perché il linguaggio della scienza è un linguaggio specialistico, quindi bisogna darne una versione rispettosa, veritiera, ma al tempo stesso accessibile.

Poi occorre rendersi conto del significato che ha la portata di una scoperta scientifica sulla nostra vita.
Per esempio la proposta della fecondazione artificiale. Che cosa vuol dire per l’uomo, per la donna, per i due sposi, per il figlio che nasce da fecondazione artificiale ? Questo è frutto di un ragionamento che penetra all’interno dell’uomo e interroga. Qual’è il significato di un figlio che viene “prodotto” in una provetta o in un laboratorio, o viene addirittura congelato, di fronte all’amore paterno e all’amore materno ? Cosa c’entrano l’amore materno e l’amore paterno in una tecnologia ? Viene devastato questo amore, viene annullato ?

Bisogna fare uno sforzo oggi per far capire che queste realtà che il laboratorio presenta come una cosa tecnica e semplice, quando si applicano all’uomo hanno delle ripercussioni enormi.  Penetrano nella loro intimità, penetrano nella dignità della persona. E quindi stabiliscono del disordine tra amore, vita, tra amore genitoriale e nascituro. Tutto questo è uno sforzo che i media ci devono aiutare a fare per rendere percepibile l’impatto umano delle biotecnologie.  Quindi anche l’aspetto etico poi, il giudizio etico, che può apparire delle volte rigoroso, quello della Chiesa, perché non si misura tutta la grandezza dell’uomo che c’è di mezzo, che viene compresa.

Quali sono i punti critici dell’informazione giornalistica, vista in modo laico e in modo cattolico ?

Credo che la carenza che si nota più spesso è la tentazione di passare dalla descrizione del fatto a un giudizio che si basa più sull’emozione, istintivo: “questa è la procreazione artificiale, che ve ne pare ? “Ci vuole di mezzo il passaggio antropologico. Che peso ha sulla dignità dell’uomo, sulla dignità della madre, sulla dignità del padre, sul rapporto di amore paterno e materno ? Quindi si salta spesso. E i media sono i più veloci nel saltare, perché si basano sull’immagine, quindi presentano l’immagine e poi interrogano subito sulle conclusioni. Ed è difficile che si trovi una trasmissione dove si consenta di andare a fondo, di esplorare anche il peso umano di tutto questo.

L’intervista è stata realizzata a margine della Stoq Conference 2007: Ontogeny and Human Life.

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