Dallo spazio, la prima “fotografia” di un buco nero

Non si tratta in realtà di una vera e propria fotografia, ma di una immagine elaborata partendo dai dati del network internazionale di radiotelescopi Event Horizon Telescope – EHT.

Questa rete di radiotelescopi ha consentito di elaborare questa immagine storica, finora senza precedenti, come ha spiegato anche Paul Hertz, direttore della divisione astrofisica della Nasa a Washington, definendolo “un risultato straordinario”. “Anni fa – ha affermato Hertz – abbiamo pensato che avremmo dovuto costruire un telescopio spaziale molto grande per l’immagine di un buco nero. Portando i radiotelescopi in tutto il mondo a lavorare in concerto come uno strumento, il network EHT ha invece ottenuto questo obiettivo, in anticipo di decenni “.

EHT blackhole

Come si può osservare, non è il buco nero ad essere visibile, ma le emissioni di gas ad altissime temperature che lo circondano. L’immagine, realizzata grazie ad otto radiotelescopi, mostra l’ombra del buco nero supermassiccio situato al  centro della galassia ellittica Messier 87 – M87. Il buco nero, ad una distanza approssimativa di 55 milioni di anni luce dal nostro pianeta, ha una massa di circa 6,5 miliardi di volte la massa del nostro Sole. Immagine: credits Event Horizon Telescope collaboration et al.

Le attività di rilevazione sono state coordinate dalla Nasa e dal gruppo di lavoro Multiwavelength dell’EHT. Per gli Stati Uniti, collabora al progetto EHT anche la National Science Foundation. Le immagini aiutano gli scienziati a capire alcune caratteristiche dei buchi neri, confermando le ipotesi precedenti, come quelle avanzate da Albert Einstein. Sul tema vedi pure Times: provata teoria dei buchi neri di Hawking, Nobel sempre più probabile.

Questioni e interrogativi che l’astrofisica deve ancora da risolvere.

Molti gli interrogativi ancora irrisolti, tra cui la fine dell’energia emessa dai corpi celesti che vengono assorbiti dal buco nero. O la ragione “per cui le particelle ottengono un così grande impulso di energia intorno ai buchi neri, formando getti drammatici che si sollevano dai poli dei buchi neri quasi alla velocità della luce”. Come spiega il sito ufficiale dell’agenzia spaziale statunitense, hanno partecipato a queste rilevazioni l’Osservatorio a raggi X Chandra della Nasa, i telescopi spettroscopici nucleari NuSTAR, il telescopio spaziale Neil Gehrels Swift Observatory, e il telescopio spaziale a raggi gamma Fermi della Nasa, che monitorava anche “i cambiamenti nella luce dei raggi gamma da M87 durante le osservazioni EHT.”

Joey Neilsen, astronomo della Villanova University in Pennsylvania, ha coordinato per EHT le analisi di Chandra e NuSTAR. Neilsen ha spiegato che “i raggi X ci aiutano a collegare ciò che accade alle particelle vicino all’orizzonte degli eventi con quello che possiamo misurare con i nostri telescopi”. Nelle due immagini successive, realizzate dal Chandra Xray Observatory, è possibile vedere due ingrandimenti del centro della galassia M87. Credits NASA CXC – Villanova University – J. Neilsen.

Chandra xray NASA CXC Villanova University J. Neilsen

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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